Antefatto, ovvero epitaffio di un cane sciolto

Lascia un commento

28 agosto 2012 di thesurvivaldiaries

Ho scoperto solo ora questo blog. Scusate se mi faccio vivo così tardi. Vivo…che ironia. Sto per morire, ve lo dico subito così non vi verrà in mente nè di venire a cercarmi nè di ripercorrere i miei passi. Leggo dai vostri scritti che esiste una “Zona Libera di Venezia”. Buon per voi, spero sia sicura. Io non lo sapevo, l’ho scoperto mezz’ora fa, per cui anche prima di capire che sto per morire non sarei potuto venire da voi in ogni modo, dato che attualmente mi trovo a circa 2100 km da casa mia. Sono nato a Padova nel 1982, ho vissuto tutta la mia vita lì, ed ora, dopo trent’anni esatti, mi trovo a crepare a Peraleda de San Roman, nel cuore dell’Extremadura, in Spagna. Tutto ‘sto casino per ritrovare le persone che amo, e finisco col crepare solo come un cane in una terra straniera…e questa è un’altra cosa ironica, un’altra delle molte. Comunque sono quasi contento: questo è un buon posto per morire. Il paesaggio è qualcosa di meraviglioso, sgombro e solenne, il cielo è azzurro come il mare, le cicale cantano di continuo, il sole scalda meravigliosamente e si vede da lontano quando qualcuno si avvicina alla “finca”. Sono contento di poter tirare l’ultimo respiro qui. L’odore dell’erba secca e il fruscìo delle fronde di quercia mi cullerà mentre attraverserò il confine da cui tutti noi abbiamo cercato di stare più lontano possibile negli ultimi mesi. Oramai non mi resta più niente. I miei amici sono morti…il mio cane, morto…mio padre e mia madre, andati, assieme a tutta la mia famiglia. La mia Negra l’ho lasciata in un fosso da qualche parte in Francia. Fratelli non ne avevo, quindi, almeno, non ho dovuto vederli morire, ma chi di voi mi abbia incontrato nella vita, se ce n’è qualcuno che legge queste parole, sa che ho amato come fratelli tutti quelli a cui ho voluto bene, per cui non credo di aver sofferto meno di altri. Ieri pomeriggio ho sfondato il cranio della donna che amo. Dico amo perchè la amo ancora, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, con tutto quello che resta del mio corpo che adesso piglia il volo. Non sono religioso, quindi non credo che la rivedrò più, ma almeno non mi resta molto tempo per struggermi nel suo ricordo. Tra poco tutto sarà uno sconfinato, imperscrutabile, silenzioso, misterioso spazio nero. Sono cambiato in questi ultimi mesi. Non avrei mai pensato in vita mia di spaccare tante teste. L’odore dolciastro della carne putrefatta ormai fa parte di me, ha intriso i miei vestiti ed è entrato nella mia vita…le mosche, le larve, il sangue secco e putrefatto, quei piccoli schizzi rosacei che ti si azzeccano alla camicia quando uccidi qualcuno sono diventati fedeli compagni di viaggio in questa mia ultima frazione d’esistenza. Durante il mio lungo viaggio ho provato a contare gli zombie che facevo fuori. Subito dopo aver passato il confine fra Italia e Francia ero a quota trecentonovantacinque…poi, a Nizza, ho perso il conto. Il mio sguardo si è spento, velato di una disperazione e di una rassegnazione che non dovrebbero mai balenare sul viso di un uomo o di una donna che abbia ancora un briciolo di speranza, ma la verità è che nel profondo del mio fegato sapevo che di speranza non ce n’era più. E’ stato il cuore a spingermi avanti per tutti questi chilometri, solo il cuore. Una volta arrivato, il mio cuore è scoppiato assieme al cranio della mia bellissima bambina, che oramai era bluastra e rugosa, puzzolente, irriconoscibile. Aveva il labbro superiore strappato fino al naso, i denti scoperti, un occhio fracassato e sanguinolento, dalla cui carne macilenta filtravano vermi biancastri e sudici, le mancava un braccio, il destro, e trascinava una molliccia gamba rotta sotto al ginocchio…povero amore mio, deve aver lottato molto prima di soccombere.
E’ stata Sara a uccidermi. Tecnicamente almeno. La verità è che, forse, mi sono suicidato. Mentre lo facevo sapevo che sarebbe andata così.
Tanto comunque non cambia una sega. Il caricatore è vuoto: ho fatto fuori tutti gli zombie che potevo prima di salire a Guzmanillo, ma c’è ancora una cartuccia nel mio otturatore. Ho inciso una croce con il pugnale sul piombo del proiettile, così quando toccherà l’osso si frammenterà in quattro pezzi che mi faranno esplodere il cranio…tanto per andare sul sicuro. Appena avrò postato tutto quello che devo postare per voi, mi ficcherò la canna in bocca e tirerò il grilletto. Fine. Non starei bene in mezzo agli zombie spagnoli…non parlo la loro lingua.
Mentre voi andavate verso Venezia io sono andato nella direzione opposta. L’ho fatto per ragioni personali che non riguardano la sicurezza o la speranza, anzi…sono ragioni che non vi riguardano né in spazio né in riga, anche se ve ne metterò a parte, ma non pensate di poter leggere di un posto più sicuro, di un’isola felice dove non è successo niente, perchè, ve lo dico fin d’ora, da Venezia al confine con il Portogallo non ce ne sono. Tutto mi lascia ritenere che nemmeno più a ovest, più a nord, più a sud o più a est ce ne siano, quindi restate dove siete e fate del vostro meglio per costruirvi un rifugio o difendere quello che già avete. Venendo allo scopo di questo mio intervento, intendo postare su queste pagine tutto quello che ho scritto sul mio wall di facebook da marzo a questa parte per confrontarmi con i miei amici e con quelli a cui volevo bene, nella speranza che qualcuno, da qualche parte, fosse vivo e necessitasse del mio aiuto o potesse darne a me. Ho fallito, questo è sicuro, e rimarrà l’unico rimpianto a rimbalzare nel mio cervello prima che esploda, ma se mi porterò qualcosa nell’aldilà, se esiste, sarà la consapevolezza di averci almeno provato, di non essermi arreso, di aver rinunciato a sopravvivere per vivere. Quello che rende la mia esperienza degna di nota sono tutte le cose che ho visto, che ho imparato in questo mio lungo viaggio durato cinque mesi, quindi non snobbate queste mie pagine. Leggetele con interesse e coscienza, perchè di cose strane, buone e cattive, ne ho viste parecchie per le strade d’Europa, cose che potranno esservi utili. So che tutti voi avete passato l’inferno, so che non ne potete più e so che l’unica cosa che cercate è una via d’uscita, e che di sentire il resoconto di un pazzo che ha attraversato mezzo continente riempiendo i suoi occhi con ettolitri di sangue rancido non avete voglia, ma se leggerete di quello che ho passato forse capirete qualcosa che ancora non sapete. Per me, purtroppo, è troppo tardi. Avessi letto i vostri post prima, forse non avrei fatto tutte le cazzate che ho fatto, e ora avreste un combattente in più, un paio di braccia valide ad aiutarvi, morto dentro, sì, ma vivo fuori.
Ho preferito essere morto fuori ma vivo dentro. Ho percorso la mia strada, e vi chiedo perdono.
Spero che quello che ho da dire possa esservi d’aiuto. Buona fortuna a tutti.

RC

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

eBook – Stagione 1

Promo

BlogItalia - La directory italiana dei blog
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: