Trip dall’oltremorte

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24 agosto 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Francesco Pasquale]

Ho finito il mio lavoro. Ho scaricato un po’ di immagini di Mestre e ne ho studiato la piantina segnando i punti già esplorati. Con un po’ di logica, non essendoci più vivi per strada, almeno da quel che sappiamo, gli zombi prima o dopo usciranno allo scoperto per sfamarsi. Li attenderemo.

Abbiamo già perlustrato il centro.

  • Piazza Barche: ZONA VERDE
  • Corso del Popolo: ZONA VERDE
  • Piazza Ferretto: ZONA ROSSA
  • Viale San Marco: ZONA VERDE
  • Via Forte Marghera: ZONA ARANCIONE
  • Stazione FS: ZONA ARANCIONE

Per spiegarvi i codici che adottiamo: VERDE significa scappare da un numero di 0 a un numero di 5 zombi; ARANCIONE da un numero di 5 in su; ROSSA be’, lasciamo stare…

Abbiamo lasciato delle tracce in strada con della vernice spray. È un percorso sicuro per raggiungere il nostro “covo”. Parte dalla stazione e arriva a noi passando per corso del Popolo. Di via Cappuccina non ci fidiamo ancora. Speriamo che qualche sopravissuto lo segua.

Mentre vi sto scrivendo di là, l’Uomo Sugo, cerca di ottenere un qualcosa di diverso dalla solita pasta al tonno con quello che c’ha. Il Bardo è giù a mettere a posto le barricate. Gli altri due fuori a cercare un negozio d’armi. Io sono in camera mia, quella che divido col Bardo.

Prima ho aperto la cassettiera che ho a fianco. Me n’ero dimenticato, c’avevo ancora un ciocchetto di fumo. È quello che ho comprato da uno spaccino la notte di Capodanno. Non sono un cannaiolo accanito, infatti se ne stava ancora lì. Ho pensato che una pausetta non mi avrebbe fatto proprio male. Forse mi sbagliavo. Avevo ancora le mie cartine lunghe e qualche sigaretta recuperata due giorni fa.

Ho cacciato con iTunes una playlist a caso. La mitica Skin Flint suonata dai Symarip. Puro reggae di strada. Niente storielle rastafagiane su Babilonia e Jah, solo rude boys incazzati per le vie di Kingston. Me l’hanno chiamata insomma.

Al primo tiro già mi partiva un piccolo svarione. Niente di che. Intanto la pressione sanguigna cominciava a prendere i tempi in levare di Josh Roberts e Frank Pitter. Era le quattro di pomeriggio, e tutto andava bene. Finché non finì il pezzo.

Non c’avevo pensato. Due botte sulla gran cassa e un basso ultradistorto. Con gli occhi fuori dalle orbite mi partono i Lightning Bolt. 2 Morro Morro Land: La terra del doma domani.

Neanche due secondi di musica e mi vedo il mondo del futuro. Gli zombi hanno istituito una loro società. Vedo gente verdognola uscire di casa in completo scuro e ventiquattrore prendere i mezzi pubblici. Massaie zombi al supermercato farsi tagliare due etti prosciutto crudo… d’uomo. Macellai in camice bianco rancurare dalle vetrine cosce umane, lingue, cervelli. Occhi come olive in bicchieri di spritz in mano a giovani non-morti in un locale del centro. Zombi-barboni chiedere un euro per strada. Zombi-operai chiedere la cassa integrazione. TV trasmettere pornografia zombi dopo mezzanotte. Pornografia dove peni in putrefazione si fanno spompinare da lingue melmose. Studenti non-vivi a lezioni di professori non-morti. Politici in putrefazione far comizi. Poi ci siamo noi uomini. In fila per il macello. In gregge negli allevamenti a brucare insalata. E poi ci sono io. Incatenato in riga su un palco improvvisato ad un mercato di piazza. Uno zombi ben vestito mi tasta e studia la mia dentatura. Conclude l’affare e mi trascina fino a casa sua. Mi tiene in un recinto, e mi nutre degli avanzi del suo cibo: grigliata di cinese. M’ingozza per bene. Poi un giorno, mentre sto consumando il mio ennesimo pasto, mi chiama. Alzo la testa. Guardo nella canna di una pistola.

Porca troia. Mi ripiglio. No no no, queste cose no! Non sta bene. Sto qui, in questo buco, cerco di sopravvivere, e mi faccio ammazzare in un trip. Fanculo!

Una cosa è decisa: niente canne in un’apocalisse zombi.

[…]

Ecco. Sono appena tornati l’Indio e l’Uomo Lupo. Niente negozio d’armi. È un problema. Dovremo fare un’altra spedizione domani. Meglio che mi ripassi qualche paragrafo del compagno Marighella.

Lunga vita alla resistenza dei vivi!

F. “Moretto”

P. S.: Non avere più notizie da Venezia mi mette in serio allarme. Spero che le comunicazioni riaprano. Intanto la puzza chimica qui a Mestre permane.

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