Valceresio web

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8 agosto 2012 di thesurvivaldiaries

Sinceramente quando è successo tutto questo casino del cazzo internet è stata l’ultma cosa a cui ho pensato. A dire il vero è stata anche l’ultima delle cose di cui ho sentito la mancanza. Se penso che solo qualche mese fa la mia vita era internet… quasi mi faccio schifo.
Mi chiamo Luca, facevo lo sviluppatore web e vi sto scrivendo dalla Valceresio, a uno sputo dal confine svizzero.
Mi sembra una cosa da pazzi che qualcuno si sia messo a tirare su questo portale per i sopravvisuti mentre scoppiava tutto il macello. A dirla tutta mi sembra da pazzi che esista ancora internet! Soprattutto in questo posto tra le montagne dove i cellulari facevano fatica a prendere già quando non c’erano dei cazzo di mangia cervella a infestare le strade.
Ho scoperto del funzionamento di internet per puro caso l’altro giorno, mentre cercavamo di passare il tempo giocando alla playstation. Per sbaglio sono entrato nella modalità multiplayer online di MW3 e ho visto che non mi ha rimbalzato. Domenico, uno degli altri sciagurati che si sono rifugiati in questo paesino dimenticato da dio, non si è accorto di niente fortunatamente. Stava sonnecchiando sul divano aspettando la mia morte per prendere il joystick (stiamo cercando di finire la campagna singleplayer in modalità leggenda, mica cazzi).
Non so bene il perchè, ma non mi va che gli altri sappiano che internet funziona ancora.
Preferisco che comincino a dimenticarsi della loro vita precedente e che inizino ad abituarsi all’idea che ora la loro vita sarà incentrata sulla sopravvivenza. So che può sembrare un discorso ipocrita detto da uno che sta scrivendo su un blog (e che gioca a Call Of Duty alla playstation) mentre l’apocalisse è in atto , ma non me ne frega un cazzo perchè credo che questo sia il modo migliore per riuscire a sopravvivere!
Non è che io sia stato eletto a capo tribù o a governatore di questa ridente cittadina sulle montagne varesine (sottolineerei l’eufemismo del definire montagne degli ammassi di terra e alberi che non superano il 900 metri slm), ma sinceramente ne sento la responsabilità.
Quando è scoppiato il casino, giù a Milano regnava il caos. C’era gente che assediava le scuole e gli ospedali dove, secondo facebook e twitter, l’esercito e la protezione civile stavano allestendo dei rifugi sicuri. Arrivavano intere orge di gente dalle periferie, ma non mancava certo la gente che come me invece cercava di scappare. Non mi sono mai fidato delle persone in generale, quindi figuratevi se andavo a chiudermi in un bunker con altre centinaia di persone che da un momento all’altro magari gli gira male e ti mangiano la faccia. Col cazzo!
I miei avevano questa casetta in Valceresio, in un paesino con una sola strada di accesso e praticamente circondato dai boschi. Non ho perso tempo, ho raccolto la mia ragazza e sua sorella che stavano ancora piangendo sul cadavere della madre (un bel colpo in testa con la pistola d’ordinanza del padre, ottimo lavoro Laura, le lezioni di tuo padre al poligono da piccola sono tornate utili) e siamo corsi alla carrozzeria del mio vecchio.
Voi direte che sono stato un cinico egoista di merda ma sinceramente non mi sono preoccupato molto dei miei cari. Mi sono limitato a fare un giro di telefonate mentre guidavo. Li ho avvertiti sul mio piano nella maniera più veloce e concisa. Non mi sono sbattuto per andare a recuperare qualcuno, non mi sono neppure preoccupato di stare a sentire ragioni o preoccupazioni: “Io tra un paio di ore parto e mi levo dal cazzo, se volete salvarvi venite in carrozzeria e vi porto con me”, punto.
Sapevo che il vecchio era abbastanza furbo da essersi barricato in carrozzeria. Ha cercato subito di convincermi che la carrozzeria era un posto sicuro: Porte blindate, sbarre alle finestre, una quantità impressionante di oggetti facilmente utilizzabili come armi, ma non mi sarei fatto chiudere neppure in un bunker antiatomico.
Ho caricato sul carro attrezzi qualche attrezzo e qualche provvista e l’ho sistemato davanti al portone, pronto a partire. Avevo pensato che il verriccello e il vecchio motore tritasassi del Leoncino del ‘72 riparato dietro al parabufali sarebbero tornati utili. Col senno di poi posso tranquillamente dire che è stata una pensata geniale.
Mia madre ha cercato anche di polemizzare sul fatto che non avessi la patente C. Ho provato soltanto un gran compassione per lei.
Mi sto accorgendo che mentre scrivo mi comincia a scendere una lacrima dietro l’altra. E’ la prima volta che piango. E’ anche la prima volta che mi apro con qualcuno dopo la fuga da Milano. Gli altri hanno bisogno dell’esempio, non gli serve un altro pignucolone. Fanculo a voi e al vostro portale del cazzo dei sopravvisuti anonimi!

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