Il tempo delle domande

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31 luglio 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Gherardo Del Lungo]

Mi dispiace per Claudia. Tantissimo.
La vedo qui davanti, ferma su una sedia, e penso a quando era più vivace, parlava, e aveva quasi sempre una parola buona per chiunque.  Una volta, chissà quanto tempo è passato, mi urlò dalla finestra di tornare in casa a riprendere il cellulare: l’avevo lasciato da qualche parte, mi sa.
Adesso di sicuro alla finestra non ci arriva, neanche se la sollevo. Ci posso arrivare io, solo per vedere che in strada non c’è nessuno. Ogni tanto qualche essere che cammina in modo disordinato, ma non è come me. Non è come noi.
Se non fosse successo tutto questo casino, avrei avuto dei punti di riferimento. Beninteso, sarei stato un sacco di tempo a farmi domande: perché, perché a me, perché a lei, perché tutto questo eccetera. Davanti a una persona inferma (che termine interessante, “inferma”: rende tutto più normale) ti fai un sacco di domande. Va bene, succede: una delle persone più importanti che hai, proprio lei, è ridotta all’immobilità. Ci sono un sacco di malattie, ci sono un sacco di guai. Un giorno Claudia ti chiede se puoi aprirle un barattolo di Nutella, il giorno dopo è inchiodata a una sedia, e qualche medico ti consiglia di tenerla davanti a te, di farle compagnia finché non… Finché non.
Vi assicuro comunque che il tempo delle domande passerebbe. Che tu creda in Dio, nella biologia, nei cattivi dei fumetti o nelle bollette. Quando hai un sacco di tempo per le domande, alla fine non ci fai più caso. Decidi se consumarti per sempre su una specie di fottuta teologia oppure abituarti alla situazione.
E io mi ero abituato. Non senza effetti collaterali, beninteso: Claudia è quasi sempre davanti a me, i suoi lineamenti sono quelli di un morto, non si muove se non di qualche millimetro. Ho ricominciato a fumare, adesso che ho veramente poco da fare finisco le stecche che mi sono rimaste, una dietro l’altra. Tipo cinquanta al giorno. Ah, e berrei, anche, se potessi. Mi è rimasto del Biancosarti e poco di più nella mia dispensa. Nella dispensa di Claudia, a essere precisi. È lei la padrona di casa. Io sono quello che le sta dietro. Anzi, davanti: ogni giorno mi sveglio, mangio qualcosa, poi mi pianto delle ore a fissare quegli occhi aperti a mezz’asta, senza vita. È meglio della televisione. Soprattutto perché il televisore non funziona da tempo.
Chissà, magari uno di quelli nella sua vita passata faceva l’antennista. Anche se fosse, difficilmente lo convincerei a salire sul tetto del condominio. Non ci si parla con loro. Sono un po’ più diretti di noi. E hanno un sacco di appetito, mentre io non ho quasi mai fame.
Il problema è proprio questo. Quando è successo tutto il guaio, dopo i proclami, gli allarmi, i morti, le sirene, dopo il sangue sparso praticamente per strada, per me tutto è cambiato.
Niente di ché, mi sento anche stupido a scriverlo, ma è cambiata, come dire, la prospettiva. Preferirei esprimerlo in modo più esterno, come un quiz: “Se la persona X è più di là che di qua, ma non è morta, cosa fai?”. Beh, facile: niente, come sto facendo io. L’ultimo dottore vivo che ho ascoltato mi ha consigliato di attendere l’inevitabile, in fondo. Però è proprio questo che mi tormenta. Se accade, se Claudia mi lascia, cosa succede?
Devo piangere? No, ho già pianto abbastanza per questo.
Forse devo essere contento perché è una liberazione. La sua situazione non è veramente ‘vita’, quindi probabilmente se ne va in un posto migliore. O peggiore. Comunque sia, lei  esce da questo stato. Sì, forse dovrei essere felice, ha più senso.
E se invece diventa uno di quelli, o quelle? Se le palpebre mezze aperte si chiudessero, alla fine, solo per aprirsi poco dopo, con quello sguardo inumano?
Beh, almeno si alzerebbe dalla sedia. E mi distruggerebbe. Ma magari lo farebbe baciandomi, e io saprei che Dio, oppure qualche cattivo dei fumetti, avrebbe esaudito le mie preghiere. Forse sarebbe il modo migliore di andarmene.
A volte, lo ammetto, prego per qualcosa del genere. E ogni giorno posso constatare che non succede mai.

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2 thoughts on “Il tempo delle domande

  1. Luigi del santo (muto) ha detto:

    commovente, bello… vero.

  2. RE JOSé ha detto:

    pezzo splendido… tra i migliori… non pensiamo mai a chi non avrà chance…

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