La Scelta

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28 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Siamo passati lentamente davanti al petrolchimico, muti testimoni dello sfacelo che si sta abbattendo in questa civiltà morente. L’ambiente, spettrale e silenzioso, racconta di questa lenta agonia che ci ostianimo a vivere.
Venezia, con le vostre descizioni di una vita che nonostante tutto sembra voler proseguire, sembra una meta veramente lontana.
Ho messo il motore al minimo ed ho proseguito verso il ponte della libertà dove, forse per la prima volta, mi sono reso conto della portata dell’apocalisse che ci ha colpiti.
Un enorme serpente nero, fatto di corpi silenziosi, si snoda dalla terra ferma fino alle porte della città.I non morti premono, accatastati l’uno contro l’altro, contro una enorme barriera nera sovrastata dai militari. È uno spettacolo difficile da descrivere, una cosa che lascia senza fiato.
Dietro di loro, il sole rosso del tramonto sembra volerli innondare di sangue.
Per un attimo ho provato pena per quegli esseri. Assomigliano a famiglie pronte per il week end domenicale. Nel mezzo del serpentone ho visto anche bambini. Sono schiacciati, calpestati dai più grandi. Alcuni sembrano presi quasi per mano dai genitori. Sono sporchi, con gli sguardi spenti eppure danno l’impressione di essere alla ricerca di qualcosa.
Marta mi ha chiesto di descriverle quello che vedo, ma dubito di essere riuscito nell’impresa e, forse, è meglio così. Meglio non veda la fine del nostro mondo.
Marta è buffa. Indossa un paio di occhiali da sole trovati nella sala ristorante e appartenuti a chissà chi. In una breve ispezione abbiamo scoperto pure che la stiva è piena di generi alimentari di ogni tipo.
Costeggiando il ponte della libertà ci siamo diretti verso il Tronchetto per attraccare e ricongiungerci finalmente a tutti voi ma, giunti a circa cinquecento metri dall’approdo ci siamo incagliati. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto sono andato a controllare a poppa, c’era qualcosa che ci bloccava, forse rottami.  Motori indietro tutta e nel giro di qualche minuto eravamo nuovamente liberi.
Ho guardato Venezia alle prime luci della sera. Ho guardato il ponte della libertà. Ho guardato Marta giocare con il gatto.
Ho pensato a tutto quello che stava accadendo e alla fine ho preso una decisione.

Ora siamo fermi al largo, e della costa non rimangono che puntini di luce sfuocati. Il burchiello ondeggia silenzioso, mentre io e la mia nuova amica stiamo mangiando a lume di candela con il vento ad accarezzarci i capelli.
Marta ha scelto, come le avevo chiesto di fare.
Ha scelto di sfidare la sorte e rimanere a bordo. Potrebbe peggiorare, come guarire.
In ogni caso saremo lontani da quello che ho visto e, se proprio dovremo morire, almeno moriremo sereni.
Il segnale della connessione è al limite e non ho idea di quanto gasolio abbia questo barcone.
Spero avremo modo di vederci e di stringerci la mano, prima o poi.
Grazie della compagnia che mi avete tenuto fin’ora e vedete di non arrendervi mai.
Ragazzi, ciao a tutti.
Passo e chiudo.
Carlo Callegari
28 giugno 2012
(da qualche parte al largo di Venezia, verso il mare aperto)

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