Nerdomachia

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27 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Avete presente di quando vi parlavo del mio AT Field tutto bucato? Ecco. Adesso non è bucato: è stato proprio demolito pezzo per pezzo. In più so di avere un lettore un più. Un grande figlio di puttana. So che ci sei: parlo proprio a te, Guile. Non so dove sei, non so cosa succederà ma se scampo da questa situazione ti ammazzo, sempre che riesca a trattenere gli altri dall’ammazzarti prima.

Calma, Alienone, calma.
Mi fa male dappertutto. Non posso neppure parlare perché ho la mascella che mi fa un male cane. Michele e Blubberella, l’infermiera, mi han detto che non è rotta: che ho solo preso una bella saccagnata, come diremmo dalle mie parti. Riesco a camminare senza zoppicare adesso ma credo siano stati i due Patrol e i due Voltadvance che  la sovracitata Blubberella mi ha dato qualche minuto fa. ‘Dato’ non è la parola giusta. Diciamo che glieli ho strappati perchè l’oppio lo teniamo solo per le situazioni serie. Però Rita credo che abbia un debole per me. Sì, la voglio chiamare per nome d’ora in poi, non l’infermiera Blubberella ma Rita Pettenati. Una stronza, una di quelle che ha visto così tanti rompicoglioni nella sua vita e in questo periodo che al confronto io sono un principiante. Una di quelle che ha smesso di sognare il principe azzurro prima della pubertà e ha capito che era meglio farsi i cazzi suoi e leggere i romanzi Harmony. Una brava persona con un cuore così, alla fine.
Le ho detto che dovevo scrivere. Gliel’ho detto come se fosse questione di vita o di morte. Scrivere tutto, il più presto possibile e poi andare sulla Barriera con Elisa e Michele.
Rita deve aver letto qualcosa nei miei occhi e mi ha fatto prendere il cocktailone antidolorifico che prendevo quando ero a letto con la lombosciatalgia. Oppio e Diclofenac: non fatelo a casa, se ne avete ancora una.
Alla ricetta mancano solo gli Hentai ma quella è roba solo per me. E anche per te, figlio di puttana, credo. Scommetto che sei uno di quelli che si è fatto spedire i DVD originali di Bible Black e li tieni ancora nel cellophane.

Cazzo. Devo fare presto. L’oppio sta facendo il suo effetto. Sono appena stato cinque minuti a fissare un piccione fuori dalla finestra. La mascella non fa più male. Bene. Ma anche male perché non posso perdermi. Dio sa quanto mi andrebbe di tornare giù in giardino a San Seba a continuare il trip. C’è una tipa veramente carina, lì. Non carina di quelle che ti giri a guardare ma di quelle che piacciono a me, coi capelli corti scuri e gli occhi chiari. Una di quelle che magari se ci provi non ti mandano a cagare ma ti sorridono anche.
Porco zio, l’oppio. Mi fa sragionare. Focus, Alienone, Focus. Ieri notte, parla di ieri notte che non c’è tempo per la figa.

Ieri notte allora. Festa, festone, festin bueo (sempre come diciamo noi). Avevo persino fatto i volantini, nel tempo libero fra una ronda alla Barriera e l’altra. Il survived party. Una festa molto particolare a cui sono stati invitati tutti: molti amici, molti militari e no, Panino non c’era. Luogo della festa: Santa Marghe. Prima che i comitati cittadini di Venezia, che ho sempre immaginato come ragni centenari imbozzolati con l’addome pulsante e una bava verdastra che scende dalla bocca decidessero che Venezia dovesse chiudere tutta verso mezzanotte e i giovani dovessero sloggiare, Campo Santa Margherita era una festa ogni sera. C’è voluta un apocalisse perché le cose tornassero a funzionare a quel modo. Ieri notte infatti la festa era proprio come l’avevo immaginata. Uomini, donne, bambini: gente con la chitarra, con i djembe. Anche militari cazzo. Ho visto un rastamanno insegnare a usare i cosi in fiamme (cazzo, non mi ricordo il nome: devil-qualcosa, boh), le torce infuocate insomma, ad un lagunare che sulla Barriera canta sempre faccetta nera. Una visione che ti scalda il cuore. In particolare lo scaldava a me che avevo già più di un quarto di tequila in corpo. La mia vecchia amica, la Señora. La Tequila. Per voi che avete ancora il fegato di un bambino: sappiate che la Tequila non è una bevanda, è un po’ di lucidità che se ne va ad ogni colpo. E se non stai attento potrebbe andarsene qualcosa d’altro, di molto più prezioso. Mi ricordo una volta a Benidorm…

Focus cazzo, focus Alienone o qui non ne esci più.

La festa. Tutti felici. Tutti allegri. Tutti bevuti. Persino i ragazzi ACR. Mi ricordo di aver fatto persino pace col tizio a cui ho tirato un pugno qualche tempo fa. Gli ho detto che ero incazzato, che non ce l’avevo con lui. Lui mi ha perdonato ma poi ha cominciato a parlarmi di Dio e la Madonna e io ho annuito due o tre volte e poi, aprofittando di una sua distrazione, sono tornato a Santa Tequila da Tijuana. C’erano Elisa e Michele alla festa ieri e li ho conosciuti meglio. Secondo me sono dei grandi. Mi hanno raccontato meglio quello che è successo coi Favaretto. Avevano poco tempo per scrivere ma cazzo, l’hanno fatto. Non so se avrei avuto quella freddezza, pur essendo un fottuto grafomane. Elisa poi ha la mia stessa mania: cita Aliens a memoria. E’ capace di creare intere frasi solo con frasi dal film. E’ troppo troppa, insomma. Lo scrivo perché mi devo far perdonare di una frase che ho detto ieri, dopo che le avevo prese da tutte le parti.

Vaneggio ancora. Festa. Stava andando tutto bene quando un prete sale sul pozzetto in mezzo a Santa Marghe e comincia a concionare. Cita la Bibbia: l’apocalisse, la resurrezione dei morti. D’un tratto non è più una festa. I ragazzi ACR gli si raccolgono intorno, persino qualche militare. Il prete dice che dobbiamo pentirci, dobbiamo smetterla di gozzovigliare e cominciare a pregare l’Unico Vero Dio. Aveva una voce stentorea e due occhi da matto ma ci sapeva fare con le parole, lo riconosco. Cazzo, aveva cominciato quasi quasi a convincere pure me. Quasi quasi beeing the keyowords here
Merda, sto diventando Fenoglio.
Il prete non la smetteva più. Era bravo, cazzo e l’alcol gli ha dato la forza che conosco bene. La forza che poi ti chiede un prezzo terribile la mattina dopo.
Ci ha convinto a recitare un padre nostro e vi giuro, anche se nello scorso post l’ho recitato alla mia maniera, quasi quasi mi veniva da seguire con le labbra la preghiera. La mia coerenza agnostica se n’era andata con la mia decenza e il mio senso dell’equilibrio.
Poi è arrivato Guile. Il figlio di puttana che spero stia leggendo queste parole. Il figlio di puttana che si è letto tutti i nostri post finora. Un crawler del cazzo. E’ arrivato dinoccolato con una tuta argentata dell’Atari e un capellino su cui era disegnato il tizio del meme di Challenge Accepted. Si vedeva che stonava con tutto il resto. Ma si è visto ancora di più quando ha tirato giù di forza il prete dal pozzetto, gli ha preso un braccio e gliel’ha spezzato. Così, davanti a quasi un centinaio d’occhi. “Persino Homer Simpson ha dimostrato che Dio non esiste e tu mi vieni a tirare fuori queste stronzate?” Ha detto Guile al prete. Io al tempo non sapevo che si chiamava così. Per me allora era solo l’uomo Atari.
L’uomo Atari era pazzo. Tanto pazzo. E veloce come una trottola.
Gli si sono avvicinati due militari e Atari non ha fatto una piega. Li ha rotti come grissini, cazzo. Sei forte figlio di puttana. Sei un Bruce Lee del cazzo, questo lo devo ammettere. Ma voglio vedere cosa fai quando ti vengo a scovare con un bazooka.
L’uomo Atari ci ha detto poche e semplici parole. Ci ha mostrato una boccetta, si è assicurato che tutti la vedessimo bene. “Questo è il Dio che fa risorgere i morti, teste di cazzo.”
Mi è venuto in mente il post di Carlo C. La pianta. La droga.
Poi si è aperto la giacca della tuta. Ziocane, aveva un’intera bandoliera piena di fialette di quella roba.
“Siete dei niubbi del cazzo.” Ha continuato. “Per fortuna che state per crepare tutti. Ha-ha!”
Quell’Ha-Ha lo sento ancora adesso. E’ la tua firma, Guile del cazzo. Ogni cattivo ha una risata e tu sei il mio cattivo d’ora in poi.
Un gruppo di militari finalmente si è scosso. La serata era arrivata a buon punto prima che il prete salisse sul pozzetto e a loro discolpa dico che l’alcol li aveva parecchio rallentati. L’uomo Atari ha detto una cosa tipo: “Oh, we have some badasses here!” Con una finta espressione stupita ed è partito a razzo. I militari gli hanno tenuto dietro, incespicando un po’. Non so cosa mi è preso ma sono partito all’inseguimento anch’io. Santa tequila mi aveva regalato uno di quei momenti di superlucidità e supervelocità.
Ci siamo messi a inseguirlo per le calli abbandonate di Venezia, fino alla Toletta. Io ho tenuto botta per un po’. Poi Santa Tequila non mi ha più protetto e mi sono appoggiato ad un muro ansante.
Ho guardato alla mia destra e l’ho visto, in lontananza. Era lui che si voleva far vedere. Voleva farsi vedere solo da me. Con le forze che rimanevano gli sono andato contro. Non fossi stato ubriaco non l’avrei mai fatto, vi giuro.
Atari si era adattato al mio passo. Camminava all’indietro, guardandomi e sorridendo. I suoi occhi erano coperti dall’ombra della tesa del berretto Challenge Accepted.
L’ho seguito fino ad una calletta che porta alle zattere e poi l’ho perso di nuovo di vista. Di nuovo, mi ci sono fiondato dietro, fino alle Zattere, fino al Canale della Giudecca. Mi sa che avresti sorpreso anche un militare addestrato, quindi non sentirti tanto orgoglioso di avermi steso in due mosse, Guile.
Due colpi. Non ho neppure visto con cosa li hai portati. Con i pugni o con i calci o con la testa. Ho solo visto tutto rosso per un lungo attimo e poi ho sentito qualcosa che mi esplodeva nella coscia.

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