Gooood Mooooorning Zona Libera di Veneziaaaaaa!

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25 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Da quando Giulio e io facciamo parte delle Forze Aeree della Zona Libera di Venezia, o FAZLV, o volendo Quei Due Tizi Nuovi Che Sono Arrivati Con Gli Aerei, ci hanno messo giù a lavorare secco. Hanno bisogno di carburante e il nostro lavoro è trovarlo. Prima facevano la spola alla raffineria di Marghera con l’elicottero con autoctoni che sapevano come i macchinari funzionavano, ma la zona negli ultimi giorni è diventata instabile e anche da qui si vedono diversi pennacchi di fumo nero alzarsi. Per di più hanno finito il Jet Fuel A1, il carburante degli elicotteri, quindi sono stati spinti nella rimessa in attesa di vacche più grasse. Sperando che dette vacche piscino A1.

Da qualche giorno ormai ci svegliamo nel dormitorio, facciamo colazione con un caffè e poi andiamo a recuperare la nostra scorta militare alla caserma.
Anche se li vedo tutti i giorni continuo a non ricordarmi come si chiamano. Il mio, un sergente dei lagunari, serio e taciturno, lo chiamo Hicks, quello di Giulio, un soldato semplice dell’esercito che canta in continuazione le canzoni di Caparezza, lo chiamiamo Caporale Rezza, o Caporezza. Insieme andiamo con il mio idrovolante al Lido dove recuperiamo l’aereo di Giulio, poi, con Hicks nel mio drago anfibio e Caporezza sul trabiccolo di Giulio, partiamo verso la costa adriatica a cercare benzinai. Sempre più trabiccolo l’aereo di Giulio adesso che gli hanno smontato la portiera destra in maniera che il Caporale Rezza possa sporgersi fuori a sparare.
Ormai abbiamo messo su una procedura affidabile. Seguiamo in volo le spiagge e appena vediamo un distributore io e Hicks ammariamo e andiamo a controllare mentre Giulio e Caporezza ci fanno copertura dall’alto. Se il ditributore ha ancora carburante, riempiamo qualche tanica di verde e gasolio, segnamo i livelli e poi ripartiamo.
Mi sembra di essere Robert Downey Jr. in Air America, ma senza la giungla e la gente che ti spara addosso.
Stamattina siamo partiti prima del solito, per recuperare il pomeriggio che mi sono preso ieri per accompagnare Elisa in giro a cercare i suoi.
Ho chiesto a Giulio di ricordarmi fin dove eravamo arrivati ieri e lui, dopo aver controllato la carta, mi risponde Lido delle Nazioni.
“Quindi cominciamo con Lido di Pomposa oggi. Sai, c’ero andato da ragazzo. Avevo giusto preso la patente. Praticamente la prima vacanza da solo con la mia macchina.”
“Sono fiero di te.” brontola Hicks. Taccio.
Voliamo bassi e io non posso fare a meno di cantare, come ogni mattina, la melodia della cavalcata delle valchirie, finché Hicks non mi volge Lo Sguardo. Taccio.
Appena su Pomposa scorgiamo un Agip a pochi metri della spiaggia. Chiamo Giulio alla radio e glielo indico e comincio a scendere verso il mare. È calmo oggi, praticamente piatto, quindi nessun problema ad ammarare. Giulio nel frattempo infila tutti i flap e, a giusto un paio di nodi sopra lo stallo, comincia a girare sopra l’obbiettivo tenendoci informati su possibili movimenti.
“Il primo bottino della giornata.” dico io mentre lo scafo dell’idrovolante tocca l’acqua e comincio a invertire il passo dell’elica.
“Dovevi dirlo per forza? Non pensi porti un po’ iella?”
“Forza Chube, fatti una cazzo di risata!” Lo Sguardo. Taccio.
Gettiamo l’ancora a pochi metri dalla riva e guadiamo fino alla spiaggia. Hicks in tuta mimetica, fucile mitragliatore e un atteggiamento aggressivo, io in camicia hawaiana, pantaloncini con pistola e atteggiamento sciabattante. Raggiungiamo il distributore con tubi, pompe a manovella e taniche, e mentre Hicks fa da vedetta io comincio a sondare le cisterne.
Sto riempiendo la seconda tanica di verde, quando sentiamo la radio gracchiare e la voce di Caporezza:
“Zulu. Da Nord. Sei o sette. Vengono verso di voi. Lanciamo il Tifoso.”
Il Tifoso è lo stesso trucco che avevo usato sul Lago di Como per liberarmi degli zombie quando mi avevano circondato: una tromba da stadio.
Sentiamo la tromba circa duecento metri a Nord e io comincio a recuperare il tubo dalla cisterna mentre Hicks copre l’area con il fucile.
“Il Tifoso non ha funzionato, continuano verso di voi. 100 metri in avvicinamento. Vi conviene muovervi.”
Non ce lo facciamo dire due volte. Raccattiamo la roba e a passo veloce ci dirigiamo verso l’aereo. Sentiamo il mitragliatore di Caporezza aprire il fuoco a raffiche di tre colpi e mentre io lancio la roba nel cockpit anche Hicks fa partire qualche colpo. Salto nell’abitacolo e avvio il motore. L’idrovolante beccheggia un po’ quando sale anche Hicks trascinandosi dietro l’ancora.
“Andiamo, ci sono quasi addosso.”
Do potenza e metto il muso controvento.
La radio continua a gracchiare e sentiamo Giulio che probabilmente non si rende conto che sta premendo il pulsante della trasmissione, i colpi esplosi dal Caporale Rezza fanno da contrappunto alle parole:
“Rimettiti la cintura! Cazzo! Non ti sporgere così, ci sbilanci troppo!”
Raggiungo la velocità di rotazione e tiro il volantino, siamo in volo.
“Smettila Capo, Cristo!” Ancora i colpi. Siamo a una quota di un centinaio di metri quando dall’aereo di Giulio vediamo cadere una figura in tuta mimetica.
“Merda! Merda! Merda!” grida Giulio e a quel punto si rende conto che sta schiacciando il pulsante della radio.
“È caduto! Caporezza è caduto. Si è sporto troppo, c’è stato un vuoto ed è caduto.”
“Lo vedi ancora? Può essersi salvato?” gli chiedo quando finalmente rilascia il pulsante della trasmissione.
“No. Decisamente morto. Si è spiaccicato a testa in giù. È andato. Decisamente andato.”
“Che coglione.” dice Hicks.
“Torniamo alla base.”
Quando arriviamo, Giulio è scosso. Si sente in colpa. Gli dico che non è colpa sua. Non poteva farci niente. Mi dispiace vederlo così, ma sembra che le mie parole non abbiano effetto.
Poi arriva Hicks. Gli mette una mano sulla spalla e gli dice “Era un coglione. Andiamo a berci qualcosa.”
Hicks mi fa un saluto con la testa mentre lo porta verso la mensa dei militari.

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