Bad to the Bones

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24 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

E’ successo. Quello che tutti temevamo è successo: il carcere non è pulito e l’abbiamo scoperto nel peggiore dei modi. Pensavo di aver già toccato il fondo e mi illudevo di attraversare quest’Apocalisse senza tète-a-tète di alcun tipo ma mi sbagliavo, ci sbagliavamo tutti.
Ma andiamo con ordine così mi calmo anche un po’. La tastiera è bagnata dal sudore copioso delle mie mani e della mia fronte, la puzza di morto putrefatto è amplificata dal maledetto scirocco che soffia da giorni e ci rende tutti molto più nervosi. Sono scoppiate delle risse e allora il medico ha deciso di improvvisare un open bar chimico in infermeria. Molti stanno fatti di psicofarmaci, salendo così un gradino verso la scala che porta allo zombismo. Strategie, tutto sommato.

Oggi un ragazzo è salito dalla seconda sezione. E’ Abdel, un rifugiato politico dell’ex-Rwuanda in carcere per un furto a cui davo una mano per il rinnovo del permesso di soggiorno. Adesso siamo tutti stranieri: sotto scacco del nuovo Ufficio Immigrazione – Sezione Apocalisse. Abdel ci dice che hanno inventariato uomini e mezzi: alla fine siamo un’armata Brancaleone di circa 200 persone, con quattro blindati della penitenziaria gentilmente offerti dai ragazzi del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, -udite udite- un pullman sempre firmato Guardie, varie auto di servizio, un camion dei lavori in corso, manganelli come se piovessero (ma sono troppo corti secondo me), qualche pistola che gli agenti hanno generosamente condiviso, spranghe ricavate dalle sbarre a volontà.
Abdel ci comunica che dobbiamo scendere tutti per l’Assurda Assemblea Pianificatrice.
Ma non ci dice il vero motivo.
Scendiamo tutti nonostante l’angoscia e finalmente conosco Manolo, entrato da poco con una dote di sette rapine a mano armata, che con un ispettore comanda tutta la prima rotonda Infernale. Hanno entrambi il curriculum adatto. Bella Manolo, che vita di merda, eh?
Io mi oppongo immediatamente all’uscita di massa, sento chiaramente qualcuno che mi apostrofa con un “dona chiudi tua bocca”, ma non mi sembra il caso di fare contro-cultura femminista. D’altro canto, gli argomenti a sostegno dell’uscita sono abbastanza convincenti: il cibo è sostanzialmente finito, l’acqua basterà ancora per poco.
Ma soprattutto il Centro Clinico non tace più. Mentre siamo giù in assemblea è evidente che al di là del cancellone del C.C. la situazione non è più tranquilla. Siamo protetti da un altro cancello e dalla barriera di cadaveri (che in realtà sono tantissimi, cazzo!), sempre che non si risvegli per empatia, in caso d’attacco…
Io sono complessivamente terrorizzata e a tratti mi sento mancare: la connessione della seconda è saltata da giorni e non ci hanno potuto avvertire della novità, ci hanno fatto scendere ignari di tutto e adesso ci stiamo dentro fino al collo. Sento tonfi e la futura hit dell’estate che ormai conosciamo tutti “AHHHHH” “OHHHHHH” “GGGGGGGH”, percepibile nonostante le barriere. Adesso a mente fredda ci farei un bel remix con cassa dritta a 140 bpm.
E proprio mentre la discussione si anima sulla meta dell’uscita, succede.
Sentiamo un forte tonfo metallico che ci zittisce a tutti, ci accalchiamo al prezioso portone della rotonda dove c’è uno spioncino, il primo che vede oltre si gira verso tutti terrorizzato: “Eccoli, ECCOLI!!!”

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