Messaggi dalla Terraferma

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22 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Francesco Pasquale]

Ma qualcuno c’è allora! Ma che cazzo è successo?

Mi chiamo Francesco, ma potete chiamarmi Moretto, come il gobbo cattivo di Roma a mano armata.
21 anni. Studente.

Mi trovo a Mestre, di fronte al Policlinico San Marco. Ci sto qui da due anni per motivi di studio. Sono bloccato nel mio
squallido appartamento, coi miei coinquilini, da circa tre mesi. Non sono riuscito a capire bene la situazione finché non
ho recuperato la connessione Internet.
Cazzo vuol dire un’epidemia zombi?!
Qui, in tre mesi, son successe parecchie cose, cose parecchio strane. Vorrei raccontarvi tutto, magari potreste darmi
una spiegazione, ma ho capito che, ora come ora, ogni giorno vale come tutta una vita. Mi limiterò a riassumervi come
e quando mi son ritrovato tutto questo schifo attorno.

Alla fine di marzo, più o meno quando dovrebbe essere partita questa cosa, da come ho capito, ero a Napoli. Dovevo
lavorare come attore ad un week-end di cene con delitto. Sapete quelle cose, quegli “spettacoli”, coi panzoni a cena a divertirsi davanti ai loro saltimbanchi, strafogandosi di primi secondi e tartine? Ecco.
Quando sono tornato a Mestre, i primi giorni non ho notato nulla. Non che a Mestre ci sia molta roba da notare di
solito. All’università, a Venezia, non c’andavo perché ero sotto esami. Mi dedicavo tutto il giorno allo studio, e uscivo
di casa solo per fare la spesa.
Da un giorno all’altro via la corrente, via il campo dei telefonini, via la connessione Internet. Essendo il nostro
appartamento uno schifo di stamberga, subito non c’abbiamo fatto caso. Ma la linea che andava e tornava senza
soluzione di continuità mi faceva incazzare di brutto, soprattutto perché non riuscivo a consultare decentemente
Wikipedia.
Dopo cinque giorni di incazzature, abbiamo cominciato a preoccuparci. Sono andato giù da basso dalla Lilli, quella
che ci gestisce tutto il condominio. Le ho suonato per chiederle se andava tutto bene, ma nessuno apriva. Non c’era
nessuno in casa. Ho scampanellato per tutto il condominio. Zero.
Sono tornato in casa per dirlo agli altri quattro, ma, appena entrato in soggiorno, ho avuto la sciagurata e
provvidenziale idea di guardare fuori dalla finestra.
Dal policlinico ho visto uscire un’orda di malati impigiamati. Ho chiamato i miei coinquilini. Pure loro ci son rimasti di
emme. Non parevano neanche uomini. Non che fossero particolarmente sonnambuli, ma si comportavano in un modo
del tutto assurdo. Insomma, quelle cose si muovevano senza meta su e giù per la via. Si accasciavano sulle macchine,
strisciavano sull’asfalto. C’era chi aveva ancora la flebo attaccata al braccio, e chi aggrediva i chirurghi che uscivano
dalle Porsche parcheggiate (non che mi dispiacesse, devo dire).
Ma chi cazzo li aveva fatti uscire dall’ospedale? Dove cazzo era la sorveglianza?

Dopo una settimana è tornata la corrente. È stata una botta di culo. Soprattutto per il frigo e le comunicazioni. Non so chi abbia fatto funzionare l’elettricità di nuovo, ma che quel qualcuno sia benedetto da qualsiasi divinità esistente e
non.

Meno male che vi ho trovati. In un post ho letto che Venezia è sicura. Già, ma finché non avremo messo in sicurezza
casa nostra, non lasceremo il quartiere. Delle autorità, dell’esercito, della polizia non ci fidiamo. Sappiamo come va a
finire quando qualcuno prende ordini dai piani alti. Sappiamo come va a finire quando c’è in ballo la “sicurezza”.
Ho letto invece che alcuni paesi dell’Altopiano dei Sette Comuni sono liberi dal contagio. Potrei raggiungerli, sono
vicini a Schio, il mio paese natale, e avrei il vantaggio di conoscere la zona. Ma finché qui non troviamo un piano
sicuro, con le ipotesi non ci facciamo nulla. E poi non abbiamo assolutamente idea di come siano messe le strade.

Fin’ora abbiamo campato di quello che avevamo. Poi ci siamo messi a sfondare le porte di tutto il condominio.
Pare che la gente sia riuscita a scappare, o magari è semplicemente diventata come quelle schifezze in strada.
Probabilmente hanno avuto le informazioni giuste mentre noi studenti non eravamo qui in appartamento, e han
lasciato la città.
Comunque abbiamo barricato il condominio, per ora regge, e gli zombi pare non si siano ancora interessati a noi.

Siamo in cinque superstiti in ‘sta casa. Io Moretto, l’Uomo Lupo, l’Uomo Sugo, il Bardo e l’Indio. Usiamo questi
soprannomi per ironizzare. Essendo in guerra, abbiamo i nostri nomi da battaglia.
Ci siamo divisi i compiti per organizzare meglio la sopravvivenza, ma tocca a tutti darsi il turno da piantone. È un po’
come stare in una casa occupata in fondo. Con la differenza che per lo sgombero risulterebbe difficile trattare.

Il nostro prossimo passo sarà di trafugare qualche negozio o supermercato che sia, ma prima serve trovarci un’arma.
Non siamo ancora usciti in strada, anche perché qualche zombi passa sempre per la via, e dal canale che ci costeggia
vediamo sempre arrivare cadaveri galleggianti e corpi spolpati. Non è proprio il massimo.

Spero che qualcuno sappia darmi una soluzione a ‘sta cosa. Da qui non riusciamo a far molto.

Vi aggiornerò.

Saluti dalla Terraferma.

F. “Moretto”

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