Basta polpette

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21 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Passeggio. Cazzeggio. Scorreggio. Le polpette della mensa delle quali non voglio assolutamente sapere la ricetta segreta sono amabilmente accompagnate dai fagioli in umido alla Bud Spencer con abbondante cipolla e questa simpatica doppietta si manifesta come una piaga sociale, siamo tutti adepti di Eolo ed il meteorismo musicale sembra essere il nuovo passatempo nella splendida isola libera di Venezia.
In verità di splendido non c’è poi molto, siamo sotto lo stretto controllo di un regime militare che ha imposto regole precise e gestisce quasi ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Siamo come polli in un pollaio, pensiamo di essere liberi ma siamo tutti intrappolati su quest’isola. I militari non sono male come può sembrare di primo acchito, ci siamo bevuti qualche birra in compagnia per rompere il ghiaccio ed ho potuto girare liberamente per l’isola senza nessuna restrizione eccezion fatta per zona retrostante al muro che ci divide dagli zulu. Passando ad una ventina di metri dalla muraglia si sentono i lamenti strazianti degli zulu e i tutti i ricordi degli incontri ravvicinati mi fanno accapponare la pelle. Qui non si portano armi …
Ieri mentre pascolavo serenamente su una riva del Canal Grande mi sono imbattuto nella lapide di Pietro Aretino, un grande uomo di chiesa che ha scritto “sonetti lussuriosi e dubbi amorosi” e che a Venezia ci ha lasciato le penne a metà del millecinquecento. Si narra che morì a tavola in un eccesso di ilarità.

Magari in qualche biblioteca c’è ancora un edizione del cinque o seicento che il Re del Porno sono certo apprezzerebbe come lettura propedeutica ad una proiezione.

Ho finalmente incontrato gli altri sopravvissuti, siamo quasi tutti arrivati qui a Venezia e spero possano raggiungerci anche quelli che mancano all’appello. Siamo quasi tutti stati reclutati o assegnati ad un compito preciso, io resto ancora in attesa di assegnazione.
Del resto del mondo solo notizie frammentarie e non confermate. Fanculo.
Nella camerata in cui mi hanno dato la branda c’è una finestra con le sbarre, oltre si vede il tramonto sulla laguna, il sole che si specchia sull’acqua nera che scorre nel canale. L’idea di stare a galla su questo mare nero petrolio, su isolotti consolidati da milioni di pali legno piantati nel fango non mi lascia sereno.

Pensavo a che a Venezia ci fossero molti topi ma da quando sono qui non ne ho ancora incontrato uno.
Da domani basta polpette …

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