ZOMBIE CIRCUS

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18 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Tonezza del Cimone
Bunker 3
3 superstiti

C’è un’insegna nell’albergo occupato dai giostrai. Un’insegna che s’illumina all’imbrunire grazie ad un centinaio di lumini. ZOMBIE CIRCUS, recita.
Sotto l’insegna stazionano i soliti due uomini armati di Kalashnikov. Mi riconoscono e ridono, io li ignoro, lego Larum ad una colonna dell’edificio, faccio un cenno con il capo ed entro.

Qui abbiamo delle regole ferree, mi informa il nano dalla testa enorme dietro al bancone della cassa. E indica un cartello alle sue spalle.
1 – Niente armi all’interno del locale
2 – Pagamento esclusivamente con drink-card
3 – Non si fa credito
4 – Niente risse e schiamazzi
5 – La direzione si riserva di allontanare persone non gradite
Il nano sbatte le palpebre e mi allunga un foglio: è una’infinita lista di generi alimentari abbinati a dei punti.
Ogni dieci punti corrisponde a un gettone per le consumazioni. La catena alimentare inizia dalle semplici patate per finire alle più svariate specie di animali. Quelli ancora vivi ti fanno guadagnare un sacco di punti. Un gettone un drink. Semplice baratto. Cento punti e ti guadagni la Vip-card e il diritto ad uno spettacolo privato nell’esclusivo privè. Così reclama il foglio. Lo appoggio al bancone e dico di non avere niente dietro con me ma che comunque vorrei dare un occhiata in giro se è possibile.
Il nano scuote la testa enorme e mi fa un sacco di storie. Io lo ascolto ma sono molto tentato d’infilargli una freccia in bocca, e quando indietreggio per afferrarne una dalla faretra, sento una mano sulla spalla, mi giro e vedo il capo della baracca.
Mangiafuoco mi sorride con i suoi denti marci. Si rivolge al nano congedandolo con un gesto della mano: ci penso io al signore.
Io ringrazio, ripongo sul bancone le due balestre, la faretra con le frecce, la roncola, la mannaia, la mazza da pioli, il coltello da caccia ed infine entriamo.

Seduti ad un tavolo ci sono solo tre tizi che non ho mai visto in giro. Il locale è una babilonia di generi. Ci sono tavolini e sedie da bettolaccia di paese, banconi e pali per la lap-dance dai locali della riviera romagnola e infine tavoli da gioco e roulette da casinò di lusso. E’ lo stile razzia. Quella che va per la maggiore negli ultimi tempi. Appese al soffitto con delle catene ci sono due gabbie.
Mi siedo vicino al bancone e indico le gabbie ma Mangiafuoco mi da’ una pacca sulla spalla e urla al barista: il primo giro lo offre la casa!
Il barista è piccoletto con le spalle curve e il naso ad uncino, mi mesce in un bicchierino un liquido chiaro da una bottiglia senza etichetta. Annuso, sa da cherosene. Lo distilliamo noi, mi fa Mangiafuoco fiero. E’ un distillato di patate. Anche per questo ci siamo trasferiti qui. Le patate tonezzane sono famose in tutta Italia.
Io mi faccio coraggio e ingoio il liquido. E’ terribile. Si e no farà settanta gradi. Non ha gusto ma può stenderti solo con un paio di giri.
Mi schiarisco la gola e con un filo di voce chiedo: Che genere di spettacolo offrite?
Il migliore, mi fa Mangiafuoco. Per il fine settimana inauguriamo il locale con uno spettacolo da togliere il fiato. Sei invitato. Arriveranno persone da tutti gli altopiani, dai sette comuni di Asiago fino al lago di Lavarone.
Ha un alito infernale. Alcol e aglio ne esaltano l’aroma. E mi parla a pochi centimetri dalla faccia. Abbiamo i migliori giochi, continua, e le migliori puttane di tutto il paese.
Be’ ci vuole poco, penso io, non è che in giro ci siano molte alternative.
Cercando di allontanarmi dalla sua bocca, concludo: giochi e puttane, la colonna portante di ogni rispettabile civiltà, e finisco il bicchierino di cherosene.
Puoi dirlo forte amico, e mi appoggia quella sua manaccia lurida sulla spalla, un altro giro?
No, sto bene così, rispondo. Ma tornerò per l’inaugurazione, sono molto curioso di vedere questo spettacolo. Ci salutiamo.
Io donne in giro non ne ho viste. Ma è un albergo e quindi molto probabilmente si saranno rintanate nelle loro camere, penso. Saluto il nano, recupero le armi, barcollo ed esco.

Libero Larum e sentendo le risate dei due simpaticoni armati all’entrata, sparisco tra le viuzze senza voltarmi.
Giro l’angolo, lego il cavallo alla carcassa di un’auto e sguscio dietro l’albergo.
Mi ricordo delle finestrelle con la grata che danno sulla cantina, scavalco dei rottami sparsi nel retro stando attento a non tagliarmi, mi abbasso e sbircio dentro.
E quello che vedo non mi piace per nulla.
Capisco solo in quel momento perché l’abbiano chiamato Zombie Circus. Ci sono decine e decine di zombie ammucchiati e legati a delle catene. Gambe e braccia che si muovono come un unico essere. Sono perlopiù donne. Ma ci sono pure bambini e bambine.
La cosa non mi piace per nulla. Aspetto ancora un po’ per vedere se arriva qualcuno. Ma nessuno si fa vivo.
Recupero Larum e con la testa in pappola ritorno al bunker.

Non so quali siano le reali intenzioni di quegli uomini, né che tipo di spettacolo vogliano offrire, ma l’idea di avere in paese degli zombie in catene non mi piace. Quindi l’alternativa è andarmene o cercare di far rispettare le regole.
Quali regole poi? Chi determina cosa è giusto o cosa è sbagliato dopo ciò che è accaduto all’umanità? Lo stato, la chiesa, Dio?
Non lo so, ma c’ho pensato a lungo e sono arrivato a una semplice e naturale conclusione. Le regole da oggi saranno le mie regole. Questo è il posto dove ho deciso di sopravvivere. Questo è il mio paese. E il giudice autoeletto ha sancito che gli zombie non vi possono rimanere. Neppure Mangiafuoco e il suo circo di mostruosità sono bene accetti.
E sarà lo stesso giudice ad applicare la legge.

Thomas

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