Tremors VS Transformers

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16 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Quello che leggerete è il resoconto dei tempi bui dell’essere umano. Della sua perversione, della sua fame, della sua cecità. E della mia mancanza di musica. Il tutto, scritto diligentemente nel retro di una tovaglietta da ristorante. Copieremo le nostre memorie un po’ alla volta, per non ingorgare il blog. Rock’n’roll.

La barca procede lenta verso Venezia, timida e solitaria solca il basso mare della barena. Io tengo in mano il pezzo di carta con le memorie, cercando di descrivere ciò che vedo. Anche Michele ci prova, una, due, tre volte.

“E’… è come se… mio dio.. E’ come se ci fossero i saldi a Natale”

Sorrido per qualche secondo, lasciandomi avvolgere dalla più terrificante visione che abbia mai osato immaginare. La stessa faccia che farei nel vedere la statua della Libertà sepolta sotto la sabbia. Quegli occhi sgranati, quella bocca semi-aperta, quel fiato cortissimo. La consapevolezza della rottura di un’era, di una civiltà, di un pezzo di storia. L’inizio di un fottuto casino, perfino peggiore di quello che già esisteva.

Eccolo qui, il Ponte della Libertà di Mussolini, l’unico collegamento tra le palafitte e la terraferma. Quel ponte percorso migliaia di volte, per andare all’università, al lavoro, a sbronzarmi a Carnevale, Capodanno, Natale, Redentore, ma anche e soprattutto nei giorni comuni. Quel lungo cordone ombelicale, marcio e brulicante di malattie, morte, muffa e merda. Sembra quasi vivo, visto da qui, sembra che si muova. Che ondeggi in direzione di Venezia, che sia arrivato fin qui per mangiarsela, come un gigantesco Tremor della barena, così puzzolente che neanche sua madre lo avrebbe baciato in bocca.

La barca procede e noi non ci interessiamo della direzione. Restiamo lì, impietriti davanti a quell’infinita orda di Zulu che si abbatte sulla barriera. Ora la vediamo meglio, è proprio come l’ha descritta Carlo, sembra un Transformer accasciatosi lì a fare un pisolino, accartocciato su sé stesso e ammaccato dalle battaglie del passato.

E finalmente una bricola, presa di striscio, ci ricorda che rimanere concentrati sul tragitto non è una cattiva idea. Arriviamo a destinazione col cuore in gola, senza renderci conto che ci stiamo tenendo per mano, stringendole forti, in una morsa tanto virile quanto terrorizzata.

Tiozzo sventola una t-shirt gialla, lì, in punta a San Giobbe, alla stessa altezza della biforcazione del Ponte della Libertà. La puzza si fa più insistente, nauseabonda. Cerchiamo di ormeggiare ma ogni due o tre secondi uno dei due ha conati di vomito, che però sparano a vuoto. Qual è l’ultima volta che abbiamo mangiato?

Tiozzo e la combriccola di lagunari ci aiuta a scendere e fissare la barca. Nonostante questo, nessuno dei due riesce a stare in piedi. Ad un tratto comincio a schiaffeggiare le mani degli aiutanti, corro a qualche metro da loro, e sbocco gloriosamente.

Venezia non è mai stata la patria del profumo, ma qui la situazione è davvero oltre. Sembra di stare alla Sagra della merda.

Un tizio mi si avvicina appoggiandomi la mano sulla spalla. “Tuto ben vecia?” mi sussurra con una fastidiosissima cadenza chioggiotta. Gli faccio OK col pollice e piano piano mi tiro su. Lui ride e mi passa una cremina unta sotto il naso. Tiozzo e Michele arrivano e partono le presentazioni.

“Eora, ti ga parenti qua?”

“Sì, un amico li sta ancora cercando, ma per ora nisba”

“I vegnarà fora”

“Speriamo”

“Chi xè sto amigo che ti gà qua?”

“Lo chiamate…. L’uomo del Porno”

Tiozzo e gli altri scoppiano a ridere. Ora sembrano più affettuosi. Ci battono ancora sulle spalle e ci portano verso San Sebastiano, camminano di fretta, non ci lasciano molto tempo per guardarci attorno. Io, oltre alla puzza impressionante e a qualche immondizia di troppo, non vedo troppa differenza tra la Venezia che conosceva e quella che oggi si chiama, semplicemente, Zona Libera.

Arriviamo all’università, ci fanno mangiare, perfino lavare, e ci indicano un paio di brande. Io chiedo subito un computer con connessione e comincio a trascrivere le mie memorie.

E con un tempismo incredibile, ecco che entra L’uomo del Porno. C’ha una faccia da schiaffi. Vado a conoscerlo.

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