Baby boia

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16 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Sento ancora la pressione delle corde che ad ogni respiro mi preme sul torace. In bocca il gusto metallico del sangue misto al sapore salmastro dell’acqua, la testa è la stessa delle mattine in cui mi sveglio con qualche litro di birra in più nella vescica e mezza bottiglia di tequila in circolo nel corpo. Mi piscio addosso come facevo da bambino nell’acqua che mi arriva al bacino. Mi sono addormentato nel capanno dei pescatori e mi sono risvegliato legato ad una briccola in laguna mentre la marea stà calando. Quei gran figli di puttana devono avermi dato una mazzata in testa, avermi portato qui con un barchino e legato come un salame mentre ero ancora svenuto. La laguna al mattino è bellissima, mentre il sole si alza i gabbiani pescano, lo spettacolo è sempre incredibile.
Il più piccolo della stirpe dei Favaretto sta in piedi sul barchino ad una mezza dozzina di metri da me e sorride dietro alla canna del suo fucile.
“Ciao vecio” mi dice quando si accorge che ho ripreso i sensi.
“Ciao Boia, come semo stamattina” gli rispondo io che se potessi gli staccherei la testa facendola saltare in aria con un colpo di fucile infilandogli la canna nel culo.
“Per adesso stè qua, a molo, poi vedemo cossa fare, me papà gavarà qualche idea” il mio boia personale mi sorride ma adesso ancora non si crepa.
Elisa rimane svenuta tutto il giorno, smaltisce il sonno arretrato, solo la marea che si alza la riporta in vita e conveniamo che per il momento non c’è nulla di meglio che aspettare e riposarsi mentre cambia la guardia ed il barchino che ha portato il carceriere della notte si allontana.
La seconda alba non è meglio della prima. Stessa laguna, stesso sole che sale in cielo, stessi gabbiani a colazione. Il barchino con il cambio della guardia si allontana, la laguna butta su un fetore putrescente, oggi sarà caldo.
Il sole asciuga le corde e mi rendo conto che respiro molto meglio, manca poco al nuovo cambio della guardia ed il mio lavoro di una giornata porta i suoi dolci frutti.

Sott’acqua le gambe sono libere e sul torace ho lo spazio che mi serve.

“Ciao Boia” gli dico mentre lo tiro verso di me per portarlo in acqua a riposare per sempre. Il coglioncello si era appisolato con il fucile in braccio e non si è accorto di nulla quando mi sono sfilato dalle corde scivolando lungo il palo della briccola. La carne è giovane e forte ma non si dimena poi tanto mentre gli cingo la vita con le gambe e gli torco il collo fino a quando un sonoro crack mi comunica allegramente che ho finito di fare il bagno e posso salire a bordo.
Gli occhi di Elisa sono sgranati, mentre la libero e la faccio salire a bordo non dice nulla. Forse pensa che non sono più me stesso ma non me ne frega un emerito cazzo, quello che conta è che sono ancora vivo e libero.

Potrei inculare un microbo a cinquanta metri di distanza da quanto mi sento in forma.

Elisa, il comandante del barchino tiene il timone in direzione Venezia. Non ci segue nessuno.
Mentre il sole cala dietro il ponte della Libertà lo spettacolo è impressionante. Una massa informe si muove lentamente verso il muro alla fine della lingua di terra sospesa si pilastri che porta all’isola libera di Venezia.

Michele

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