Full Metal BRAINNNZ

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12 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Quello che leggerete è il resoconto dei tempi bui dell’essere umano. Della sua perversione, della sua fame, della sua cecità. E della mia mancanza di musica. Il tutto, scritto diligentemente nel retro di una tovaglietta da ristorante. Copieremo le nostre memorie un po’ alla volta, per non ingorgare il blog. Rock’n’roll.

In groppa a quello scooter, in quel casco troppo largo, in quell’autostrada troppo troppa, una cosa mancava più di tutte le altre. La musica. E anche se “50 all’ora” non rende l’idea di catarsi suicida, allargare le braccia, chiudere gli occhi e ricordarsi ogni singola nota di The Pot, Tool, ringhiandola ai quattro venti, è stato decisamente liberatorio.

L’arrivo a Campalto è stato pregno di semi-coscienza. Come quando ti squilla il telefono e ti risveglia violentemente dalla fase rem, e così passi le ore seguenti a ricordati come dovrebbe essere strutturata una giornata normale.

Ora, qui, ogni contorno è simile al sogno e ogni contenuto è simile all’incubo.

Il piccolo porticciolo di Campalto, dove sono nata e cresciuta per 24 lunghissimi e noiosissimi anni, non è più come lo ricordavo. Non è più neanche su questo pianeta, è in un universo parallelo composto da mostri mangia cervelli e serial killer texani.

Le barche ci sono ancora. Anche se in numero minore. L’acqua c’è ancora, anche se più rossa. Le bricole sono ferme lì, ma hanno una nuova meravigliosa funzione. Attorno al porticciolo, una grossa rete tenuta in sesto da pali di ferro qui e lì. Sopra i pali, teschi poltigliosi. Tante, tantissime teste mozzate pronte a darti il buongiorno. “Benvenuti nella ridente Campalto! Gradite un cordiale?”

La famiglia Favaretto è una famiglia allargata ma molto affiatata. Il padre, Alvise, Signore del Feudo, cappellino della Diesel sempre infilato in quella squadrata testa da montanaro fuoriposto, è l’uomo più carismatico della comunità. I suoi tre figli, dodici, quindici e diciassette anni, hanno quelle belle guanciotte piene da scaricatore di porto in pausa pranzo. Dalle mie parti non si va per il sottile. Motosega, lanciarazzi, fucili a pompa, ascia. The Soggy Bottom Boys, I Am A Man Of Constant Sorrow, Fratello dove sei.

E no. La barca non ce la vogliono dare. Neanche dopo la nostra incredibile offerta: due scooter nuovi di pallino, gratis solo per il primo spettatore in linea. Sei vicino tanto così dall’affare della tua vita. Purtroppo il Signor Alvise, malgrado le recentissime vicende mondiali, per la barca richiede solo una cosa: denaro. Il dio denaro è un dio speciale, fatto di carte e presunto potere. Dio, non ho più contatto col mio Dio. Sono cieco e l’ateo sono io, a pretenderti a desiderarti a spenderti e ora so, che il Dio denaro ha vinto Dio.

Oppure.

Vedete, c’è a chi manca la musica e a chi manca il divertimento. O meglio, l’intrattenimento. Come il nostro ex Presidente del Consiglio ci ha insegnato incredibilmente bene, finchè l’Uomo è distratto dal divertimento non è pericoloso. Nel momento in cui il pericolo coincide col divertimento, lì si può parlare a tutti gli effetti di situazione fottuta. E in questa situazione fottuta ci siamo noi. Noi, non voi, noi, non un tizio sconosciuto. Solo noi.

Il gioco funziona così. Ora siamo proprietà della Favaretto Corporation e dobbiamo farli divertire. L’arena è più piccola e paradossalmente più sporca del Colosseo. Però è organizzata meglio. Attorno a noi, i compaesani scommettono. Soldi.

E’ per questo che l’umanità ha fallito, neanche nell’apocalisse la gente riesce a tornare al baratto. Fottuti.

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