Dojo di sangue

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10 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Roberto Carrisi]

Finalmente un Pc far le mani. Dopo quasi tre mesi con quel catorcio che avevano al centro di arti marziali, oggi sono riuscito a mettere le mani su un gioiellino firmato Asus. Stavamo facendo un giro per raccogliere cibo e altre cose utili nel centro commerciale appena fuori verona, rimasto ormai deserto, ci siamo solo io e gli altri del dojo, almeno quello che ne rimane. Forse l’unica vera fortuna, se così si può chiamare, è che quando tutto è iniziato ero a quello stramaledetto seminario di ninjutsu. Pensare che non volevo nemmeno andarci, perché il tema era l’uso dei bastoni e quando sei salito di qualche grado e ti senti già un esperto alcune armi le trovi noiose. In particolare io preferivo i sai e la katana. Dopo ho imparato che certe volte è meglio avere qualcosa che ti tiene a distanza l’avversario senza arrivare al contatto. Quando le urla hanno interrotto il maestro e abbiamo visto che cosa stava succedendo dalla vetrate del primo piano, eravamo ben felici di avere delle armi da allenamento per difenderci. Ricordo ancora di aver spaccato la testa alla segretaria con lo stesso bokken (tipo di katana in legno) che è ancora al mio fianco. Bisogna ammettere che il ciliegio giapponese è straordinariamente resistente.
Ora siamo rimasti in cinque. Nessun maestro perché nel momento del disordine furono i primi a coprirci la fuga e anche i primi a morire. Quello stesso pomeriggio avevamo imparato che gli eroi non sopravvivono, non col nuovo ordine delle cose. Adesso c’è Piero, il senpai (studente più anziano) che ha preso in mano la situazione e meno male, perché l’altro più alto in grado ero io e non avrei saputo come fare a gestire quell’altra testa calda di Alessandro, un tipo fogatissimo, che copnosce diversi tipi di arti marziali e anche particolarmente violento, cosa che, per ora, gli ha consentito di sopravvivere. Poi ci sono le due sorelle, Valentina e Chiara, di cui non so se a tenerle in vita è la fortuna, il loro stretto legame o effettivamente la loro capacità di difendersi.
Stamane Piero ha voluto che andassimo tutti insieme al centro commerciale, la circa 7-8 Km dalla città. L’idea era quella di restare uniti sempre, di muoversi come una squadra e devo ammettere che come leader ci sa fare. Mentre lui e Alessandro perlustravano l’entrata, io tenevo in moto l’automobile pronto a recuperarli e ad allontanarsi in caso di avvistamenti di mangiacarne. Di fianco a me, Valentina si sporgeva dal finestrino con una piccola balestra. Dietro a una cinquantina di metri Chiara con il Fiat Scudo che usiamo per il trasporto.
Tre di quei mostri si stavano cibando dei resti di una carcassa, incuranti dell’arrivo di Piero e Alessandro, poi, quando erano a una decina di passi, senza dire niente, Alessandro è scattato in avanti con un grido e la katana in mano.
<<figlio di….>> non riuscì a trattenermi.
Con violenza colpì il primo alla testa, il secondo al torace mentre si stavano ancora alzando. Bella idea! Quello colpito al torace indietreggiò di un passo ma rimase in piedi mentre anche l’ultimo si alzava. Fortunatamente Piero lo colpì con decisione con la punta del bastone mentre Alessandro affondava la punta della spada nell’occhio di quell’altro. Tutto durò pochi secondi, poi da lontano vedemmo Piero che visibilmente si lamentava del comportamento di quell’altro.
<<è proprio una testa di cazzo!>> dissi
<<voi uomini e il vostro testosterone>> aggiunse Valentina guardandomi <<è così divertente giocare ai maschi alfa?>> mi chiese con tono ironico
<<non siamo tutti uguali, ragazzina>>
<<no? Tu che tipo sei?>>
Due mesi e mezzo che viviamo in quest’incubo e mi chiede che tipo sono? Il tipo che se ne fotte, ecco che cosa! Questo è quello che avrei voluto risponderle, ma preferì riportarla alla realtà
<<tieni la concentrazione su quella porta. Se ci sono altri zombie nelle vicinanze lo scimmione ne avrà attirati la metà con quell’urlo>>
Valentina mi scoccò un’occhiata poi torno a puntare la porta sospirando e dicendo sommessamente qualcosa del tipo
<<tutti uguali, sempre>>

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