Flame war

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4 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Ho atteso e sono sceso.

L’ascensore era fuori uso. Ho fatto le scale: mi sono avventurato lungo le pareti, silenzioso, per quel che mi era possibile. L’apocalisse non ti trasforma automaticamente in un ninja, né tantomeno in un killer con il totale controllo del corpo e dei suoi riflessi. Ti rende soltanto una versione cacata addosso dello sfigato che eri prima. Pekka docet.

Le grate del cancello reggono ancora. Non essendoci un odore troppo forte di carne fresca, fonti continuative di rumore, e quant’altro, che provengono dall’interno di dove son chiuso, non sono sottoposte ad un così grande stress da parte delle ondate di non morti. Mi sono avvicinato alla grata, guardandomi attorno, e ho fatto in tempo a destare l’attenzione di uno degli sporadici deambulanti che passavano di lì.

Ho pensato che era meglio non reagire, ma non darsela a gambe. Uno zombie che ti segue è una cosa, trovarsi con un orda di zombie attratti dal casino del primo che ancora sente la tua scia dentro il garage davanti al cancello è un’altra. Lento come una fila alle poste eccolo lì: che si protendeva attraverso le sbarre. Mi sono guardato attorno, per essere sicuro che non ce ne fossero altri e mi sono fatto più vicino. Ho chiuso quella sua boccaccia fiatellosa alla buona. Colpendolo come potevo con la punta del piede di porco.  Ha continuato a muoversi mentre cercavo di colpirlo, poi al terzo o quarto tentativo ho preso il punto giusto e la testa ha fatto un sonoro FOP. Le braccia che cercavano di agguantare le mie hanno ceduto, e mi sono ritrovato a reggere quello stronzo per la testa come un gigantesco pesce andato a male. Ho sganciato la testa dal piede di porco e l’ho spinto via. Ti ritrovi spalmato di schifo in men che non si dica ultimamente, da queste parti.

Ho ispezionato il garage ma mi sono reso conto che di quelle poche macchine rimaste non ho le chiavi. Nonostante i consumi siano un dito nel culo, ho comunque le chiavi di quel tamarrissimo Dodge con cui sono tornato a casa facendo a malapena un chilometro di strada. Non so voi: ma l’esperienza dell’apocalisse non mi ha ancora fornito lo skill e il necessario know-how per scassinare un auto e accenderne il motore senza avere le chiavi. Sono sempre il solito me, più sudaticcio e più maleodorante di prima.

Ho fatto il giro di quella decina di macchine rimaste nell’interrato e ho trovato solo un paio di altre vetture diesel. Ho usato il piede di porco per forzare il bocchettone, e quella gomma che avevamo comprato per sturare il cesso, e ho fatto il pieno al Dodge usando la tanica come tramite per travasare il diesel. Fuori in strada ancora qualche lamento, e un po’ di movimento. Ma l’odore di combustibile li avrà messi fuori strada. Ho forzato anche un paio di vetture a benzina, e ho raccattato anche quella. Poi vi spiegherò la mia idea sul come utilizzarla, ammesso che non l’abbiate già intuita.

Ho un paio di posti dove provare a cercare Claudia, il primo della lista è in zona viale Certosa, ovvero dalla parte opposta di questa zombieland multistrato. Devo muovermi, ma forse è meglio farlo con la luce del giorno.

Rumori di spari a qualche centinaia di metri.
Potrebbe essere la vecchia palazzina in ristrutturazione dove c’era la farmacia. Qualcuno potrebbe essere interessato ad aghi e siringhe, oppure semplicemente a qualche disinfettante o antibiotico di prima necessità. Non ho intenzione di scoprirlo. Lascio che facciano tutto il rumore che credono meglio, mi distoglierà qualche deambulante dalla strada

A questo punto credo che partirò con le prime luci dell’alba.
La borsa è pronta, le mazze anche.
Ho trovato un piccone nella stanzetta dei portieri del condominio, e un piccolo pennato in giardino.
Devo solo finire di preparare una cassettata di molotov e son pronto. Eh sì, forse è un po’ telefonato come colpo di scena, ma la vita non è una serie tv, è una banale ripetizione dell’ovvio fino allo sfinimento. E qui l’ovvietà è che voglio vivere. Avevo pensato di facilitarmi l’uscita appiccando il fuoco a qualche macchina sulla strada, per distogliere l’attenzione dei non morti, ma se questi hanno intenzione di trasformare la farmacia in un nuovo Distretto 13 facendo un tutto questo casino, ben venga.

Claudia se mi leggi: non muoverti, se pensavi di tornare a casa, sto venendo a cercarti.
Proverò prima con l’albergo, poi eventualmente altrove. Resta al sicuro se è possibile.

A tutti voi la fuori, buona fortuna. Se non doveste leggermi più, è stato un piacere leggervi da parte mia.

L.

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2 thoughts on “Flame war

  1. theamazer ha detto:

    wow!! Ho appena scoperto questo blog! E mi piace un casino :)

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