Spritz.

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3 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Massimo Zammataro]

Via Tiepolo. Anni luce fa.
Il mercoledì universitario. Decine di giovani si affollano davanti ai tre locali di Via Tiepolo per celebrare il rito dello spritz. Intasano la strada, difficile passare anche in bicicletta. Se chiedi di spostarsi, ti becchi anche un vaffanculo. Urlano, bestemmiano. Soprattutto pisciano. Ovunque. In mezzo alla strada, sui muri, sulle auto parcheggiate, sulla rampa che porta al tuo garage, sui cassonetti che stanno proprio sotto la tua finestra. Il mercoledì sera, in Via Tiepolo, devi stare con le finestre chiuse, soprattutto d’estate, se non vuoi impestare la casa con la puzza di piscio acido.

Via Tiepolo. Ora.
Qualche sera fa (a questo punto credo fosse mercoledì), sono arrivati alla spicciolata, singoli o a gruppetti, annunciati dal loro sordo muggito. Hanno cominciato ad ammassarsi davanti ai tre bar, a battere contro le vetrine. Alcune hanno ceduto sotto la spinta dei corpi morti.
La strada si è presto ingolfata, ma tanto nessuno deve più passarci, nemmeno in bicicletta.
I grugniti infernali e blasfemi si sono fatti più alti, come se la mandria fosse in frenesia, fino a diventare assordanti.
Poi uno si è staccato,e barcollando è venuto nei pressi dei cassonetti sotto la nostra finestra. Ha cominciato a trafficare, impacciato, con la patta di quei lerci jeans che ancora indossava. Porca troia, voleva pisciare!
Probabilmente ha trafficato troppo là sotto, perché quando ha avuto in pugno “la situazione”, complici i suoi tessuti putrescenti, beh…gli è cascato il cazzo. Sh-plaff, un suono sordo e liquido. Ma lui niente, è rimasto immobile nella classica posizione “mingitoria”, poi, ritenendosi forse soddisfatto, ha provato a dirigersi verso gli altri.
Dico ha provato, perché non ci è riuscito. Chiara, alle mie spalle, ha scagliato il nostro pesantissimo posacenere di vetro dritto su quel cranio marcio, facendolo esplodere. Un occhio è schizzato fuori, finendo accanto al pene abbandonato. Il corpo, prima di cadere per non rialzarsi mai più, ha fatto altri tre o quattro passi, le braccia tese verso i suoi simili, forse per il bicchiere della staffa….

Poi, dopo qualche ora, come erano arrivati, se ne sono andati.

Credo che gli zombi abbiano memoria della loro vita passata. Solo, non so se fosse migliore della loro attuale esistenza. Adesso sono morti viventi, ma prima, che scusa avevano?

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One thought on “Spritz.

  1. Che mira, Chiara. Zac, stacci attento…

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