What would Gordon Freeman do?

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24 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

Mi sveglio, la casa è vuota, un giorno ancora.
Ho preso il mio tempo, ho bloccato la porta.

Ho tagliato barba e cappelli, più corti che ho potuto, per non lasciare nessun possibile appiglio. Ma credo che mi riconoscerai. Ho ispezionato la casa, per cercare di capire dove sei Claudia. Non ci sono segni di lotta, nessun messaggio.

La porta era aperta quando sono arrivato, come quella volta che siam tornati da Parigi. Te lo ricordi ancora? Quella volta che siamo tornati e ci siam resi conto di aver lasciato la casa aperta per una settimana. E tutto era come lo avevamo lasciato.
Siamo fortunati, io e te, lo abbiamo sempre saputo.
Siamo il portafortuna l’uno dell’altra. Lo sappiamo. Lo abbiamo sempre saputo come quella volta che alzandoci dal prato dove ci siamo dati il primo bacio, ho trovato due quadrifogli, non uno, nel punto esatto dove eravamo seduti.
Ti vengo a prendere, ovunque tu sia.

La casa è vuota. Tengo le luci spente, e non faccio rumore.

Ho chiuso la porta blindata. Per una volta sono contento che come al solito nessuno si fosse degnato di portare giù il vetro. Il palazzo è praticamente vuoto, molte delle persone anziane che vivevano attorno a noi sono state abbandonate a se stesse. Badanti e figli si sono dileguati appena possibile.

Alcuni di loro si muovono ancora, la notte.
Non sono loro a farmi paura.
La notte ogni tanto sento passare qualcuno, ma i passi sono troppo regolari e troppo poco trascinati per essere quelli di un non morto.

La casa dei Randazzo era aperta quando ho fatto le scale, ma a giudicare dai colpi di proiettile sulle pareti dubito che siano stati dei deambulanti.

Se non sto attento mi ritrovo qualche stronzo in casa come nulla.

Ho fatto bene a nascondere il suvvone nel parcheggio interrato, un rischio in più di trovarsi qualche non morto dietro ogni colonna, ma almeno è meno in vista. Il cancello automatico dopo la rampa per ora ha retto, si vede che l’odore della benzina è indifferente per quei cosi.

Per entrare ed uscire si deve passare da un cancellino chiuso a chiave.
Ho recuperato alcuni oggetti che avevo riposto in casa.
Ho recuperato il vecchio piede di porco, che avevo comprato per scherzo.
Te lo ricordi?
Adesso sì che il professor Gordon Freeman sarebbe fiero di me.
Ho recuperato la mazza da softball e il martello.

Ho con me un paio di coltelli. E la tanica vuota dell’olio.

Ci altre auto abbandonate nell’interrato, devo tornare sotto e valutare se sia meglio procurarsi un mezzo meno pacchiano, e magari più efficiente dal punto di vista dei consumi, di quel trattore tamarro. E magari recuperare qualche litro di combustibile per dare corpo ad una certa idea.

Aspetto con voi l’ora più idonea e poi mi avventuro là sotto.

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