L’ultima poppata

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24 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

Dovevo aspettarmelo. Dovevamo tutti aspettarcelo. Carlo C. lo ha già capito, a quanto ho letto. E’ la sagra dell’anarchia. Quando il debole non percepisce i paletti, quando l’ignorante scopre la libertà. Quando tutto attorno a te si trasforma in merda, non puoi fare altro che adattarti. Non me la sento di raccontarvi quello che è successo. E’ più disgustoso della somma dei metri di budello che ho visto nell’ultimo mese.

Sta di fatto che, a prescindere dal contesto, il momento migliore per colpire un uomo è quando ha le braghe calate e il posto migliore per colpirlo è in mezzo ai coglioni. Cadono come mosche ubriache.

Ci hanno lasciato andare, almeno credo. Quando siamo usciti dalla caserma eravamo più sanguinanti dei morti, e decisamente più appetitosi. Sta di fatto che mai in vita mia ho corso così tanto. Li abbiamo tenuti lontani con un bastone da passeggio e un parafango, trovati lì nei pressi. Centro riciclaggio globale aperto 24 ore su 24.

All’altezza della chiesa di Via Chiesanuova abbiamo trovato un’auto. Dentro c’era un bel pupetto, pelle e ossa, legato al seggiolino posteriore della macchina. Muoveva mani e piedi come volesse essere preso in braccio. Il suono gutturale che usciva dalla gola spappolata era simile al ringhio di un cane quando gli stai portando via l’osso. Fase orale. Per sempre. La voglia di uccidere quel coso ripugnante andava al di là di ogni ossessione consentita.

Michele guidava, ancora una volta, il ginocchio andato e l’occhio sinistro gonfio come un fagottino alle mele. Io, vicino a questo esserino che non vedeva l’ora di dare l’ultima poppata.

E’ proprio un mondo strano, quello in cui ci troviamo adesso. Catapultati di netto in un contesto che non ci apparteneva da secoli e secoli. La vile e umile sopravvivenza. Noi non siamo questo, non sappiamo come funziona, quali sono le regole. Non siamo adatti. A cosa mi serve ora il photoshop? La scrittura creativa? La fotografia? Che valore utile mi rimane?

Ciò che separa noi da loro, è la fortuna. E la fortuna gira. La fortuna non esiste.

Ho allungato le braccia, lasciando che mi sfiorasse. Ho avvolto le mani attorno al suo collo, molliccio e raggrinzito. Il ringhio si è affievolito, fino a scomparire del tutto. La testa si è quasi staccata completamente. Forse mi ha infettato, forse no. In questo momento, non me ne frega un cazzo.

Io e Michele siamo da me. Ed ora ci sbronziamo per qualche giorno. Passo e chiudo.

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