Paura & Disgusto ad Alienone City

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21 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

Mi fa male dappertutto e ho anche un caldo bestia. Non è stata proprio una buona idea bere così tanto e rimanere vivi. Conosco ‘sta fase, la chiamo ‘paura e disgusto’. E’ quello spazio temporale che va dal risveglio dopo un buco di memoria causato dall’alcol fino a quando hai voglia di bere ancora. Più la durata della fase p&d si assottiglia più sei messo male.

Qualche anno fa la mia durava un mese, ora circa dodici ore.

Scusatemi se non vi ho ancora salutato. Siete ancora vivi? Bene, dai.

Prima sono uscito in terrazza, naturalmente sono ancora mezzo in balla e per poco non vomito sul ficus solo per lo sforzo di camminare. Ho guardato giù e li ho visti di nuovo.

Solo che stavolta erano tanti. Una fiumana, un’orda.

Mi hanno ricordato le marce alcoliche che facevamo a Padova. All’inizio eravamo tutti belli arzilli, poi, verso sera camminavamo sghembi inseguendo le insegne dei bar.

Ora sono qui a letto, ho dato un po’ di carica al portatile col gruppo elettrogeno. Non mi ricordo neppure di averlo fatto. Cavolo, potevo far saltare la casa.

Sta salendo la paura, adesso. La barricata del castello Alienone terrà? Penso di sì. Ci ho messo due divani e degli scatoloni con dentro la mia collezione di Dylan Dog, spero che il vecchio ex-beone di Londra dia una mano ad un fratello di gomito.

Ma questo non è il punto. Non c’è più acqua. Sto centellinando quella delle due cassette del cesso che mi rimangono. Per colpa di Grillo non tengo mai bottiglie d’acqua in casa, la spino direttamente dal rubinetto. Acqua del sindaco.

E adesso che il sindaco non c’è più non c’è neanche più l’acqua. Ho dieci cassette di birra però, che ridere.

La corrente, poi. La miscela per il gruppo elettrogeno sta finendo.

Il gas. Idem con patate. Ma non patate normali, quelle fritte del McDonald.

Il cibo. Mi rimane solo qualche fetta di pan carré e una mortadella verde. Le bistecche si sono tutte scongelate e dentro al freezer c’è una puzza mortale. Meglio che non ci pensi, và, altrimenti mi vomito addosso. Tanto non ho più niente da vomitare: tutto quello che ho bevuto, assieme alla merda e al piscio, è finito nel cesso. Ricordo di aver tirato due o tre volte l’acqua mentre ero fra le braccia di Dioniso. Ho finito tutta l’acqua che era rimasta nei tubi.

La morte zio cane. Mi sa che crepo veramente stavolta.

E crepo da imbecille, da idiota. Da mona. E questo, lo riconosco, è il disgusto.

Prima ho fatto una capatina in cesso per cagare giusto un filino di merda liquida, poi mi sono guardato allo specchio. Faccio schifo. Se uscissi fra gli zombie probabilmente mi offrirebbero da bere.

Non c’è un cazzo da ridere o festeggiare, Alienone. Fai rima con coglione. Vaffanculo.

Da solo non duri neanche un giorno. E’ che ti faceva comodo fare il solitario quando c’era qualcuno in giro. Facevi il fighetto più dannato che bello, ma senza la gente che ti fa l’elettricità, il gas, l’acqua sei solo un tizio pallido al buio con lo stomaco gonfio e la testa piena di merda.

Sei una cicala stronza e alcolizzata.

Uscire in questo stato non ha senso. E poi è pieno di mostri là fuori. Mi rimangio quello che ho detto: non sono un mostro come loro. Perché ho paura. Quelli se mi vedono mi sbudellano e poi mi mangiano. Tanto vale farla finita ora, qui. Mi secco tutto l’alprazolam che trovo e poi mi addormento e me ne vado.

Non ho neanche i coglioni per ammazzarmi, però.

E allora farò una cosa, più tardi. Prenderò le lenzuola bianche, ci scriverò con l’indelebile ‘aiuto, sopravvissuto qui’ e mi metterò sul tetto con un ombrellone. Farò un fuoco per la notte, un falò coi libri di King: tanto vale mandare affanculo anche tutto quello che mi piaceva della vita precedente.

Ho sentito degli elicotteri. Magari me li sono sognati ma magari no. Ci sono, girano in giro.

Mi farò venire a prendere come quando da piccolo mi perdevo nel supermercato e facevo chiamare la mia mamma.

Mamma, dove cazzo sei? Mi sa che ti hanno presa, che giri lassù in montagna col papà assieme alla marcia alcolica dei putrefatti. Mi manchi.

Merda, chissà adesso perché mi viene da piangere. Non so se vi scriverò ancora.

Spero che se non ci sentiamo dipenda da voi.

In ogni caso statemi bene, figli di puttana.

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