UOMINI COME BESTIE

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18 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

carlo c.

 

E’ proprio vero che i tempi cambiano ma le cattive abitudini no.

Tempi di merda, gente di merda.

Vi ho lasciato qualche giorno fa raccontandovi che ero accampato in una casa a Ponte San Nicolò appartenuta al credo ormai defunto Raffaello Mion. Bene, questa mattina ho abbandonato suddetta casa, solo che all’interno ci ho lasciato un succoso ricordino.

Questa notte tre stronzi sono venuti a farmi visita che saranno state circa le cinque. Mi sono svegliato di soprassalto con un fascio di luce che mi illuminava il volto. In un primo momento ho pensato a qualche non vivo del cazzo poi, da come parlavano, ho realizzato che quelli che mi stavano illuminando erano decisamente vivi come me.

Oltre allo scintillio della luce ho potuto notare anche una lama posizionata a qualche centimetro dai miei occhi.

Mi hanno intimato solamente di dargli tutto quello che avevo.

Ora, non vi dirò in che lingua o con che accento ho ricevuto questa intimidazione, tanto ogni mondo è paese. Vi basti sapere che erano seriamente intenzionati a farmi un solco lungo il viso, come una specie di sorriso.

Ad ogni modo, ho provato a dire a questi tre bastardi che se c’era qualcuno da ammazzare era qualche cazzo di non vivo e che non era il caso di ammazzarci tra di noi. Come tutta risposta però mi è arrivato uno ceffone a mano aperta e un piccolo ricordo della lama sulla guancia. Solo a qual punto ho cominciato a pensare seriamente a trasformare quei tre idioti da vivi a non vivi.

Ho sentito la rabbia montare dentro me.

Perché in fin dei conti forse ci meritiamo la fine che stiamo facendo. Nemmeno davanti all’apocalisse l’uomo riesce a fare fronte comune. Ci si cerca di fottere , senza pietà, in una lotta fra poveri dove solo la sopravvivenza conta. Beh, io non penso sia così. Forse sbaglio, ma credo ancora in qualche valore. Credo che aiutarsi, condividere, in momenti come questi, possa essere determinante.

A quanto pare però per queste bestie sono solo una romantica testa di cazzo. Così dentro di me ho pensato “adesso vedete cosa vi combina questa romantica testa di cazzo, brutti figli di puttana.”

Mi sono sentito come Michael Douglas in “un giorno di ordinaria follia.”

Ok” ho detto “ho lo zainetto sulla sedia. Non abito in questa casa. Prendetevi tutto quello che volete. Ci sono dei coltelli dentro allo zaino, delle medicine, dei viveri e anche un pc portatile. Soldi non ne ho perché tanto non servono più a un cazzo.”

Due prendono lo zaino, uno continua a tenermi il coltello puntato in faccia.

Penso che devo assolutamente riuscire ad alzarmi dal letto, se voglio avere ancora qualche speranza di vedere l’alba del giorno dopo.

Ho anche un carica batterie universale a energia solare” aggiungo. “Lo tengo con me perché è la cosa più importante che ho.”

Bingo.

Ecco la cosa più ambita. Il sole carica la batteria e ti tiene connesso ad un mondo dove l’elettricità è destinata a finire.

Mi lasciano alzare, comincio a sbottonarmi la camicia. Prendo il carica batterie che in precedenza ho assicurato all’interno della maglietta e lo porgo alla bestia che mi minaccia. Gli altri due stanno ancora svuotando lo zaino. Lui lo prende con la mano libera e sorridendo lo osserva. Sembra felice come un bambino mentre scarta un regalo.

Allungo la mano dietro la schiena, afferro la Glock, non perdo nemmeno tempo a prendere la mira e premo il grilletto un paio di volte.

Un colpo a vuoto e uno piantato nella gamba dello stronzo. Adesso urla come un maiale, mentre gli altri rimangono come di sasso. Prendo di mira uno dei due e sparo nuovamente ad altezza gambe. Questo si accascia a terra tenendosi quello che rimane del ginocchio.

Il terzo, in ginocchio ci si mette spontaneamente pregandomi di risparmiarlo.

Certo che basta poco per insegnare un po’ di educazione…

Ad ogni modo non sono un assassino e spero di non doverlo mai diventare. Finirà il lavoro qualcun altro al posto mio. Ho già in mente alcune persone qui fuori alle quale piace la carne al sangue…

Ora sono a metà strada dal rifugio di Marta. Dietro di me ho lasciato una casa con una porta spalancata e delle strane figure che cominciavano ad entrare. Poi ho sentito delle urla. Poi più nulla.

 

Carlo C.

 

 

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