Milano da mangiare

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15 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

Eccomi qua, ho aspettato un po’ prima di farmi vivo, ma ce l’ho fatta.

Ragazzi vi leggo ogni giorno già da un po’ ma sono stato titubante sul segnalarvi la mia presenza. Si sa che in momenti come questi non è mai bene fidarsi troppo facilmente, da quel che ho letto poi, i pochi di voi che sono in zona non sono certo persone che inviterei volentieri a cena, per cui, e scusate la paranoia mi limiterò a parlarvi di cosa vedo da qui, senza dirvi dov’è qui.

Mi presento, sono Lorenzo. Nella vita precedente facevo a pezzi le persone e le ricucivo, ma in un altro senso.

Sono operatore e montatore video freelance, sono rimasto barricato nel openspace della produzione, per dei giorni.

È andata che mentre il mondo finiva ero troppo occupato a fare le notti in sala montaggio, per accorgermi che qualcuno si era mangiato il turno diurno. So solo che abbiamo perso il segnale di alcuni canali del satellite, ma abbiamo pensato fosse stata colpa della grandine degli ultimi giorni. La nostra parabola è sempre stata un cesso, sarà perché è stata presa in svendita ad una fiera, ed era già vecchia. La nota positiva è che stavamo in un capannone circondato da mura alte due metri e che il cancello ha retto a sufficienza.

Ho capito che c’era qualcosa che non quadrava quando ho visto passare il tram.

Stavo per aprire il cancello senza ancora essermi reso conto della sporcizia nelle strade, delle vetrine rotte, e della gente che deambulava in modo strano.

Capirai, siamo a Milano, scheletri che camminano con fare incerto, con gli occhi arrossati e coi vestiti a brandelli sono all’ordine del giorno se stai a due passi dalla sede di Calvin Klein o a pochi centinaia di metri dal Plastic. Il mio cervello rincoglionito dal turno notturno avrà registrato l’informazione sotto “Toh, a quanto pare la Dukan ha fatto qualche vittima in più quest’anno!” e avrà tirato avanti fino a farmi aprire il cancello. Ed è stato allora che l’ho visto.

Non so chi fosse alla guida, ne perché si trovasse lì, ma ho avvertitolo sferragliare sulle rotaie da in fondo alla strada, e ho pensato “per fortuna che il tram è già arrivato, e non mi tocca aspettare così tanto”. Poi mi sono accorto che la velocità era un po’ troppo sostenuta, e che il muso era coperto di stracci e sporcizia. E una scia di fumo tutto attorno.

Una figura umana mi veniva incontro, dall’aria che aveva, al margine del mio campo visivo, credevo fosse una di quelle vecchie col carrellino e le calze calate sotto il ginocchio. Ho fatto appena in tempo a realizzare che se il tram procedeva a quella velocità l’avrebbe presa dentro, mi sono girato per dirle a voce di spostarsi, che l’ho vista. I nostri occhi si sono incontrati. Ho capito solo in quel momento che mi stava venendo in contro camminando all’indietro, mentre la sua testa girata di oltre 180° gradi mi puntava.

Ho visto l’espressione dei suoi occhi, inebetita, famelica. L’ho vista interrompersi nel momento dell’impatto col tram lanciato a tutta velocità. Ho visto il tronco lanciato verso il marciapiede e braccia e gambe mulinare dentro alle ruote del tram. E ho capito cos’erano quelli che pensavo fossero stracci. Il tram è filato dritto, verso il centro.

Io sono rimasto lì, incredulo, a guardare ciò che restava della vecchia. Finché non ha ripreso a muoversi.

Sono scappato dentro. Perché fortunatamente mi ero dimenticato di chiudermi il cancello alle spalle.

Vedi che anche l’essere distratto, a volte, ti salva il culo.

Vi ho seguito per giorni, mentre cercavo dettagli della fine del mondo che mi ero perso, preso com’ero a montare dei servizi con materiale di repertorio su alcuni campioni sportivi. Poi mi sono fatto coraggio e sono tornato a casa, perché dovevo decidermi a farlo, perché dovevo sapere se la mia ragazza, la mia famiglia, era ancora viva.

Non ho trovato nessuno in casa, nessuno risponde al telefono.

C’è da dire che per fortuna non l’ho incontrata nemmeno fra le cose che mi hanno braccato nel tragitto fino a casa.

Come sono riuscito ad arrivare a casa?

Semplice: a volte avere un tamarrissimo SUV aziendale con 4 ruote motrici e pesante come un camioncino aiuta.

Adesso sono barricato dentro: seguendo i vostri consigli ho finito di fracassare la testa alla portinaia e all’inquilina sclerotica del primo piano.

È stata un’idea stupida ma dovevo sapere se l’amore della mia vita era ancora qui. Non c’è.

Rimetto in ordine i pensieri, cerco un’idea, una qualunque, e poi vi faccio sapere come intendo muovermi.

Intanto approfitto dello spazio per lasciare un messaggio personale:

Claudia amore, sono a casa. Se sei al sicuro resta dove sei, ti raggiungo io. Se sei in pericolo e ti muovi torna a casa. Ti aspetto.

A tutti voi, grazie, non mollate.

Lore

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