Quest #2: Reloaded

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11 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

È andata più o meno così. L’altro giorno esco per la seconda parte della mia chain quest. Shopping per macchine. Ho mantenuto il mio abbigliamento delle prime uscite visto che continua a fare caldo, unica differenza, ho addottato una katana presa al ristorante cinese al posto della mazza da hockey. Non ha il filo ed è di un metallo cromato indecente, ma è un bastone di ferro che dovrebbe spaccare una testa se colpita con abbastanza forza. Avrei anche uno spadone a due mani che ho ereditato da mio nonno, ma è un po’ troppo pesante e poco maneggevole.

Insomma esco e trovo la prima possibile macchina a un centinaio di metri da casa mia. Una panda 4×4 modello vecchio. La adoro quella macchina, ci ho imparato a guidare e ci ho passato più tempo che a casa appena presa la patente. È in mezzo ad una rotonda, con la porta del passeggero aperta. Mi avvicino con circospezione, ma è vuota, c’è solo del sangue sui sedili e sul cruscotto. E la chiave nel quadro. E parte. Nessuno si merita tanta fortuna. Al settimo cielo, parto e comincio a girare per Giaveno alla ricerca di una macchina un po’ più resistente.

Trovo la seconda macchina dopo una ventina di minuti. Un suzukino fuoristrada. L’ho sempre disprezzata sta macchinina, ma questa è stata preparata da Gaute da Suta (levati da davanti) un officina di queste parti che elabora fuoristrada. Gente che se gli porti una macchina normale, te la ridanno con le ruote dei camion da cava tedeschi e gli ammortizzatori lunghi quanto un palo della luce. Il proprietario probabilmente stava cercando di raggiungerla di corsa quando è stato beccato dai grigi, perché giace a pochi passi dalla macchina con le chiavi ancora in mano ma senza le gambette. Il suzukino non è proprio tanto meglio della panda, ma ha il paravacche, che è una cosa che può essere utile in questa stagione di zombie. Continuo a girare, perchè mi sento in giornata e non penso di aver raggiunto la perfezione.

Vi ricordate di come vi avevo parlato della paranoia dei carabinieri e come fosse stato impossibile entrare dentro la caserma perché erano troppo blindati? Beh, non vale per le loro macchine quando sono stati sbudellati e lasciati a morire in mezzo ad una strada. Lasciati a morire, ma non morti. Appena mi avvicino il milite comincia a rantolare e a trascinarsi verso di me. Ha le gambe smangiucchiate e si sta lasciando dietro un paio di metri buoni di intestino, ma lo stesso, a forza di braccia, si trascina verso di me. È sicuramente più disgustoso, ma meno spaventoso della vigilessa e gli spacco la testa con la katana, che a sua volta si spezza al manico. L’avevo detto che era una merda. Rimango lì in piedi con un’espressione stupida sul volto a fissare l’impugnatura per qualche secondo, prima di gettarla nel fosso. Prima considerazione. È la seconda volta che ammazzo uno zombo con un’arma da mischia e la seconda volta che detta arma mi si rompe in mano; o devo cominciare a trascinarmi dietro un arsenale più numeroso, o devo trovare un’arma da mischia più resistente. Seconda considerazione. Secondo tutore dell’ordine ammazzato; che abbia qualche problema con le autorità? Rubo il Defender dei carabinieri e comincio a tornarmene verso casa, pensando entusiasta che meglio di così non posso trovare.

…quando mi capita di passare davanti al parcheggio dei mezzi del comune. Il resto lo sapete. Giusto il tempo di sfondare la porta degli uffici e trovare le chiavi e me ne sono tornato a casa con un camion spazzaneve. Un bell’Iveco arancione con il coso davanti a punta. È stato amore a prima vista.

Ho passato tutto ieri a prepararmi. Con una pompa a pescaggio ho fatto il pieno di gasolio direttamente dalla cisterna del benzinaio, ho riempito anche un serbatoio da 500 litri che ho messo nel cassone, per avere dell’autonomia, e infine ho riempito un altro serbatoio da 500 litri di verde.

Giulio, nel solito campo ad est di Casale, te la porto io la benzina, ho voglia di farmi una cazzo di gita.

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