Una questione di karma

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8 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Manuel Moavero]

Qua l’epidemia (o sai quel cazzo che è) sembra l’avessero prevista, considerando la strana efficienza con cui col poco tempo a disposizione i militari e la protezione civile sono riusciti ad organizzare la raccolta e l’evacuazione della maggior parte della popolazione dell’hinterland romano. Encomiabili per una volta, ‘sti stronzi.

Sono riusciti addirittura a creare in fretta e furia quello che chiamano “sistema di sicurezza ad anelli”, che consiste da una serie di ciambelle concentriche tra le quali la più esterna si estende attorno alla capitale a partire dal GRA (compreso) per 50 km e al cui interno “vige la quarantena e il divieto assoluto di mobilità”, un modo carino per dire che sparano a vista a tutti i bipedi di fattezza umanoide che cercano da questo momento in poi di avvicinarsi agli anelli più interni.

In pratica tutti quelli che sono su questa superficie sono o sono destinati a diventare come loro o almeno sarà così “fino a nuovo ordine”.

Tra questo gruppo ristretto di stronzi ci sono io e la cosa pazzesca è che adesso come adesso non mi importa particolarmente, anzi quasi assume un senso il fatto che mentre qua intorno scattava l’esodo io mi fossi isolato a casa a godermi la posizione fetale nel rigurgito di depressione che m’è risalito nel buio del mio letto e abbia attribuito al vociare continuo che proveniva dal centro storico fuori le mie finestre chissà quale iniziativa per i festeggiamenti dei SS. patroni, caduti proprio in questi ultimi giorni. E non sapete quanto ho ringraziato Dio quando finalmente quel vociare ha smesso di rompere il cazzo.

Però, invece di essermi perso qualche ciambella fritta ricoperta di zucchero venduta dai boy-scout davanti al duomo, credo di essermi giocato il mio posto sull’arca di Noè. E pensare che io una volta ero uno di quegli scout, col fazzolettone, le frittelle e tutto il resto e dovrei avere ancora quel maglione blu della Sisley a casa dei miei che ancora odora di fritto.

Deve essere una questione di karma o, citando uno dei miei amici che dubito rivedrò mai, “si vede che me lo merito”. Fatto sta che il ragazzino in felpa gialla che ho visto stamattina alla finestra mentre procedeva in un trotto sbilenco la strada sotto casa prendendo a calci la testa decapitata e sanguinante di un suo coetaneo come fosse un Super Santos, non lo dimenticherò tanto facilmente.

Ciao sono Manuel e sopravvivo dalla provincia di Roma.

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