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	<title>The Survival Diaries - seconda stagione</title>
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		<title>Apocalypse Park</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 12:31:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando uscì Jurassik Park mia mamma non voleva farmelo vedere. A differenza di tutti gli altri ragazzini che ne avevano ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/22/apocalypse-park-la-donna-eredita-la-terra/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2513&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Quando uscì Jurassik Park mia mamma non voleva farmelo vedere. A differenza di tutti gli altri ragazzini che ne avevano accesso e potevano tranquillamente cagarsi addosso e divertirsi. Qualche mese dopo, di straforo, riuscii a vederlo a casa di un’amica. E quella fu la mia prima identificazione con il concetto di sopravvivenza. Diciamo che il Veneto non è esattamente come Isla Nublar, ma la sensazione è praticamente la stessa. Sei lì, col tuo zaino in spalla, i tuoi occhiali da sole strisciati, il tuo passo elefantesco in un negozio di cristalli, che giochi a ping pong con gli occhi per sgamare il velociraptor putrefatto. Hai le vesciche ai piedi e non sei abituata a camminare così tanto. Assieme alla tua compagna di viaggio hai concordato che spostarsi a piedi è la soluzione più sicura. Tuttavia, attraversando i campi marci e i paesini abbandonati, rimpiangi di non avere attorno a te un sottile strato di lamiera, corredato di motore e volante, che crei un effetto placebo alla tua sicurezza personale. È un po’ l’idea infantile che la coperta ti salvi da tutti i mostri, perché niente è più potente della paura, nemmeno un velociraptor putrefatto.</p>
<p style="text-align:justify;">Sandra non si lamenta mai, procede a passo veloce e a testa alta. Se mai un giorno dovessi scrivere un tema “Qual è la persona che stimi di più dell’apocalisse zombie?” sceglierei lei. Come dice sempre lei, la realtà è cambiata molto meno di quanto pensiamo. Io le rispondo che ci sarebbe andata meglio coi dinosauri.</p>
<p style="text-align:justify;">Leggo la stanchezza nelle parole di tutti i sopravvissuti di questo blog. Lo sento anche dentro me stessa. La volontà di ricreare un ordine ancestrale di struttura sociale e normalità. Ogni tanto però mi vien da pensare: e se noi fossimo una generazione di giunzione tra vecchio e nuovo ordinamento della Terra? Se quello che noi stiamo cercando di contrastare non fosse semplicemente un nuovo blocco di storia dell’umanità che avanza a prescindere dalla nostra volontà? E magari noi, in questo contesto, giochiamo la parte del vecchio scoreggione che non riesce ad adattarsi alle novità. Tutti i bambini che sono nati e stanno crescendo coi piedi ben piantati dentro l’Era Apocalittica che cazzo ne sanno di quello che c’era prima? È probabilmente che non lo vedranno mai, quello che abbiamo visto noi.</p>
<p style="text-align:justify;">Le generazioni a cavallo tra due ere ben precise hanno sempre avuto un ingrato compito: immolarsi per la propria identità. Anche se questa identità ormai è passata, superata, vecchia. Difendere il proprio contesto antropologico e le proprie conoscenze, sfidare il futuro che spinge alle nostre spalle.</p>
<p style="text-align:justify;">Il post di Zamma sul laboratorio e quello di Thomas mi hanno fatto pensare tantissimo. Ho covato ed esplicitato rabbia per giorni, mentre Sandra mi invitava ad accettare il nostro ruolo ed averne dignità.</p>
<p style="text-align:justify;">Qualche giorno dopo mi sono data una calmata, ho raccolto le cose più importanti da quella casa che mi aveva ospitata e protetta per molto tempo. Ho raccolto i documenti più importanti, copiato in chiavetta quelli digitali, riempito lo zaino di provviste (ormai le ultime) e portato tutto al di fuori della casa.</p>
<p style="text-align:justify;">Con diligenza maniacale ho creato dei piccoli fuochi interni ed esterni alla casa. Ci siamo messe a qualche metro di distanza e abbiamo cotto alcune salsicce sottovuoto con le fiamme che lentamente divampavano dal rifugio. Abbiamo fissato il fuoco che divorava il legno, che schioccava e si spezzava, lasciando infine un unico involucro di ferro, la vera protezione della casa di Charlie.</p>
<p style="text-align:justify;">Verso le 8 di mattina abbiamo preso armi e bagagli e siamo entrate al Jurassik Park. La cosa buffa è che esiste davvero un John Hammond, il vecchio visionario intrappolato dalla sua stessa creazione. Co-proprietario, assieme ad altri folli manipolatori della vita, della InGen, la società di sperimentazione genetica che permise alla fantascienza di diventare realtà. Sorrido all’idea che, perlomeno, non siamo riusciti a raggiungere lo scopo nelle modalità che volevano loro. Ma effettivamente questa vita eterna se la sono guadagnata, un po’ meno dinamica, cosciente, divertente. Tuttavia potenzialmente eterna.</p>
<p style="text-align:justify;">Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l&#8217;uomo, l&#8217;uomo distrugge Dio, l&#8217;uomo crea i dinosauri. I dinosauri mangiano l&#8217;uomo, la donna eredita la Terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci stiamo avvicinando al covo dei Magna Tuto o, come dice Alienone, Magna Merda. Di notte ci fermiamo dove troviamo riparo. Case abbandonate, fienili, bar. Le modalità del ritrovo dovranno essere criptate. Ho sempre la sensazione che Nostra Signora della Merda, Area, abbia molto tempo libero e lo passi a supervisionare i dissidenti del feudo.</p>
<p style="text-align:justify;">PS: Se Pekka arriva con l’aereo, il posto davanti è mio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2513/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2513/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2513&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>IDDQD</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È l’atomica,” disse Pattume felice. Si mise ad ondeggiare avanti e indietro sul sedile come un convertito a un cerimonia ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/17/iddqd/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2505&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>“È l’atomica,” disse Pattume felice. Si mise ad ondeggiare avanti e indietro sul sedile come un convertito a un cerimonia religiosa. “La bomba A, una grande, la bomba A, il gran fuoco, la mia vita per te.</em>”<br />
S.King, da “The Stand”</p>
<p style="text-align:justify;">Quando superi il limite? Voglio dire, quand’è che smetti di essere umano e diventi qualcos&#8217;altro? Dopo aver preso il D20 ho ucciso un cane e l’ho mangiato, solo perché avevo fame. Almeno spero di aver avuto fame. Ho alcuni ricordi sconnessi di un paesino dopo la Jesolana, forse Portegrandi. C’era della gente laggiù. Non riesco &#8211; o non voglio- ricordare se fossero vivi morenti o morti viventi.<br />
Ricordo però di averli fatti a pezzi. Ricordo di aver ficcato indice e pollice negli occhi di un tizio e aver usato la sua testa come una palla da bowling. Con ancora il corpo attaccato.<br />
Dopo aver fatto una cosa del genere, ammettendo che il tizio in questione non fosse stato uno Zulu, si è ancora esseri umani? E poi… se non sono più un essere umano, cosa sono diventato? Un untore come Guile o Area? Un assassino come i Magna Tuto? Un mostro come gli Zulu?<br />
Non so se riuscirò a dirvi tutto quello che vorrei. Per la prima volta in vita mia non ho voglia di scrivere, né di leggere. Di leggervi, in particolar modo. Mi mancate, mi manca Venezia, mi manca tutto, ma non sopporterei di sapere che un altro di voi se n’è andato. A volte ripenso ancora all’aereo di Giulio, all’esplosione sul Ponte della Libertà…<br />
Forse è questo blog che mi definisce ancora come umano, per questo scrivo ancora, dopo quello che ho fatto e sto per fare.</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno mi ha detto che bisogna morire mille volte per continuare a vivere. Ecco, io credo che ci sia un limite anche a questo, un punto di non ritorno. Sì, perché quando ho preso la boccetta di D20, dopo aver visto Chloe sgozzata sul pavimento, coi jeans e le mutande tirate giù fino alle caviglie, io sono morto per l’ultima volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Avevo in testa questo romanzo una volta, parlava di una strega, una negromante sfregiata che proteggeva un avamposto dall’attacco di un intero esercito con le peggiori arti oscure. Il suo motto preferito era “Il Potere qualcosa ti dà e qualcosa ti prende”.<br />
Già. E più ti prende più ti dà. Il D20 funziona così. Credo che abbia a che fare con l’immaginazione, col sogno. Non è un super-gatorade, un potenziatore muscolare o una cosa del genere. Il D20 ha a che fare col modo in cui percepiamo noi stessi e la realtà attorno a noi.<br />
Funziona maggiormente se lo assume gente con molta fantasia mi ha rivelato Gonzo (Oh sì, ho rivisto Gonzo. E sì, non ho voglia di metterci tanta suspense: Gonzo è un untore, anche se untore non è proprio la parola giusta per lui). Quindi, se leggete questo, cari amici, so che su di voi funzionerebbe bene. Però risparmiatevi questo sballo, lasciate fare tutto allo sballato. Anzi: lasciate questo posto, la provincia di Venezia, il Veneto. Lasciate l’Italia se potete, Gonzo dice che da qualche parte le cose stanno riprendendo a funzionare. Io gli ho chiesto quando mai le cose abbiano funzionato e lui ha fatto spallucce.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma sì, ma sì. Il calore degli affetti, un abbraccio che ti scalda, una partita a Scarabeo, un bicchiere di vino, un bimbo che vi chiama mamma o papà, giornate senza pensieri, col cuore e l’anima in pace. Spero che questo vi aspetti. Anzi, mi incazzerei pure dal posto in cui sto per andare se qualcuno di voi un giorno non vedrà il mondo dopo di questo.</p>
<p style="text-align:justify;">Sarà meglio cercare di dare una parvenza d’ordine a queste righe, ma non sarà facile. Vi scrive un uomo già morto che aveva un sacco di confusione in testa anche da vivo.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo lo sballo da D20, mi sono ritrovato nudo al centro esatto di Piazza Ferretto, a Mestre. Una di quelle cose che succedono spesso a Bruce Banner, immagino. Attorno a me c’erano decine di cadaveri. Alcuni erano già morti prima che arrivassi io, credo. Altri, quelli col tatuaggio dei Magna Tuto, probabilmente no. Davanti a me c’era Gonzo, con la stessa espressione di quando l’avevo lasciato a Venezia e la stessa identica camicia hawaiana. Prima di congedarci, l’ultima volta mi aveva confessato che il suo nome vero era quello di una marca di moto. Mi ci sono voluti mesi e una sbornia colossale per capire a quale nome si riferisse. Eppure era così logico.<br />
“Honda.” L’ho salutato, vedendolo arrivare. Gli effetti del D20 erano svaniti del tutto improvvisamente. Mi sembrava come di essere stato colpito da un fulmine dopo aver ascoltato Ummagumma a tutto volume per tre giorni di fila. Non mi ero neppure accorto di essere nudo.<br />
“Beccato.” Mi ha risposto lui. “Ma sono ancora troppo magro per il sumo.”<br />
“Non perderti d’animo, sei sulla buona strada.” Gli ho risposto, prima di crollare a terra.<br />
Gonzo mi ha portato su una Jeep, mi ha spiegato che Guile gli aveva chiesto di &#8216;dare un’occhiata al pazzo&#8217;, prima di uscirsene con suo figlio da questa storia.<br />
“Non mi dici che ne ho preso troppo?” gli ho chiesto, mentre guidava lungo via Miranese, la strada che da Mestre porta dritta dritta fino al resto dello Stivale Imputridito. Gonzo ha scosso la testa e mi ha chiesto dove volessi andare in vacanza. Io gli ho dato l’indirizzo di casa mia e lui lì mi ha portato, nel posto dove tutto è cominciato, qualche era geologica fa.<br />
Abbiamo trovato tutto come l’avevo lasciato. Non c’è voluto nulla per scardinare il portoncino d’ingresso e la porta di casa mia. La barricata che avevo costruito prima di andare ad aspettare i soccorsi sul tetto era l’opera di un sopravvissuto a livello pre-amatoriale. Un niubbo dell’apocalisse. Oggi sicuramente potrei fare di meglio: non mi prenderei neppure la briga di accatastare mobili, mi scolerei un bel D20 <i>on ice</i> e chi s’è visto s’è visto. Una volta scoperto il codice per il God Mode è tutto più facile.<br />
Gonzo è rimasto un po’ con me. Gli ho mostrato i miei libri, gli ho regalato un mio romanzo stupido su un gruppo di Dei che si risvegliava dopo l’apocalisse nucleare. Ci siamo cucinati gli spaghetti col tonno. Abbiamo bevuto anche, ma per una volta ho lasciato la bottiglia mezza piena. Gli ho raccontato tutto, di Jesolo e Chloe, della comunità e dell’attacco dei Magna Tuto. Lui mi ha ascoltato, ma mi ha dato l’impressione che niente di quello che dicevo gli fosse nuovo.<br />
Mi ha chiesto cosa volevo fare. Io gliel’ho detto. Lui è rimasto in silenzio per più di quanto mi sarei aspettato.<br />
“Magari non te lo ricordi, ma l’hai scritto. Hai scritto il tuo piano.” Ha replicato infine.<br />
“Cosa ho scritto?”<br />
“Nel tuo ultimo post. Mentre eri D-ventato, come hai detto tu.”<br />
“Non mi ricordo di aver scritto qualcosa.” Né avevo voglia di leggermi. Sarebbe stato come guardare un video in cui mi masturbavo. “Ma se sai già tutto, sai di cosa ho bisogno.”<br />
Gonzo mi ha fissato, lui sì che aveva alzato un po’ troppo il gomito. Si era portato delle bottiglie di Suntory ‘per ogni emergenza alcolica’.  “Ho quello che ti serve, giù, nella Jeep. Non dovrei portarmi in giro quella roba del cazzo… potrebbe anche venirmi la tentazione di prenderla, come è successo agli altri.”<br />
“E me la darai?”<br />
Di nuovo silenzio. Gonzo si è portato le mani al volto e ha sospirato: “Che storia del cazzo”.<br />
“Non guardare me, non l’ho cominciata io.” Ho risposto.<br />
“Non sono uno che convince gli altri a non fare cazzate, ma magari puoi aiutarmi a farti rinunciare al piano-pattumiera.”<br />
<i>Piano-pattumiera</i>, calzante. Qualcuno dei libri che gli avevo mostrato probabilmente lo aveva sicuramente letto. Più di uno, credo.<br />
“Gonzo, tu cosa sai di me?”<br />
Gonzo ha fatto spallucce. “Sei un bravo ragazzo, non più strano della media come vuoi fingere a tutti i costi chissà per quale motivo.”<br />
“Già, ma questo dovevi dirmelo prima che tu e gli altri vi metteste a giocare a ‘La fabbrica dei mostri’. Ho ricordato sai, quello che è successo a Sant’Erasmo. So tutto dell’Ourobureau e di quel tatuaggio che hai sul braccio.”<br />
“Io ero lì con un contratto a progetto, Alien.”<br />
Non so perché, ma questo mi fece fare una gran risata. “Bé, però ti sei meritato anche tu il tuo soprannome alla Street Fighter, caro Honda.”<br />
“È stata un’idea del nostro IT. Sai come sono quei tizi. I nostri username per la rete aziendale dell’Ouro li ha scelti lui. Sembrava un’idea divertente. Tanto per fare squadra. Poi è venuto il tatuaggio e il Vecchio voleva…”<br />
“Non mi importa, sai. Veramente. Com’è successo tutto non è più affar mio. Io adesso sono qui per la mia festa, per il mio piano-pattumiera. Di vecchi, serpenti, zombie e videogiochi non me ne frega più un cazzo. Mi importa solo che Area frigga all’inferno con i suoi Magna Merda. M’importa che di questo posto nessuno ricordi più nulla. M’importa che sia cancellato dalla storia, come si cancella il capitolo brutto di un romanzo comunque mediocre.”<br />
Gonzo ha bevuto un lungo sorso di Suntory, direttamente dalla bottiglia. Me ne ha offerto, ma ho rifiutato.<br />
“Già.” Ha detto poi. “Allora credo che ti servirà quello che ho nella Jeep.”</p>
<p style="text-align:justify;">Gonzo se n’è andato la mattina dopo. Mi ha consegnato una scatola con una decina di bottigliette di D20. Gli ho chiesto se per caso non avesse sostituito la pozione degli untori con dell’acqua, lui mi ha risposto che in vita sua non potrebbe immaginare crimine peggiore di togliere a un drogato la sua roba. Mentre parlavamo, davanti al cancello di casa mia si erano assiepati una decina di Zulu. Non li avevo mai visti così putrefatti. Eppure erano vivi. Rimasugli d’ossa e tessuti che si muovevano, grattavano, cercavano. La fame li stava uccidendo. Presto non avrebbero avuto più arti per muoversi… e magari, orribilmente, avrebbero continuato a vivere. Ecco, dov’è il limite? Quand’è che uno Zulu non è più Zulu?<br />
“Sai cosa penso?” Mi ha detto Gonzo, guardandoli. Io ho taciuto.<br />
“Penso che loro siano come il Vecchio. Dormono, sognano. Nella loro testa sono ancora vivi, tutti insieme, in un mondo perfetto. Si abbracciano, fanno l’amore, cantano, raccontano storie seduti attorno ad un fuoco, si capiscono l’un l’altro, si fanno delle gran bevute e fumate.”<br />
“Già. Quelli fortunati sono loro, Gonzo.”<br />
Per tutta risposta, il mio amico ha preso un Remington 870 dalla Jeep e uno dopo l’altro li ha fatti secchi. Dieci colpi precisi, senza esitazioni, prendendosi solo il tempo di ricaricare. “Proprio dei fortunati figli di puttana.”<br />
“Dove andrai adesso?” Gli ho chiesto.<br />
Gonzo, al suo solito modo, ha fatto spallucce. “Mi sarebbe sempre piaciuto vedere il Fujiyama” ha risposto.<br />
“Ricordati che si chiama Fujisan, hanno sempre sbagliato a tradurlo. Per arrivarci vai verso Trieste e poi gira a destra.”<br />
Gonzo ha sorriso ed è montato sulla Jeep, facendo la V di vittoria con le dita delle mani. Poi se n’è andato. E se vi aspettate che vi dica che Gonzo era un prototipo di Dio, troppo strano per vivere e troppo raro per morire, bè, probabilmente per questo mondo c’è ancora un po’ di speranza. Ma anche questo, oramai non è più affar mio.</p>
<p style="text-align:justify;">Penso che basti questo, per ora ho bisogno di stare un po’ solo e pensare alle mie cose di Alienone. Mi è quasi venuta voglia di pregare, davvero. Chissà, magari in questa pozzanghera di schiuma quantica in cui siamo immersi fino alle sopracciglia c’è davvero qualcuno che mi sente.<br />
Magari mi sente anche Chloe.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2505/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2505/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2505&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>E LA NAVE VA!</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seconda Stagione]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Special Guest]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Astrofilosofo Melodia]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvissuti]]></category>
		<category><![CDATA[zombie]]></category>

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		<description><![CDATA[[Special Guest: Fabrizio Astrofilosofo Melodia] Quando si diceva che una cosa nasce storta e mai potrà finire dritta, si può affermare ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/17/e-la-nave-va/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2493&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special Guest: Fabrizio Astrofilosofo Melodia]</p>
<p>Quando si diceva che una cosa nasce storta e mai potrà finire dritta, si può affermare anche il contrario, purtroppo gli assiomi difficilmente sbagliano, come afferma il grande filosofo calciatore Gennaro Gattuso.</p>
<p>Non puoi dimostrare il perchè sbagliano, ma è cosi, lo devi accettare, anche se ogni fibra del tuo corpo vorrebbe tanto poter pronunciare un sentito vaffanculo agli assiomi, corollari e inventari che tanto rendono impossibile la vita.</p>
<p>Io e Francesca Cuciaro avevamo completamente abbassato la guardia, dopo il nostro incontro con le valorose truppe dei Lagunari sopravvissute in territorio veneziano.</p>
<p>Infatti Francesca era crollata addormentata su di me, mentre il carrarmato del tenente colonnello Mercogliano entrava pigramente nel ferry boat che avrebbe dovuto portarci al Lido di Venezia, nella base messa in sicurezza dai soldati di Mercogliano.</p>
<p>Ho detto dovrebbe, perchè, mentre dormivo anch&#8217;io, vinto ormai da tutte le prove che avevo dovuto sopportare, accadde l&#8217;imprevedibile.</p>
<p>Adesso, ripendandoci, mi sembra davvero molto ironico quello che accadde, dopo aver superato la mia prigionia nel cesso di casa mia, per poi scontrarmi con i parenti di Francesca Cuciaro e sfuggire a un&#8217;orda di zombie affamati e latranti dal supermercato grazie a una tronchesi e all&#8217;abilità di tiro con l&#8217;arco di Cesca, finire in quel modo davvero non me lo sarei mai aspettato.</p>
<p>Le urla si levarono alte, mentre io e Francesca Cuciaro ci svegliammo teneramente abbracciati l&#8217;uno all&#8217;altro nella cuccetta del ferry boat.</p>
<p>Percepimmo delle scariche di mitragliatrice e le urla concitate dei soldati e la voce stentorea di Mercogliano che incitava i suoi uomini alla resistenza con ogni mezzo, mentre si era attaccato alla radio per dare disposizioni alla base del Lido di Venezia, più precisamente all&#8217;ex aereoporto del Lame di Concordia, dov&#8217;erano asserragliati il grosso della sua truppa.</p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Attenzione! Il contagio si è propagato qui a bordo con la forza di un incendio! Se vedete avvicinarsi il ferry boat e non ho dato per tre volte la conferma con il codice convenuto, affondatelo senza pietà, chiaro?! Ripeto&#8230;», fu tutto quello che riuscii a sentire, quando mi resi conto che Francesca Cuciaro guardava fuori atterrita.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Mi avvicinai a lei, rimanendo impietrito dall&#8217;orrore. Il corridoio era pieno di soldati ormai in avanzato stato di decadimento, i quali avanzavano dinoccolati, lamentosi, con le bocche che grondavano sangue e pezzi di carne.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Chi diavolo poteva essere stato a diffondere il contagio? Prima di salire a bordo tutti quanti erano stati esaminati con attrezzatissimi bioscan medici, recuperati dall&#8217; Istituto Sherman di diagnostica presso il ponte di Rialto, come ci raccontava Mercogliano riguardo alle loro prime incursioni sulle isole veneziane, tremendamente sconvolte dal contagio.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Tutte avevano dato esito negativo, anche se il mio esame aveva dato un esito particolare ma non preoccupante, dovuto forse alle troppe privazioni cui ero andato incontro.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Non aveva senso, a meno che non fosse partito tutto da qualcosa assolutamente imponderabile, un incidente occorso in modo causale o che cazzo ne sapevo io.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">So solo che eravamo accerchiati da non morti, tutti belli affamati ed eravamo in trappola, la nostra cuccetta era una stanza chiusa e solo degli oblò stretti davano la possibilità di uscire in qualche modo da quel ventre di metallo.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Non ci pensai due volte, chiusi la porta con il pesante chiavistello, era tutto di lamiera di buona fabbricazione, come si conveniva ai ferry boat veneziani prodotti alla Fincantieri di Mestre.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Avrebbe retto all&#8217;assalto, ammesso e non concesso che avremmo superato la fame e la sete, trovando un sistema per metterci in salvo.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Il click secco mi riportò alla realtà, distraendomi dai miei pensieri.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Francesca Cuciaro mi stava puntando una bella Beretta 9 mm direttamente in faccia, con un sorriso beffardo stampato sulla faccia da gattina vogliosa.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">La riconobbi per il manico laccato d&#8217;avorio, era l&#8217;arma personale del tenente colonnello Mercogliano, non se ne sarebbe mai separato a meno che non fosse morto.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">In quel momento, ogni pezzo del puzzle andò a posto, tutto collimava alla perfezione, ogni luce si accese illuminando la giusta prospettiva delle cose.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Sei stata tu! Hai contagiato tutti proprio qui a bordo!», esclamai con una punta di sopresa ironia.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Sei molto intelligente, Fabrizio! Peccato che, come tutti i rappresentanti di sesso maschile, ti funzioni un solo neurone!», rispose Francesca Cuciaro, brandendo l&#8217;arma con destrezza, il suo bel corpo formoso dava alla situazione un impercettibile senso di sensuale malessere.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Fammi indovinare, brutta puttana! Tu e i tuoi cari parenti eravate proprio degli ecoterroristi, davvero incalliti. Talmente tanto fanatici da rubare un campione di un virus sconosciuto e ricattare i piani alti, solo che poi la situazione vi è sfuggita di mano», adoravo fare la parte del detective sapientone, devo ammettere che mi riusciva bene.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Sbagliato, mio caro neurino sottosviluppato! Ho semplicemente spaccato le fiale con i campioni di sangue che Mercogliano aveva fatto prelevare ai suoi uomini. Una volta contagiato uno, l&#8217;infezione si propaga con facilità. Io ero sicura di resistere abbastanza, dato che le mie medicine, non mi chiedere come o perchè, inibiscono l&#8217;effetto di propagazione del virus, ma a una esposizione prolungata non valgono un cazzo!», mi rispose Francesca Cuciaro, smontando il mio orgoglio maschile, visibilmente ridotto ai minimi termini.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Non avevo proprio capito una sega.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Come diavolo hai fatto? Non ti ho proprio sentita muoverti!», chiesi.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Eri talmente distrutto che non è stato difficile sgattaiolare fuori e introdurmi sul mezzo di Mercogliano, avevo visto dove avevano messo la roba e altrettanto facile inondare il colonnello del composto tenendolo sotto tiro con la sua stessa pistola. Mentre erano indaffarati a difendersi, sono rientrata qui dentro, contando sul fatto di mettermi in salvo dall&#8217;oblò. Avrei dovuto cacciarti dentro una pallottola pietosa, ma, chissà perchè vedendoti dormire, non sono riuscita a farlo!».</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Ancora non capisco il motivo che ti ha spinta ad agire cosi!».</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Ancora non lo capisci? Avrebbero dato la colpa a me di tutto questo casino, mentre non avevamo nulla a che fare con tutta questa merda del contagio e degli zombi! Mi avrebbero processato come corte marziale e mandata a morte. No, grazie! Preferisco vivere come posso, in questo maledetto incubo malato, tanto ho come la sensazione che presto o tardi faremo tutti una merdosa fine».</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Era completamente pazza, ma la sua follia era lucida e dentro di me sapevo che aveva ragione.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Ascolta, dammi la pistola, finiamola qui e cerchiamo di fuggire insieme! Li senti la fuori, come battono? Presto o tardi entreranno oppure Mercogliano è riuscito a montare sul carrarmato e a cannoneggiarli per benino, nel qual caso saremo di nuovo nella stessa situazione di prima. Non fare la stupida, possiamo uscirne entrambi», le dissi avvicinandomi a passo fermo verso la canna della pistola spianata.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">«Non ti avvicinare, Fabry! O ti ammazzo, non sei un cazzo per me, non provo nulla per te!».</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Ma le labbra le tremavano e la conoscevo abbastanza per capire che mentiva a se stessa.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Avanzai, posi la mano sulla pistola e gliela tolsi senza troppa fatica.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Le lacrime le scorrevano copiose dagli occhi, quella fu la goccia di traboccamento del vaso, la presi per le braccia e avvicinai il suo viso piangente al mio, il cuore mi batteva forte, era una follia, ma ormai avevo rotto qualsiasi remora.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">La baciai, con passione, aveva le labbra dal sapore di fragola e panna, mentre le nostre lingue giocavano a rincorrersi e accarezzarsi.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Ci abbracciamo senza smettere di baciarci, la nostra passione non s&#8217;interruppe nemmeno quando si udirono delle forti detonazioni seguite da esplosioni potenti.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Ci accasciammo a terra, stringendoci e baciandoci sempre più, mentre le nostre mani armeggiavano con fretta per liberarci dei nostri vestiti, io persi la pazienza e strappai la maglietta di Francesca, addentando il seno florido e sodo, dai capezzoli ritti, duri come chiodi.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Francesca Cuciaro mi tenne premuta la testa, mentre sospirava di piacere alle mie insistenti attenzioni, le urla e i lamenti degli zombi si perdevano in lontananza con quello delle mitragliatrici e delle detonazioni, la nave parve inclinarsi mentre immaginavo stesse andando alla deriva, come le pulsioni insensate che avevano preso me e Francesca Cuciaro.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">La presi con violenza, sbattendola contro la parete del ferry boat, mentre dall&#8217;oblò aperto venivan o fumi di fuoco e all&#8217;esterno la nave s&#8217;inclinava paurosamente, mentre i miei colpi si facevano strada nell&#8217;umidissima rosa di Francesca.</span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Raggiungemmo insieme l&#8217;apice del piacere, proprio nel momento in cui la porta si spalancò,ormai sfinita dai colpi, come i nostri corpi, ormai offerti al sacrificio dell&#8217;orda.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">
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		<title>164 non risponde più</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seconda Stagione]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Special Guest]]></category>
		<category><![CDATA[164]]></category>
		<category><![CDATA[ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvissuti]]></category>
		<category><![CDATA[zombie]]></category>

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		<description><![CDATA[[Special guest: 164] Era una serata tranquilla quel 29 marzo, fino a quando il cellulare non squillò, o meglio vibrò. ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/16/164-non-risponde-piu/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2433&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special guest: 164]</p>
<p style="text-align:justify;">Era una serata tranquilla quel 29 marzo, fino a quando il cellulare non squillò, o meglio vibrò.<br /> Risposi un po&#8217; contro voglia, perché notai che il numero da cui partiva la chiamata era il numero delle chiamate d&#8217;emergenza gestito dal presidente della nostra associazione: &#8220;Pronto Capo ! Dimmi tutto!&#8221;, dall&#8217;altra parte una voce per nulla familiare rispose &#8220;Non faccia lo spiritoso, è una chiamata di emergenza, se n&#8217;è accorto ? E&#8217; lei il Sig. RXXXXX ?&#8221; (non vi rivelerò la mia identità); rispondo &#8220;Si, sono io&#8221;; &#8220;Io sono un collaboratore del Prefetto di Ravenna, si presenti tra non più di 30 minuti al centro operativo della sua associazione con divisa d&#8217;ordinanza, un borsone capiente e la sua vettura di proprietà con il pieno di carburante&#8221;.<br /> Provai a farfugliare qualcosa, ma non mi lasciò parlare e riattaccò subito &#8220;RXXXXX mi ha detto di essere lei, non so se ha capito, glielo spiego meglio&#8230; Sono un collaboratore del Prefetto e questa non è una richiesta di disponibilità al servizio: E&#8217; UN ORDINE ! D&#8217;ora in poi  lei verrà chiamato con il suo numero di identificazione: 164. Riagganci il telefono, si prepari, faccia il pieno alla vettura e venga qua. E&#8217; chiaro adesso ?&#8221;. Risposi di sì.<br /> L&#8217;apocalisse per me cominciò così.<br /> Feci tutto quanto mi venne richiesto e mi presentai al ritrovo sul filo dei minuti.<br /> Nel tragitto però le riflessioni si accavallavano, non mi era mai capitato di essere contattato direttamente dalla Prefettura, e nemmeno da un ufficio del Comune, sebbene fossimo alle &#8220;dirette&#8221; dipendenze dell&#8217;assessorato preposto&#8230; C&#8217;era qualcosa che non tornava.<br /> Arrivai alla centrale operativa e quello che vidi mi lasciò ancor più perplesso. Tutti i miei colleghi erano in riga, quasi sugli attenti, e con un altrettanto strano assembramento di forze dell&#8217;ordine, principalmente Carabinieri e Polizia Municipale tutti in tenuta operativa e armati di tutto punto.</p>
<p style="text-align:justify;">Parcheggiai l&#8217;auto e scesi, non feci in tempo nemmeno a salutare i miei colleghi volontari di protezione civile, che venni immediatamente registrato come presente ed operativo, provai a far presente che non ero in possesso dell&#8217;idoneità psico fisica e venni zittito in un secondo da un carabiniere che mi ordinò di mettermi in riga con gli altri. C&#8217;eravamo tutti, ma da quel momento in avanti non vidi più nessuno, o quasi.</p>
<p style="text-align:justify;">Di lì a qualche minuto iniziarono a formare le squadre composte da un carabiniere e tre di noi. Io venni destinato all&#8217;ospedale. Venimmo dotati di sfollagente, guanti e maschere antigas, in qualche minuto ci spiegarono come fare male con il manganello e ad indossare rapidamente la maschera. Il briefing operativo fu altrettanto breve e conciso: dovunque fossimo stati destinati e qualsiasi compito ci venisse affidato dovevamo portarlo a termine, non importava come e con quali mezzi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci venne ordinato di salire in macchina, la mia per la precisione perché era capiente presumo, e ci dirigemmo verso l&#8217;ospedale. Arrivati nei pressi della struttura notammo il delirio in cui era precipitata. Il carabiniere scese e noi con lui, fummo accolti da un suo superiore che non ebbe nemmeno la grazia di indorarci la pillola: qui si moriva tutti. Il pronto soccorso aveva già l&#8217;organico di sorveglianza completo, quindi venimmo dirottati al centro analisi e ai poliambulatori. Col senno di poi direi che è stata la mia salvezza. Le ultime parole di senso compiuto che udii vennero proprio dal carabiniere che ci aveva dato le consegne: lei vada al primo piano con ruolo di piantone all&#8217;ufficio distribuzione materiale per diabetici.</p>
<p style="text-align:justify;">Arrivai di sopra, ma dell&#8217;ufficio non rimaneva che la parvenza. Tutto il materiale era stato accantonato ed era diventato una specie di approdo per feriti di varia natura. Solo dopo capii che poteva trasformarsi in un vicolo cieco. Cercavo di tenere calmi gli animi e spiegare che il medico faceva quel che poteva, fino a che un uomo, non mi fece perdere completamente la pazienza e mollai la prima di una lunga serie di manganellate. Avevo avuto a che fare con ubriachi, fumati, rissosi, alterati, attaccabrighe ma ero sempre riuscito a risolverla più o meno bene. Quella volta no. Ero teso come una corda di violino e non ci volle altro. Colpii quell&#8217;uomo al ginocchio e lo feci cadere, vibrai altri due o tre colpi ben assestati alle gambe in modo che non potesse reagire nell&#8217;immediatezza, me ne pentii amaramente, aveva già perso quasi tutti, gli restava solo la nipotina ferita. Smisi di parlare e da quel momento non proferii più parola; con nessuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla fine le cinture contenitive al pronto soccorso cedettero e fu un&#8217;invasione. Li vedemmo arrivare dalle finestre, non riuscìi a fare molto, tutti si diedero alla fuga in maniera scomposta e furono tutti sopraffatti.</p>
<p style="text-align:justify;">Vuotai la mia borsa e la riempii con tutto il materiale per diabetici che trovai. Purtroppo ne avevo bisogno. Fortunatamente era tutta roba leggera. Mi feci un test immediatamente per evitare l&#8217;ipoglicemia mentre scappavo, o meglio mentre regolavo alcuni conti.</p>
<p style="text-align:justify;">Provai a tornare sui miei passi, ma non si rivelò un&#8217;impresa facile. La radio datami in dotazione gracchiava parole incomprensibili, ogni tanto mi pareva di sentire il mio numero, ma non risposi mai, fino a che non sentii chiaramente &#8220;164 non risponde più&#8221;. Il tentativo di fuga da quel luogo fallì miseramente e dovetti ripiegare in uno stanzino remoto e nascosto, ma mi convinsi ben presto che dovevo agire approfittando del fuggi fuggi generale che disorientava gli zombi, e così feci. Con le mie gambe mal messe e le anche doloranti ormai da anni (12 per la precisione) mi accodai ad un gruppetto di &#8220;vittime sacrificali&#8221;. Loro scappavano e io dietro, non mi avvicinai mai più di tanto non volevo farmi costringere nella morsa dall&#8217;aiuto obbligatorio che la divisa mi imponeva. Se ce la facevano, dovevano farcela da soli. Uscirono e vennero immediatamente aggrediti, non descriverò nulla della loro morte, sapete già tutto meglio di me. Mi feci strada a suon di manganellate, prima alle ginocchia per obbligarli ad abbassarsi perdendo l&#8217;equilibrio, poi centrando la nuca con il piccolo manico. Mi voltai una volta sola, e vidi, sul tetto dell&#8217;edificio, una sagoma umana con le braccia tese in segno di vittoria. Non avevo tempo da perdere. Corsi verso l&#8217;area &#8220;Emergenze &#8211; Prima accoglienza&#8221;, non c&#8217;era più nulla da fare. Le tende allestite erano lacere e il pavimento era diventato una pozzanghera unica di melma  puzzolente. Vi chiederete &#8220;Cosa ci sei andato a fare ?&#8221;… Dovevo regolare un conticino in sospeso e lo feci. Trovai chi stavo cercando, e tra lo sconcerto di quella manciata di persone li intorno, vibrai la seconda manganellata che mise a tacere per sempre la mia voce. Era comparso il lato oscuro, meccanicamente eseguii gli ordini della vendetta. Mi tolsi la parte di sopra della divisa, la buttai a terra, e me ne andai.</p>
<p style="text-align:justify;">Arrivai alla mia macchina raccogliendo e portando con me alcune armi recuperate a destra e a manca, ma tanto non sapevo usarle e avevo paura che mi saltassero in faccia. Buttai tutto il mio carico nel portabagagli e feci per tornare a casa, ma la strada del ritorno dimostrò in tutto il suo orrore ciò che &#8220;fiutammo&#8221; all&#8217;andata. Ora non solo le strade erano deserte, o quasi, ma alcune traverse erano un tappeto di morti che si stavano rialzando. Pensai che quello nell&#8217;aria fosse odore di polvere da sparo, ma l&#8217;odore di sangue lo riconoscevo bene.</p>
<p style="text-align:justify;">Svoltai a sinistra per raggiungere casa, ma era una via a fondo chiuso, frenai bruscamente ed entrai in retromarcia, le porte di tutte le case erano spalancate, compresa la mia… Le persone che avevo lasciato non c&#8217;erano più. Fu un&#8217;alba livida, un po&#8217; come Paolini descrisse l&#8217;alba del dopo Vajont. La rugiada si posava lieve sulle foglie delle mie rose, ma non me ne accorsi come al solito, era stato tutto spento da un fogliettino appiccicato alla porta di ingresso che recitava: &#8220;Le persone che abitavano qui sono state tutte trasferite presso il centro operativo sito in Via Romea. La cittadinanza che NON presenta febbre, escoriazioni, e ferite provocate da terzi con scambio di fluidi biologici (volgarmente detto morso) è invitata a presentarsi presso detto centro per essere ospitata in attesa dell&#8217;esaurirsi dell&#8217;emergenza&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora capivo tutto… La radio non gracchiava cose senza senso, erano le grida di aiuto che saturavano il microfono e non lasciavano sentire bene chi riceveva…</p>
<p style="text-align:justify;">Pensavano di essere furbi. Avevano sistemato il centro di raccolta nei pressi dell&#8217;inceneritore di rifiuti così gli infetti li smaltivano direttamente.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma qualcosa andò storto e si trovarono circondati.</p>
<p style="text-align:justify;">Raccattai poche cose, coltelli, qualcosa da mangiare, un piccone che era a portata di mano e avrebbe potuto essere utile come ad esempio il giubbotto da moto con le protezioni ai gomiti e alle spalle; mi cambiai d&#8217;abito perché quel giallo non era consono alla situazione, troppo visibile. Aprii il frigorifero e presi tutta l&#8217;insulina che avevo sistemandola con del ghiaccio, presi tutti i farmaci soppressori del dolore, con tutte quelle mezze corsette e scatti le anche mi facevano un gran male e la prospettiva della protesi non era dietro l&#8217;angolo, avrei dovuto sopportare un dolore crescente. Fortunatamente le borse in casa non sono mai mancate così ne riempii un paio e cercai di portarle alla macchina ma ero stato troppo rumoroso e una decina di vicini di casa &#8220;sfuggiti&#8221; al rastrellamento si presentò alla mia porta, ma non con l&#8217;intenzione di darmi il ben tornato. Erano tutte brave persone, c&#8217;erano anche i miei nonni. Mi occorsero un paio di ore buone per liberarmi di loro, e più ne facevo fuori con più la mia umanità spariva. Colpivo, colpivo, colpivo sempre più forte, e dentro sentivo i colpi cancellare la mia vita partendo dalla mia infanzia. Salii in macchina e partii a tutto gas.</p>
<p style="text-align:justify;">Direzione porto.</p>
<p style="text-align:justify;">Premetti il pulsante per comunicare con la radio, ma non usci una parola che fosse una… Rilasciai il pulsante. La mia mente rifiutava la situazione. Ero stanco, provato e dolorante, provai a parlare da solo ma non riuscivo. Emettevo solo suoni gutturali e lettere come la &#8220;R&#8221; la &#8220;T&#8221;  e quasi tutte le vocali erano scomparse dalla mia gola… La radio appoggiata sul sedile del passeggero si illuminò ed uscì un sussurro &#8220;164.. 164… Mi senti ?&#8221; qualche secondo e riprese: &#8220;164 ! 164 ! Sei lì ? 164 qua al centro operativo siamo spacciati, siamo nella merda, non ci aiuta nessuno. Siamo in 3. Se ci sei ti prego aiutaci&#8221;. Spensi la radio e andai in officina, il mio ex luogo di lavoro, mi procurai qualche &#8220;arma&#8221; o meglio, modificai quello che già avevo; non mi sentivo in grado di usare le poche armi da fuoco che avevo raccattato quindi decisi di costruirmele a suon di martello e fiamma ossidrica.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi costruii una specie di bastone da passeggio con una punta affilata e dalla forma più penetrante possibile… Inutile raccontarvi che il comitato di benvenuto era costituito da una gruppetto di colleghi. Cercai di investirli con la macchina e con un paio mi riuscì, alcuni altri dovetti abbatterli a suon di manganello ma riuscii nel mio intento.</p>
<p style="text-align:justify;">Così bardato con giubbotto da moto, collo avvolto in un grembiule da saldatore trovato in officina e stivali, mi lanciai in una perlustrazione… Ne trovai alcuni, non particolarmente organizzati tra di loro, anzi. Ma erano arzilli. Al terzo dovetti desistere e battere in ritirata e pensare a come tenere lontani gli altri.</p>
<p style="text-align:justify;">Trovai temporaneamente rifugio all&#8217;interno di un capannone, mi guardai attorno, sembrava libero ma ne sgusciarono fuori due, iniziai a tiragli addosso qualsiasi cosa sfigurandoli del tutto. Non si arrendevano e continuavano la loro marcia verso di me, dovevo aguzzare l&#8217;ingegno. I bicipiti non mi sono mai mancati così, d&#8217;istinto, afferrai una corda e legai una estremità a una colonna tenendo in mano l&#8217;altra estremità. Con l&#8217;ultimo guizzo di forza rimasto nella gambe andai verso di loro facendogli passare la fune vicino alla cintura, una volta che fui alle loro spalle tirai con tutta la mia forza e li feci cadere. Ora con il mio bastone acuminato, avevo vita facile; con quattro stilettate posi fine alle loro sofferenze oltremorte. L&#8217;odore lo conoscete e lo avete descritto in centinaia di modi e non ci tengo a sottolinearlo, vi dico solo che mi diede dei fortissimi giramenti di testa e la sensazione di svenire. Ero sporco di qualsiasi cosa, ma decisi di non lavarmi. Per qualche tempo avrei sostato lì; dai tetti avevo una buona visuale e la possibilità di colpirli dall&#8217;alto mi dava una certa garanzia di salvezza.</p>
<p style="text-align:justify;">Lasciai passare la notte, non chiusi occhio, la gamba sinistra era in preda al formicolio e a tremori inconsulti, presi un paio di pillolotti a base di codeina e nel giro di venti minuti almeno gli spasmi passarono. Mi alzai e accesi la radio. Premetti per la seconda volta il pulsante e lo lasciai immediatamente, non avevo molte speranze che qualcuno mi rispondesse… Ma mi sbagliavo… Sempre sottovoce: &#8220;164! 164! Sono rimasto solo io…&#8221; La voce mi suonava familiare, provai a stuzzicare la sua ira o la sua paura e premetti nuovamente il pulsante, picchiettando con l&#8217;unghia sul microfono, la risposta non tardò più del dovuto &#8220;Ma che cazzo, mi stai prendendo per il culo ?&#8221;. Conoscevo la voce. Era un mio collega di lavoro. Spensi la radio e mi precipitai claudicante verso un mezzo meccanico che avevamo in riparazione, faticosamente salii la scaletta che porta al posto di guida per garantirmi la supremazia sulle teste dei corpi, non si fecero pregare e mi circondarono, cercavano di salire anche loro la scaletta, ma non ci riuscivano. Li infilzai uno dopo l&#8217;altro. E fui libero. Raggiunsi la mia macchina misi in moto e mi diressi verso quella voce. Di tanto in tanto premevo il pulsante per comunicare e picchiettavo per capire se fosse ancora lì e puntualmente rispondeva. Le file di macchine ferme erano decisamente pericolose, ma se volevo raggiungerlo era l&#8217;unico modo. Trovai uno scooter, lo misi in moto e cercai di superare le lunghe file di macchine ferme. Non fu semplice nemmeno questa operazione perché, anche nel marasma più totale i ravennati non avevano perso il maledetto vizio di voler parcheggiare a due centimetri dal luogo che dovevano raggiungere. Maledizione! L&#8217;ho sempre odiata questa abitudine, se non altro adesso smetteranno di fare 2000 Km solo per trovare parcheggio quando sarebbe bastato parcheggiare poche centinai di metri prima, o semplicemente nella via a fianco. Tutte macchie di colore all&#8217;interno di vite abbastanza mediocri, compresa la mia, che adesso erano diventate anche un po&#8217; grigie; grigie in tutti i sensi. Comunque… Un paio di quei parcheggiatori folli redivivi, mi intralciò la strada e mi fece cadere e per poco non mi infilzavo da solo. Evitai gli scontri corpo a corpo, volevo arrivare intero da quella voce per avere conferma del volto che le apparteneva.</p>
<p style="text-align:justify;">Cercando di fare meno rumore possibile mi avvicinai alla sede dove ci smistarono e da dove presumevo arrivasse la voce, che rispondendo al mio ticchettio, mi insultava. Ero quasi giunto a destinazione ma il piazzale era terribilmente pieno di quei mezzi putrefatti, ma nessuno di essi sembrava voler permanere a lungo, volevano tutti uscire ma non puntavano a me, non mi avevano nemmeno visto (anche se come voi continuo a domandarmi come possano vedere attraverso occhi asportati dagli uccelli, estrusi dalle orbite) poco importava… dovevo escogitare un sistema per liberarli e provare ad entrare… Mi nascosi in un fosso ma passò poco tempo e il primo ghermì le mie caviglie, trattenni disperatamente un grugnito e lo allontanai con un calcio… Era il presidente della mia associazione, conosceva quel luogo palmo a palmo, e gli piantai il mio punteruolo dritto in fronte… Alzai un po&#8217; la testa per scrutare la situazione e mi accorsi che una buona parte di quegli zombi erano le donne della nostra associazione, erano rimaste come gruppo d&#8217;appoggio e coordinamento… Mi defilai lungo il fosso verso un altro cancello, li attirai facendo rumore, corsero verso di me spalancai un&#8217;anta e come furono a tiro gliela sbattei addosso e scappai verso l&#8217;altro cancello molto più vicino all&#8217;ingresso dell&#8217;edificio che ospitava il centro operativo, estrassi le chiavi per aprire la porta, diedi due giri di serratura ed aprii, entrai ma non trovai nessuno… Con grande fatica salii le scale e mi diressi verso la radio che presumevo fosse la fonte degli imprechi… Ma alla radio non c&#8217;era nessuno… Accesi di nuovo la mia e picchiettai sul microfono e rispose nuovamente: &#8220;164… 164… VAFFANCULOOOOOOOOOOOO !&#8221;. Era al piano di sotto… scesi cautamente le scale…Andai in cucina, attraversai la sala riunioni mentre vedevo delle ombre aggirarsi nei pressi delle finestre, varcai l&#8217;ennesima porta e finalmente trovai il luogo da dove proveniva il segnale…. Proveniva da dentro la centrale operativa mobile che fu messa in garage per essere protetta e salvaguardata… Ora mi si poneva il problema di come fare secchi quei fantastici ex-uomini che a forza di sfregare contro spigoli e cemento avevano ossa scoperte ovunque e i piedi completamente coperti di piaghe, tre di loro presentavano evidenti segni di ferite provocate da terzi con scambio di liquidi biologici (non so perché ma quel foglietto affisso alle porte mi rimase impresso nella mente), insomma avevano ricevuto dei bei morsi con lacerazione e asportazione di abbondanti porzioni di cute e tessuti muscolari tradotto: erano stati uccisi a morsi, al collo, all&#8217;interno delle cosce… Presumo fossero morti dissanguati… Comunque li attirai a me, non avevo idea di come fare a seccarli tutti in un colpo ma lo feci, uno dopo l&#8217;altro. Andai verso il furgone e rividi Andrea.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci vollero ore, lunghissime ore, per uscire da quell&#8217;enorme parcheggio di automobili e camion lungo la statale. Dovemmo giocarci la vita ad ogni angolo… Comparivano come fantasmi di se stessi, silenziosi, confusi in quell&#8217;odore nauseabondo che permeava ogni angolo di ogni dove. Li accompagnava qualche rantolo e da quello dovevamo capire da dove venivano.</p>
<p style="text-align:justify;">Eravamo giovani uomini immersi nella tempesta perfetta. Trasformammo la cabina di un camion in un rifugio temporaneo; nel rimorchio trasportava arance, cenammo e facemmo colazione con quelle più di una volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Nelle notti buie fu molto complicato spiegare il perché non riuscivo a parlare, non avevamo di che scrivere, così di giorno qualsiasi cosa facevamo dovevamo stabilirlo a gesti. Sembravamo due marines in preda ad un crisi di nervi.</p>
<p style="text-align:justify;">Per i primi giorni fu anche quasi divertente, spesso a lavorare scherzavamo sull&#8217;apocalisse zombi e su come saremmo sopravvissuti tirando colpi di ascia e mazza… Ma quello non era più uno scherzo. La battuta ricorrente, indicando il primo malcapitato, era: &#8220;Sarà un piacere incontrarlo da morto…&#8221; Tutto scorreva lentamente, la tensione era talmente alta che ci sembrava di vivere a rallentatore.</p>
<p style="text-align:justify;">Il tempo passave e le case da ripulire erano sempre meno, ci demmo una regola: non si entrava in case con la porta chiusa. Non sapevamo il perché, ma ci sembrava giusto così. I negozi e gli esercizi commerciali li &#8220;passammo&#8221; tutti, uno per uno. E di volta in volta portavamo tutto a casa mia che aveva il portoncino blindato e dove stabilimmo il nostro fortino. L&#8217;acqua non mancava e, per il momento, nemmeno la corrente.</p>
<p style="text-align:justify;">Preferivamo il sottotetto che era accessibile solo con l&#8217;ascensore, poi un giorno, un brutto giorno la corrente cominciò a fare le bizze e rischiammo di rimanere intrappolati. Era ora di fare i bagagli e andarcene, ma dove…</p>
<p style="text-align:justify;">Caricammo la macchina con le cose che più ci sarebbero potute occorrere.</p>
<p style="text-align:justify;">Andrea parlava e proponeva tante ipotesi, ma nessuna era &#8220;definitiva&#8221; e che potesse in qualche modo avere una parvenza di sicurezza. Dopo qualche ora di pseudo discussione tra un muto e uno spaventato a morte, l&#8217;idea brillante venne fuori…</p>
<p style="text-align:justify;">Mi trovai nuovamente in direzione porto…</p>
<p style="text-align:justify;">Entrammo in officina e ne trovammo una miriade. Non so come finirono lì, non importava ne a me ne ad Andrea. Ci facemmo coraggio, alzammo le armi, se fosse dovuta per forza finire lì sarebbe finita a modo nostro, non a modo loro. Caricarono a più riprese e noi a più riprese rispondemmo, frantumammo qualsiasi cosa si avvicinasse più del dovuto, non solo teste; tranciammo mani, gambe, resti di gabbie toraciche… Quando ci fermammo attorno a noi e addosso a noi c&#8217;erano solo resti umani difficilmente identificabili e più o meno decomposti… Una schifezza rivoltante.</p>
<p style="text-align:justify;">Finito questo lavoro, dovevamo trovare un modo silenzioso per poter entrare al terminal container. Ci riuscimmo con un paio di tronchesi tagliando l&#8217;inferiata. Con le spalle coperte dai container ci avventurammo verso la banchina. Di fronte a noi, a non più di 30 metri si stagliava la sagoma di una porta container, salimmo la scaletta, il ponte sembrava pulito, non si udivano rumori. La sensazione fu una di quelle che ti porta a pensare che da un momento all&#8217;altro ti possa mancare la terra da sotto i piedi, nel nostro caso la lamiera.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima di iniziare una perlustrazione non potei fare a meno di notare la bandiera &#8220;Lima&#8221; che indica la quarantena, fermai Andrea e gliela feci notare… Un po&#8217; di grasso su una carrucola mi aiutò e scrissi &#8220;Quarantena&#8221;. Adesso sapevamo cosa ci aspettava… Iniziammo il nostro tour e non ci mancarono le visite dei macchinisti, degli ufficiali, dei sottufficiali, dei mozzi, tutti in gran spolvero e con una discreta animosità, fortunatamente gli anfratti della nave li tenevano intrappolati e tutto sommato le condizioni interne erano accettabili. Per la notte ci sistemammo in alto, dentro a un container ma sotto di noi passò qualsiasi genere di immondizia ex umana e roditrice. Roditori veri e roditori di carne… Aspettavano noi e null&#8217;altro…</p>
<p style="text-align:justify;">La mattina seguente fu un grosso problema scendere dal nostro &#8220;posatoio&#8221; a 5 metri di altezza… Ci fanno sempre perdere un sacco di tempo, ci fanno perdere sempre così tanto tempo da far sfumare l&#8217;utilità del nostre giornate in futili partite mortali a &#8220;guardie e ladri&#8221;. Dovevamo escogitare un piano per aprirci un varco nelle barriere doganali che erano state chiuse dai finanzieri. Sostanzialmente erano dei grossi cancelli.</p>
<p style="text-align:justify;">Non ci perdemmo d&#8217;animo, ci mettemmo alla ricerca delle chiavi per aprirli senza perdere occasione di menare randellate al turno di notte perenne, anche gli uffici erano puliti adesso; trovammo le chiavi, chiudemmo le tapparelle per trovare gli uffici puliti come li avevamo lasciati.</p>
<p style="text-align:justify;">Aperti i cancelli perdemmo qualche ora buona a sgomberarci la strada dai camionisti morti &#8220;di ritorno&#8221;, e la sera calò; un&#8217;altra notte in quota a bordo della nave. La mattina seguente colazione a base di mazzate (Andrea aveva preso a chiamarla &#8220;la colazione dei campioni&#8221;), sbarcammo e aprimmo nuovamente i cancelli, uno alla volta portammo dentro tutti i camion messi in fila dai finanzieri prima che l&#8217;apocalisse travolgesse il porto. Per lo più erano camion vuoti, ma ci sarebbero stati utili i serbatoi di gasolio e soprattutto, una volta completato il lavoro, avevamo un&#8217;uscita libera e sicura.</p>
<p style="text-align:justify;">Era venuto il tempo di occuparci del perimetro…</p>
<p style="text-align:justify;">Mettemmo in moto un muletto bello grosso… Portata utile 50 tonnellate… 460 cavalli di cattiveria. Uno alla volta, e controllando il contenuto, spostammo centinaia di container lungo i confini per costruire una barriera alta 2 container. I container pieni li tenemmo da parte per esplorarli in un secondo momento.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci vollero giorni e giorni ad imparare bene a far manovra con quel pachiderma.</p>
<p style="text-align:justify;">Aprimmo i container pieni e trovammo ogni ben di dio, tutto quello che ci serviva… controllammo anche quelli che non superarono l&#8217;esame doganale, ed infatti trovammo dei bei cartoni ripieni di marlboro… Non male, adesso servivano viveri, trovammo anche quelli e per giunta con una data di scadenza infinita.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci riposammo un po&#8217; esplorando e cercando di capire bene la nave e cosa avremmo potuto fare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci accorgemmo che ci mancavano medicinali così approntammo due mezzi per spostarci e razziare le farmacie e i supermercati, con due strani camion cominciammo ad uscire in città e più o meno trovammo quello che ci serviva; alcuni giorni andava un po&#8217; meglio, altri decisamente peggio, la prudenza, la paura e soprattutto la presenza di tanti lenti bipedi che avevano esaurito il viale del tramonto umano ma che erano passati oltre, ci infastidiva e costringeva a lunghi appostamenti. Purtroppo erano silenziosi, lenti e dormiglioni ma avevamo come l&#8217;impressione che conoscessero le nostre mosse.</p>
<p style="text-align:justify;">In mezzo a queste peripezie riuscimmo a fare ottime scorte di medicinali, insulina, antidolorifici, antipiretici, alcool, i nostri mezzi erano così capienti che potemmo concederci il lusso di prendere una griglia, riempimmo taniche e taniche di gasolio e benzina… La razzia durò giorni e giorni… Fino a che il &#8220;raccolto&#8221; non giustificasse più l&#8217;uscita.</p>
<p style="text-align:justify;">Stivammo tutto in dei container frigorifero puntando i termostati al minimo possibile.</p>
<p style="text-align:justify;">Adesso andava protetta la nave e l&#8217;accesso ai viveri così, ai piedi della scaletta facemmo un quadrilatero di container con le porte verso l&#8217;interno ed un lato sul filo della banchina in modo da poter isolare la scaletta per salire a bordo.</p>
<p style="text-align:justify;">Potevamo finalmente fare completa pulizia di quei &#8220;non qualcuno&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Iniziammo dalle stive, era tutto deprimente, illuminato da quelle due luci che portavamo con  noi, li trovammo anche lì incastrati in anfratti e luoghi stretti, pochi colpi ed era fatta, continuavamo a sporcarci sempre di più, anche dentro, notai nella tasca posteriore dei pantaloni di Andrea qualcosa sporgere, lo afferrai, era un calzino minuscolo, gli diedi una pacca sulla spalla, si girò di scatto e fece per caricare un destro… Vide il mio volto rigato dalle lacrime, ora sapevo perché lo trovai solo. Gli allungai la mano col il calzino, lo riprese delicatamente, a modo mio gli chiesi se andava tutto bene, non mi rispose, mi appoggiò una mano sulla spalla, alzò lo sguardo al cielo e la chiacchierata si concluse con un mezzo abbraccio. Eravamo stanchi. Era ora di riposare.</p>
<p style="text-align:justify;">Andammo nelle cabine dell&#8217;equipaggio, tutte troppo in basso e con poche vie di fuga, provammo quelle degli ufficiali… Quelle erano meglio. Ci sistemammo in due cuccette diverse una di fronte all&#8217;altra. Durante la notte un vero morto di mare ci fece visita, &#8220;bussò&#8221; ad una delle due porte che si aprirono nello stesso momento per far uscire un vibrante lirismo onirico a base di ferro e lame. Problema risolto.</p>
<p style="text-align:justify;">Nei giorni a seguire sistemammo un po&#8217; tutto quello che avevamo raccattato a destra e a manca, messo un po&#8217; di ordine a bordo e preparato una trappola per i nostri amici… In qualche maniera riuscivano ad entrare nel nostro perimetro, ma sistemammo quattro container per formare un recinto con un falso cancello che si apriva solo verso l&#8217;interno e una scala per poter uscire. Quando ci avventuravamo da soli ad aprire container ogni tanto ne trovavamo uno disperso e ci dirigevamo verso il recinto, aprivamo il cancello facendoci inseguire, il cancello si apriva solo verso l&#8217;interno per poi non riaprirsi più, salivamo sul tetto dei container e tiravamo su la scala, a tenere compagnia al nuovo amico, adesso, pensavano i gabbiani. Per ovvie ragioni era un gioco a cui io raramente partecipavo, le mie anche non mi permettevano quasi più nulla e il diabete aveva irrimediabilmente leso i miei occhi, per non parlare dei piedi, ma quel fulmine di Andrea sembrava nato per quel lavoro. Le cose si sistemavano, piano piano, avevamo conquistato il piano dirigenziale del terminal con connessione ad internet e docce calde (non so per quanto).</p>
<p style="text-align:justify;">Ora è tempo di parlare al presente… Gli occupanti della nave sono stati definitivamente debellati e le notti le passiamo qui. Abbiamo trovato anche buone scorte per l&#8217;igiene degli ambienti così riusciamo a dormire in luoghi abbastanza puliti e profumati. Ora ci stiamo dedicando alla nave, vogliamo riattivare i motori ausiliari e per questo abbiamo iniziato anche raccogliere tutto l&#8217;olio possibile da usare come combustibile. Per le serate fredde accendiamo un fuoco che scalda i nostri pavimenti senza affumicarci e nel contempo lo usiamo per cucinare il cibo in attesa di riparare ed avviare la cucina di bordo. La cosa che ci preoccupa di più è il petrolchimico, tutte le sere prendiamo 2 binocoli ed approfittando dell&#8217;oscurità scrutiamo le fiammelle pilota delle ciminiere che bruciano le sostanze tossiche, quando si spegneranno sarà ora di fare le valige ed andarcene.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho scoperto questo blog per caso, navigando dai computer del terminal container, siamo due persone, non abbiamo bisogno di persone ciniche, il nostro orizzonte è largo ed individuare intrusi è facile; non abbiamo bisogno di cibo perché ci siamo organizzati con un orticello, tanti semi e qualche animale. Cercheremo sopravvissuti, ma accetteremo solo chi decidiamo noi. Non tentate di farci imboscate siamo preparati e ci muoviamo con mezzi che abbiamo corazzato.</p>
<p style="text-align:justify;">Attenti a quello che scrivete e a quello che fate. Non sareste i primi ne gli ultimi esseri umani di cui ci sbarazziamo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ravenna vi saluta.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2433/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2433&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LES MILLE ET UNE NUITS</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 09:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
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		<category><![CDATA[andrea mesina]]></category>
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		<description><![CDATA[[Special Guest: Andrea Mesina] Qui continua a piovere, da giorni. Ogni tanto l’acqua ci dà tregua, ma è settimane che ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/15/les-mille-et-une-nuits/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2461&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special Guest: Andrea Mesina]</p>
<p lang="it-IT">Qui continua a piovere, da giorni. Ogni tanto l’acqua ci dà tregua, ma è settimane che piove, sembra che il cielo voglia lavare via le brutture e la pazzia di questo mondo. La pioggia ha inzuppato i morti viventi e il vento li ha smembrati accuratamente.</p>
<p lang="it-IT">Ci spazzasse via tutti quanti. Aguzzini e torturati, mostri umani e mostri zombi, padri, madri, figli. Quelli nati e quelli che nasceranno presto. Penso spesso a quante altre donne sono nella stessa situazione di Maria Francesca. Quante altre portano dentro una vita, con quale spirito affrontano questo orrore.</p>
<p lang="it-IT">Soffia il maestrale, vediamo il mare da casa, è da incubo, è possente, presumo che la spiaggia non esista più e se continua così anche le dune spariranno. Ma il paese è a distanza dalla costa, questo schifo di posto non verrà sommerso, è un peccato.</p>
<p lang="it-IT">Noi siamo sempre più isolati. Dopo quello che è successo anche le deboli convenzioni ipocrite che ci tenevano legati al resto della comunità sono saltate. In realtà sono saltate molto tempo prima e il mio sequestro è stato solo una delle conseguenze e neanche la peggiore. Siamo diventati mostri, ci cibiamo dei nostri simili, non beviamo più un bicchiere di vino, che è la misura della civiltà, e la terra non ci dà più niente.</p>
<p lang="it-IT">I miei dolori sono finiti, le unghie sono ricresciute, i lividi, le bruciature e i tagli sono guariti. La testa no. E l’udito va e viene. Ogni tanto sembra migliorare ma continuo a perdere sangue dall’orecchio sinistro. Vivo in uno stato di ansia, riesco a controllarlo e non entro troppo nel panico, ma è comunque uno schifo.</p>
<p lang="it-IT">Siamo fortunati però, e non dobbiamo smettere di essere grati alla buona sorte, nonostante tutto.</p>
<p lang="it-IT">Abbiamo l’acqua del pozzo e la corrente dai pannelli, abbiamo da mangiare.</p>
<p lang="it-IT">I libri ci tengono compagnia e anche la rete, per quanto zoppa, orba e singhiozzante ci aiuta a passare il tempo, anche se ogni giorno dieci &#8211; o cento &#8211; server nel mondo smettono di funzionare.</p>
<p lang="it-IT">Presto anche questo blog di sopravvissuti sparirà, le sue storie e le sue persone spariranno con lui, fortunatamente. Qualcuno o qualcosa toglierà la corrente e allora noi non saremmo mai esistiti.</p>
<p lang="it-IT">I bifolchi con i quali condivido vento e pioggia non hanno internet. Nei due mesi che ho trascorso di là non ho mai sentito nessun commento. Guardavano la televisione. Qualche genio di Telesardegna tiene attiva la programmazione. Vecchi telefilm, vecchi telegiornali, Umberto Smaila e Funari conducono all’infinito brutte trasmissioni anni ottanta.</p>
<p lang="it-IT">Ognuno di noi, a modo suo, alimenta il mito della passata e decaduta civiltà, fino a quando sarà possibile venerare questo cadavere in putrefazione lo faremo. Poi ci occuperemo di continuare a precipitare, con ancora più zelo.</p>
<p lang="it-IT">I libri invece, finchè ci sarà luce per gli occhi, ci terranno la mano. Con Maria Francesca stiamo leggendo Le Mille e una Notte in francese, a voce alta davanti al fuoco. Dopo che si addormenta la porto sul letto &#8211; adesso pesa parecchio &#8211; e qualche volta esco a fare un giro.</p>
<p lang="it-IT">Qualche tempo fa ho iniziato a fare dei giretti notturni. Porto con me il fucile o la pistola, ma uso sempre il coltello, meglio non svegliare nessuno.</p>
<p lang="it-IT">Resto fuori qualche ora e mi impegno moltissimo per non farmi scoprire, ma è solo questione di tempo. Lo so bene, ma non posso fermarmi.</p>
<p lang="it-IT">Certi corpi li taglio e li congelo in un posto segreto. Gli altri li nascondo. Ci sono case qui intorno, case vuote che chiamano. Con finestre nere come occhi e bocche spalancate come mandibole slogate mai sazie. E diavoli nelle cantine che parlano, urlano e sussurrano cose con la voce di persone morte.</p>
<p lang="it-IT">Prima dell’alba sono a casa, e riesco a dormire anche tre o quattro ore filate, senza ansia, senza mal di testa, senza sogni.</p>
<p lang="it-IT"> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2461/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2461/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2461&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tutto il mondo è paese</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Special Guest: Davide Romeo] Dopo quasi un anno e mezzo sono ritornato a casa mia. E&#8217; stato quasi commovente, se non ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/14/tutto-il-mondo-e-paese/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2443&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special Guest: Davide Romeo]</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo quasi un anno e mezzo sono ritornato a casa mia.<br />
E&#8217; stato quasi commovente, se non fosse stato per la metà superiore della portinaia che si trascinava nel corridoio al piano terra del condominio, certamente desiderosa di un pezzo di Rome, e per quello che ho identificato come un tratto di intestino tenue incastrato tra gli sportelli dell&#8217; ascensore.</p>
<p style="text-align:justify;">Decisamente non il comitato di accoglienza delle grandi occasioni, no?</p>
<p style="text-align:justify;">Neanche l&#8217;ombra di mio fratello, o dei miei. Per fortuna, perchè penso che se li incontrassi di nuovo avrebbero ben altri riguardi nei miei confronti, simili a quelli che io di solito riservavo ad un Big Tasty o ad un kebab.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando è scoppiato il casino i miei erano in crociera alle Canarie (o alle Baleari? non ricordo) e non sono più tornati. Non sono sicuro di come sia la situazione all&#8217;estero, ma da quello che ho capito non sono messi molto meglio di noi, quindi non ho molte speranze.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;ultima volta che ho sentito mio padre il liceo era ancora aperto, e mi aveva cazziato per l&#8217;ennesimo 3 in fisica. Direi che gli avvenimenti intercorsi in questo anno e mezzo hanno reso inutili le ore passate a studiare moti uniformemente accelerati, leggi gravitazionali e robe varie.</p>
<p style="text-align:justify;">Magari il moto del proiettile no. Quello potrebbe servire, se riuscissi a procurarmi una pistola e a non spararmi alla caviglia nei primi dieci minuti.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque, giusto perchè ho una connessione con ben &#8211; udite udite &#8211; TRE tacche, tanto vale aggiornarvi un minimo su quanto è successo da queste parti.</p>
<p style="text-align:justify;">Fino alla seconda metà di gennaio non si notò alcun caso di infezione. Le scuole erano aperte, tutto sembrava normale. Ovviamente le notizie che arrivavano erano tutt&#8217;altro che buone e c&#8217;era molta preoccupazione, ma la cosa era vissuta come un pericolo lontano e indefinito, come spesso accade con le catastrofi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il focolaio da cui nacque tutto, giusto perchè i varesini sono originali, fu la zona degli ospedali. Erano stati vietati i ricoveri degli Infetti, ma probabilmente qualcuno con qualche amicizia importante riuscì a spacciare il virus per qualcos&#8217;altro, o boh. Sono congetture.</p>
<p style="text-align:justify;">Fatto sta che il contagio fu rapido e inevitabile e quando, nonostante l&#8217;impegno delle autorità per coprire tutto, la notizia trapelò, ci fu una fuga di massa verso nord-est, verso le montagne.</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;era uno squadrone di militari che erano stati mandati a presidiare la città già agli inizi del contagio e che erano di stanza presso la caserma dei Carabinieri vicino allo stadio (quella dove si dice che fu picchiato a morte Giuseppe Uva &#8211; non servivano gli zombie per accorgersi della bestialità umana).<br />
I soldati si affrettarono a sigillare gli ospedali, senza nemmeno darsi pena di evacuare quelli che non erano ancora stati infettati: pazienti, dottori, infermieri, rimasero chiusi dentro e abbandonati al loro destino.</p>
<div style="text-align:justify;">
<p>Questo non bastò a mantenere l&#8217;ordine, perchè girava voce che dall&#8217; A8 stesse giungendo un imponente orda di zombie e, quindi, si prepararono vere e proprie barricate all&#8217;ingresso dell&#8217;autostrada con l&#8217;idea di rallentarli il più possibile per permettere alla gente di evacuare.Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, il mio fratellastro partì per Luino. Voleva andare a controllare che suo padre stesse bene, ma mi disse che sarebbe tornato entro sera.Non l&#8217;ho più visto da allora. Perchè quel giorno tutto andò letteralmente a puttane.</p>
<p>Gli zombie chiusi nell&#8217;ospedale pediatrico riuscirono a rompere i sigilli e a sfondare le linee dei militari in viale Belforte (erano stati messi dei posti di blocco nella zona per impedire l&#8217;accesso alla zona degli ospedali e tenere sotto controllo il numero di zombie nella zona, che era in crescita).</p>
</div>
<div style="text-align:justify;">
<p>Poco dopo gli zombie inziarono ad uscire anche dall&#8217;Ospedale Del Ponte. E, in onore alla più sacra delle leggi di Murphy, l&#8217;orda di zombie di cui si vociferava, giunse davvero.In poche ore avevamo tre mandrie di zombie pronte a pascolare con le nostre carni. Ricordo poco di quelle ore. Io ero in giro in cerca di generi di conforto, già erano razionati, e mi ritrovai in mezzo al casino. Pallottole, sangue, morsi. Fui fortunato perchè un soldato (si chiamava Giulio, lo hanno morso due settimane fa, assomigliava terribilmente a Robert Downey Jr, ma più allampanato) mi fece salire su una camionetta e mi portò al sicuro alle Corti, un centro commerciale dove alcuni militari e circa una dozzina di civili erano riusciti a barricarsi.</p>
<p>Vorrei narrarvi di un anno di reclusione forzata in un centro commerciale, di sortite per il cibo, di quando abbiamo montato i pannelli solari, di tante cose, ma finirei con l&#8217;annoiarvi.</p>
<p>La triste dura verità è che non sono diventato un avventuriero, sono stato soltanto sbalzato da una routine all&#8217;altra. Al posto del Greco e del Latino, turni di guardia. Al posto delle parole vuote dei professori, i gemiti degli zombie.</p>
<p>Siamo stati completamente tagliati fuori dal mondo esterno, le ultime comunicazioni che i militari hanno ricevuto parlavano di una Zona Libera a basso tasso zombesco, e ciò li ha spinti a partire qualche giorno fa, ora che le mandrie di zombie sono notevolmente diminuite, migrate verso altri lidi.</p>
<p>Stando a quanto ho letto su questo blog però a Venezia c&#8217;è stato un bel casino, perciò non so quanto abbiano fatto bene quei vecchi a partire.</p>
<p>L&#8217;unico dei miei amici che è ancora al mio fianco a prendermi per il culo è Guglie, ora dovremo decidere che fare. Probabilmente finiremo per partire e andare da qualche parte, ma non so quanto senso abbia.</p>
<p>Siamo tutti nello stesso orrore, senza differenze geografiche o culturali. Tutto il mondo è paese, da sempre.</p>
<p>Sta piovigginando ormai,è ora che si vada a cercare un pò di cibo. La pioggia è ottima, confonde gli odori, e sono convinto che molti zombie seguano esclusivamente quelli, non avendo più occhi.</p>
<p>Eccomi qua,il Bear Grylls dei poveri.</p>
</div>
<p style="text-align:justify;">Carry on, gente, e occhio a quei cazzo di untori, più ne leggo e più mi preoccupo. Have a Nice Day.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2443/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2443/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2443&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Verso la fine.. Perché tutto ha una fine.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seconda Stagione]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Special Guest]]></category>
		<category><![CDATA[claudia frizzarin]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvissuti]]></category>
		<category><![CDATA[zombie]]></category>

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		<description><![CDATA[[Special guest: Claudia Frizzarin] Il mio sguardo si perde fuori dalla finestra, il sole bacia la mia pelle, la primavera ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/13/verso-la-fine-perche-tutto-ha-una-fine/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2459&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special guest: Claudia Frizzarin]</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Il mio sguardo si perde fuori dalla finestra, il sole bacia la mia pelle, la primavera è tornata. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">La primavera, con le sue temperature miti, l&#8217;aria frizzante, i colori vivaci. Ma che cazzo di primavera viviamo in quest&#8217;apocalisse? Eh? </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Una primavera morta.. Una morta – vivente.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">La nostra “famiglia” si è allargata. Simo è con noi. La nostra missione è andata a buon fine. Non era zombizzato, era normale, per quanto si possa essere normale in questa situazione. Ognuno ha le sue cicatrici. Un incontro veloce in gelateria, qualche breve e frivolo convenevole, poi ci siamo diretti verso casa, era il posto migliore dove poter trascorrere delle ore in serenità, raccogliere le idee e decidere cosa fare.. Tornando a casa, abbiamo incontrato un gruppetto di mostri e Simone, si è dimostrato subito un ottimo acquisto per la nostra “famiglia”.. In pochi minuti li abbiamo fatti fuori, io con la sparachiodi e lui con la pistola calibro 22 che si era portato dietro. Una volta tornati a casa lo avremmo equipaggiamento con i nostri armamenti.. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Aver ucciso quei maledetti, mi ha dato una carica inaudita, sto diventando una bestia come loro? Una persona senza cuore? O quest&#8217;apocalisse ha tirato fuori la vera Claudia? Forse sono un mix di tutto, con le mie fragilità, le mie emozioni e la mia spietata voglia di uccidere.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Il passato è passato, adesso pensiamo al presente, giusto?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Beh il presente è che siamo bloccati in questo quartiere, bloccati in questo momento infinito. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Non abbiamo vie di scampo, o si? Boh, forse dovremmo andare anche noi al Lago di Garda.. Vediamo.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Avere qui anche loro rende tutto più complicato, non sono più abituata a decidere assieme ad altre persone. Decidere per i miei fratelli, anzi con i miei fratelli, perché adesso anche loro devono prendere le LORO decisioni, sono cresciuti&#8230; </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Quindi?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Vomito, il mio è un vomito di rabbia, dolore, acidità, malattia, odio.. Odio per me stessa, per essere stata così debole, da non aver preso LA decisione giusta. Rabbia per aver trascinato anche loro in questa situazione. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Guardo i miei ragazzi dormire e mi si stringe il cuore all&#8217;idea che forse non arriveremo alla fine assieme, ma cosa possiamo fare? Stare qui è impensabile, i viveri e le armi cominciano a scarseggiare. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Vado fuori di pattuglia&#8230;</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Un pensiero va a Licia, così forte e determinata, ma allo stesso tempo fragile, di una fragilità quasi disumana.. Grazie perché hai messo nero su bianco ciò che porto nel cuore, in te mi sono riconosciuta..</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Uno di quei cosi mi ha presa alle spalle, con le movenze di un robot, mi divincolo dalla presa, gli do un cazzotto e gli ficco un chiodo in testa.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">La fine è vicina, the end is near..</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Di tutti, anche la mia..</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family:'Trebuchet MS', sans-serif;"><span style="font-size:small;">Stronzi.</span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2459/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2459/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2459&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vendetta privata</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 12:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seconda Stagione]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Special Guest]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze visive]]></category>
		<category><![CDATA[andrea zulato]]></category>
		<category><![CDATA[magna tuto]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvissuti]]></category>
		<category><![CDATA[vendetta]]></category>
		<category><![CDATA[violenza gratuita]]></category>
		<category><![CDATA[zombie]]></category>

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		<description><![CDATA[[Special Guest: Andrea Zulato]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2487&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special Guest: Andrea Zulato]</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://thesurvivaldiaries.files.wordpress.com/2013/05/img022.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2488" alt="vendettaprivata" src="http://thesurvivaldiaries.files.wordpress.com/2013/05/img022.jpg?w=531&#038;h=730" width="531" height="730" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2487/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2487&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La missione 10 &#8211; PRIMA VERA</title>
		<link>http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/09/la-missione-10-prima-vera/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finale Stagione]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Stagione]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Special Guest]]></category>

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		<description><![CDATA[[Special Guest: Licia] E’ giunta l’ora. Quando la febbre passò lasciandomi ancora nel mondo dei vivi, in questa casa sperduta ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/09/la-missione-10-prima-vera/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2441&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Special Guest: Licia]</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">E’ giunta l’ora. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Quando la febbre passò lasciandomi ancora nel mondo dei vivi, in questa casa sperduta in mezzo ai boschi, Licia non era più Licia.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Oggi è aprile e la Prima Vera da tempo è già giunta. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Nella piccola stanza gelida, illuminata stranamente dal tiepido sole del mattino, un sole ritroso e timido, risuona Bach… </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Guardando dalla finestra con i vetri rotti posso vedere germogli di nuove foglie sui rami dei fitti alberi che circondano questo posto. La Natura continua il suo percorso, indomita e ostinata, lasciando a noi poveri illusi il compito di immaginare una reale possibilità di modificare gli eventi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">E’ la vita che continua e si evolve, si adatta…Madre natura sa farlo…noi no! Noi siamo l’anello stonato della creazione: dopo di noi ci sarà il nulla o meglio, ci saranno “ loro”!</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size:large;">Gli artefici del proprio destino” … Ahahahahah! Che follia !</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Non ho avuto più notizie di nessuno dei miei ex compagni o di altri sopravvissuti che in questi mesi ho incontrato, e neppure le ho cercate. Il presente è qui, più forte di ogni altra idea o pensiero. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Non ho voluto sapere nulla di cosa fosse capitato loro e nulla volevo che altri sapessero di me. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Licia, la vecchia Licia è morta e dunque nessuno l’avrebbe più ritrovata.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Siamo quasi pronti per il decollo, manca la parte più difficile e rischiosa: far saltare la parete con la dinamite cercando di non rimanerci stecchiti e comunque evitando di essere sopraffatti dai nostri fratelli merde che da giorni ormai si sono accalcati intorno al nostro rifugio. Uno addosso all’altro, si spingono e si affollano schiacciando i loro musi luridi, le loro carcasse frantumate, le teste logore e penzolanti contro le pareti del casolare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Continuando a mugugnare quella nenia monotona e lugubre. Alzo il volume e mi concentro su Bach.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Li osservo con occhi nuovi e disincantati: qualcuno è ancora in discrete condizioni…altri hanno qualche arto in meno, molti con le budella penzolanti…ed il loro fetore risale arrampicandosi su queste vecchie mura, marce quanto loro.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Benvenuta Prima Vera.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Si, perché quella non era stata un’allucinazione e quelle urla e quei gemiti che avevo udito durante il delirio erano reali, terribilmente reali. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Ora che manca poco per andare via da qui, penso che tutto andrà come doveva. In fondo, nonostante le nostre manie di grandezza, il nostro sentirci esseri immortali… siamo stati sempre di passaggio su questo masso incandescente raffreddato… mere comparse su questo lurido granello dell’ Universo…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">La fine e l’inizio stanno per coincidere. Inesorabilmente.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Cari sopravvissuti, vi scrivo questa mia ultima e, comunque vada, vi saluto qui. L’idea era buona, ottima: comunicare per darci man forte, organizzare una resistenza utilizzando i soli strumenti che ancora potevamo adoperare. Ognuno di noi l’ha fatto come sapeva e come poteva. Di questo devo darvi atto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Ma non avevamo fatto i conti con noi stessi…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Superata la paura tutti, giorno dopo giorno, siamo tornati quelli di sempre. Quei luridi e squallidi egoisti di sempre. Nessuno escluso. E tutti via a salvarsi il culo alla men peggio o a prendersi una rivincita del cazzo così…tanto per…tanto per potersi dire ancora : “Io esisto! Ego sum!”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">La forza delle parole. Chi sa ascoltarle vince il silenzio. Forse anche la morte.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">ESISTENZA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">L’esistenza è un passaggio…la sentite la parola? Riuscite ad apprezzarne il suono, la possanza, la sofferenza di quella zeta finale? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Esi- sten-Za. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Nasci e scivoli via veloce, fuggendo quasi da quello stesso utero che ti ha generato…veloce per non soffocare… e piangi subito, un pianto di nuncio, per dire “ io sono qua!” Nel mezzo c’è il percorso…la strada che seguiamo prima di giungere al muro finale. Per superare quella zeta, quel muro enorme…immenso…quasi insormontabile… Ce ne vuole di fatica, di coraggio. Di sangue e lacrime. Di polvere e sassi. E se nel mentre non hai affilato le unghie, rinforzato i muscoli, respirato a pieni polmoni…quel muro non riuscirai mai a superarlo e resterai lì, sarà la tua prigione, magari anche bella e confortevole…ma solo e soltanto una prigione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Sarà come se da quell’utero caldo e umido tu non fossi mai davvero nato.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Si, filosofeggio… e che dovrei fare? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Penso che se siete vivi lo dovete solo a voi stessi e non certamente a quello che vi ho raccontato io o qualche altro sopravvissuto del blog. Se davvero fossimo riusciti a riunirci…se davvero fossi stata capace di portare a termine la missione…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Se… se … se … se e ancora se! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Oltre i “se” sapete cosa c’è? C’è quello che c’è ora qui e adesso: il presente e basta! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">E diciamoci la verità, fino in fondo: abbiamo fatto tutti ciò che avremmo comunque fatto, anche se non ci fosse stata l’apocalisse…Anzi, per qualcuno è stata una scusa meschina e comoda per lavarsi la coscienza e perdonarsi i propri peccati:</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size:large;">Ci sono gli zombi e dunque per questo l’ho fatto. Amen!”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Come se quegli esseri immondi fossero altro da noi! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Ed io sono come voi o forse peggio di voi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Ho seguito la mia strada, proprio come voi, magari illudendomi di poter tendere una mano a qualcuno senza riuscirci. Ed ora sono qui, davanti alla mia ZETA. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Mi vorrei perdonare, ma non mi perdono. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">So di aver sprecato il mio percorso e di essere giunta impreparata per superare il muro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Anch’io ho costruito solo una prigione : ma cazzo, per quel che vale, ne sono consapevole.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Wolff mi chiama dalla cantina, devo dargli una mano, non può farcela da solo! Vi lascio con le parole di un grande poeta… e con l’immagine di un quadro meraviglioso di Antonello da Messina. L’Annunciata.</span></p>
<p><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Forse un mattino andando</span></span></span></p>
<p><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Forse un mattino andando in un’aria di vetro,</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">di me, con un terrore di ubriaco.</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Alberi case colli per l’inganno consueto.</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;"><br />
</span></span></span><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size:large;">Montale</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Solo l’anima ci salverà. Sempre.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size:large;">Buona fortuna a tutti voi!</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2441/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2441/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2441&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pekka Chronicles</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 11:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thesurvivaldiaries</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei mesi. Sono passati sei mesi dall&#8217;ultima volta che ho scritto qualcosa qui sopra. Dovete scusarmi, ma sono stato occupato ... <br /><a class="more-link" href="http://thesurvivaldiaries.wordpress.com/2013/05/08/pekka-chronicles/">Continua a leggere</a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2478&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Sei mesi. Sono passati sei mesi dall&#8217;ultima volta che ho scritto qualcosa qui sopra. Dovete scusarmi, ma sono stato occupato a vivere. Il mio esilio digitale è cominciato con la volontà di evitare le attenzioni di persone maleducate e violente, ma poi mi ci sono abituato alla mia vita bucolica in montagna. La mia fidanzatina, la mia famigliola allargata di un centinaio di persone e la mia flotta di mezzi volanti e non. Abbiamo lavorato parecchio per rendere il nostro fortino autosufficiente e difeso, e allargare la nostra rete di commercio e appoggio in valle e fuori. Abbiamo avuto i nostri problemi, attacchi dal di dentro e dal di fuori. Ma siamo riusciti a tenere duro. Il forte sembra qualcosa uscito da un film di fantascienza, pannelli solari di ogni genere su ogni tetto, tre antenne di 25 metri per tenerci in contatto con le altre comunità e un bel ponte levatoio all&#8217;ingresso. Un idillio.<br /> Poi sono arrivate la paranoia e lo sclero, compagne di una vita. Non sto tanto bene con troppa gente attorno. Non ci soffrivo troppo quando c&#8217;erano problemi nuovi ogni giorno da affrontare e risolvere, ma da quando le cose si sono tranquillizzate e abbiamo creato la nostra routine, la cose si sono rapidamente deteriorate per la mia serenità. E&#8217; cominciato con la mia relazione con Graziella. Andata a puttane quella, è stato solo una questione di giorni prima che decidessi di andarmene. Ho recuperato giusto qualche arma, qualche provvista, la mia valigetta speciale e uno dei tre spazzaneve tunati e sono partito. All&#8217;inizio avevo voglia di farmi un giro, ma poi sono passato da casa e ci sono rimasto per un mese. E&#8217; tanto comoda la mia casa, e non c&#8217;è nessuno a invadere il mio spazio personale. Ho giocato con la xBox, ho letto libri e ho visto film. Ho mangiato scatolette e fatto lunghi bagni. La cosa più vicina ad una vacanza che ho avuto negli ultimi due anni.<br /> Come il loro Ouroboro sono tornato alle mie origini. Mi sono mangiato la coda tornando a fare quello che facevo quando l&#8217;apocalisse mi ha sorpreso facendo cadere i server di World of Warcraft. Come allora, mi sono rinchiuso in casa per fuggire ad una relazione andata in vacca e un lavoro senza prospettive. Come allora, probabilmente è giunto il momento che mi dia una scrollata al culo da gamer e faccia qualcosa di utile.<br /> Giusto l&#8217;altro ieri mi sono rimesso a leggere il blog. Ho letto di Coma, di Zamma, ho visto il video di Elisa. Ho letto tutti gli altri che hanno lasciato le loro testimonianze. E mi sono sentito in colpa. Io qui con le mie scatolette e i miei giochini e voi in giro a rischiare la vita e il contagio.<br /> Domani parto. Ho il mio spazzaneve, le mie armi e soprattutto una valigetta piena di calci-in-faccia per la gente maleducata.<br /> Fatemi sapere dove e quando e ci sarò.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/thesurvivaldiaries.wordpress.com/2478/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=thesurvivaldiaries.wordpress.com&#038;blog=34406576&#038;post=2478&#038;subd=thesurvivaldiaries&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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