Persi al Supermarket

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19 luglio 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Francesco Pasquale]

Qui non s’ha molto tempo per scrivere. La situazione per noi è tanto stabile quanto impegnativa. Passiamo le giornate a perlustrare centimetro per centimetro il nostro quartiere. Vi chiedo scusa se sono sparito per un bel pezzo.

Ho riaperto Internet poco fa e ho letto di che cazzo è successo in tutto questo tempo al di là del ponte. Porca puttana! Ci siete andati giù duri! Ora capisco cos’erano quelle colonne di fumo che venivano dal mare. Nessuno di noi ha avuto il coraggio di andare a vedere. E forse, per noi, è stato un bene.

Spero che ci sia ancora qualcuno di voi che possa leggere questo che sto scrivendo.

Noi siamo stati barricati in casa fino ad adesso. Le provviste del condominio ci bastavano. Ora, però, c’è toccato cambiare regime.

Prima che tutta questa cosa partisse, questa infezione dico, in casa tenevamo un cestino dell’umido. Il Bardo l’aveva soprannominato il Regno del Marcio, perché lo svuotavamo di rado. Una volta io e l’Uomo Lupo abbiamo atteso troppo a buttarlo, e quello stato nazione ha fatto tempo a diventare un impero coloniale. Abbiamo intanfato tutto l’appartamento di schifo, e nel portarlo fuori abbiamo impestato pure la tromba delle scale. Ci toccò gonfiare l’aria di Oust al muschio verde. Seppe per due giorni da muschio marcio.

Vi voglio spiegare com’è la situazione per le strade della Terraferma.

Praticamente tu esci e non sai se torni. Di quelle cose ce ne sono ancora troppe, e non troppo pericolose, ma ti saltano fuori da dovunque. Da dietro il culo, da sotto il naso… Non riesco a capire se sia il rumore o l’odore ad attrarli. A volte ho paura di scoreggiare per strada. Temo che abbiano tipo quei sensori che hanno i gatti, che sanno se c’è qualcuno in zona anche a due chilometri di distanza.

Sì, alla fine abbiamo trovato il coraggio – non che avessimo molta scelta – di uscire dal condominio. Abbiamo recuperato due coltellazzi dai nostri dirimpettai.

L’idea era quella di raggiungere Le Barche, il centro commerciale in piazza.

Io e il Bardo abbiam preso, ci siam vestiti comodi e pesanti, e siam partiti. Il nostro quartiere sembra relativamente a posto. Abbiamo dovuto nasconderci da qualche cinese inzombito che usciva dal mercatone in Viale, ma niente più. Ad attaccarli non mi fido. Ché non mi sputino la loro merda addosso.

Poche volte ho visto una città in queste condizioni. L’ultima a Roma, il 15 ottobre scorso.

Siamo arrivati in Piazza Barche, ma prima di entrare abbiamo deciso di perlustrare le vie attorno. L’ultima cosa che volevamo era restare bloccati là dentro.

Corso del Popolo è come il Vietnam (non che io ci sia mai stato, è solo l’idea che mi son fatto dai film). Il silenzio surreale, gli edifici devastati, e quel crescente respiro ansioso del mio compagno mi facevan sbarellare.

Siamo tornati in piazza. Le porte de Le Barche erano ancora aperte. Obiettivo PAM. Piano sotterraneo. Scale mobili bloccate… poco male. Non avevamo fatto i conti con una cosa. Un supermercato lasciato a sé stesso per tre mesi, ricco di alimentari e prodotti da frigo, be’: PUZZA. Puzza di morte. Puzza da far schifo. Da far fare i cani. Per poco non mi vomitavo addosso. Io e il Bardo scappammo di sopra. Non vi trascrivo i bestemmioni, nella nostra situazione è meglio non insistere sulle inimicizie.

Eh vaffanculo! Quella roba ci serviva. Cibo, birra, vino, cicchetti, pasta, riso e sigarette, tante sigarette. Ci serviva qualcosa per ammazzare quei maledetti parassiti, vermi o topi che fossero.

Nessuna soluzione, o almeno una sì: tapparsi naso e bocca e provocare un incendio controllato. Ve la faccio breve: siamo tornati giù e abbiamo requisito qualsiasi cosa infiammabile: dall’alcool alle bombolette di deodoranti. Meno male che le trovi entrando dalle casse in uscita, lontani da frutta e verdura.

Non ci avrei mai creduto. Frigoriferi e banchi del pesce: ormai zombi pure loro.

Dov’era finita la nostra abbondanza?

Tre mesi di inattività, e tutto il nostro benessere finito per essere nient’altro che un contorcersi di piccole larve.

Vermi necrofagi. Era questo il consumismo?

Abbiamo inzuppato tutta la roba morta di materiale da fuoco, e l’abbiamo fatta brillare. Io con l’accendino e il Bardo dietro con l’estintore. Cazzo, la puzza restava. Si tornerà il giorno dopo.

All’uscita. Nello stesso momento che agguantavo la maniglia, il Bardo mi prende il braccio.

«Saliamo alla Feltrinelli, rubiamo qualche libro!»

Avrebbe avuto senso, sei mesi fa. Un tempo pensare che leggere potesse portare un minimo di razionalità alla gente che incontravo. Farmi un’idea e proporla agli altri. Infatti detestavo quelle scritture autoreferenziali, su cui non puoi dire nulla se non di come sia scritta una roba ingoiata e digerita dalla notte dei tempi fin’ora.

Eppure, deluso dalla cattiva spedizione, mi son fatto convincere.

Ci siamo lanciati all’ultimo piano, guardandoci il culo. Il centro commerciale era fortunatamente deserto. Forse perché, dai tempi d’inizio infezione, se la son filata tutti.

Al piano libreria, in mezzo a mucchi di libri lasciati in giro, ho trovato un plico. All’interno, delle fotocopie. L’ho aperto: Piccolo manuale di guerriglia urbana, Carlos Marighella. Qualcuno l’ha lasciato lì, forse nella speranza che qualcuno passasse. Immagino che da qui alla fine avrò un sacco di tempo libero. Riuscirò a ficcarmelo in testa.

Così di ritorno. Non che i nostri compagni siano stati tanto contenti, dato il nostro magro bottino, ma qualche regalino gliel’abbiamo pur fatto. Ora abbiamo un sacco da leggere e una sacco di musica da ascoltare. Di zombi, per ora, non ne ammazziamo, così c’accontentiamo d’ammazzare il tempo.

Ora, dopo aver valutato la situazione, ci siamo posti tre obiettivi: 1) Ripulire tutti i supermercati della città; 2) Trovare un negozio d’armi; 3) Una volta imparato a sparare, ammazzare più zombi possibili. Non sarà breve, né facile, ma crediamo di essere più utili a noi e a voi qui, che altrove.

Ci siamo divisi i compiti. Io mi occupo delle comunicazioni, l’Uomo Sugo della cucina, l’Indio dell’ordine in casa dando una mano all’Uomo Lupo a tenere in sicurezza le barricate. Infine il Bardo, l’unico che ne sappia un po’ di elettronica, si preoccupa della manutenzione della corrente elettrica e degli altri elettrodomestici. A turno poi, a due a due, ci si alternerà per le spedizioni all’Esterno.

Comunque, ve lo devo dire. In città, qui per strada, l’aria è cambiata del tutto. C’è un maledetto odore di roba chimica. Ve lo dico solo adesso, perché ormai c’abbiamo fatto il callo. Spero non venga da Marghera, come ho letto in un vostro vecchio post. Sopravvivere agli zombi e morire per un cancro di merda… beh, sarebbe il colmo.

Fine degli aggiornamenti. Dalla Terraferma tutto apposto.

F. “Moretto”

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