ZomBar: from dusk till dawn

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28 giugno 2012 di thesurvivaldiaries

Il caporale che è comparso come per magia nello spazio interplanetario situato tra i miei alluci che inforcano le infradito in fondo alla branda sulla quale mi stavo rilassando, dopo avermi accompagnato in un dedalo di corridoi, mi apre la porta dell’ufficio del capitano Berton e mi fa cenno di entrare. Mi sa che butta male …
“Prego si accomodi sulla sedia” mi dice il capitano enfatizzando l’invito con un gesto della mano che sembra la portiera di un Uaz attaccata ad un energumeno di due metri per centoventi chili di muscoli guizzanti stretti in una divisa operativa con foulard rosso al collo.
“Buongiorno, sarò breve, non voglio rubarLe troppo tempo. Mi hanno riferito che Lei ha esperienza nel settore della ristorazione e che non ha ancora avuto un assegnazione …” mentre il capitano Berton mi parla mi si stringe il culo e già mi immagino come possa andare a finire, ogni volta che un colloquio ha questo preambolo finisco a pulire i cessi e lavare pentole, è già successo varie volte e non serve essere il mago Othelma per azzeccare la previsione.
“Abbiamo bisogno di qualcuno in gamba che tenga in vita il bar del circolo, Lei potrebbe essere la persona giusta. I ragazzi hanno bisogno di un pochino di vita dopo il lavoro. Vedrà che si divertirà parecchio. Accetta l’assegnazione ?” il sorriso allargato sul volto quarantadue pollici sedici noni del capitano sembra sincero, la erre rotolante della cadenza mestrina mi confonde l’audio ed ancor prima di averci pensato per capire se c’è una contropartita mi sfugge un “Accetto volentieri !”. Ho fatto bingo.
“Bene, bene ! Il caporale fuori dalla porta l’accompagnerà al circolo e Le spiegherà tutto. Per qualsiasi problema chieda di me. Buona giornata. Grazie.”
Tre volte grazie. Grazie, Graziella e grazie al cazzo !

Ora sono il Signore incontrastato ed indiscusso sovrano di tutti gli ubriaconi professionisti che portano una divisa sulla libera isola di Venezia. Anche quelli senza divisa, che hanno libero accesso alla zona militarizzata, mi hanno eletto a loro Sensei. Chiamatemi Bacco senza modestia.
Da tre giorni ho preso possesso del bancone del bar del circolo. La Barriera sta tenendo e la tensione sta calando. E io dispenso buoni consigli sotto forma di bicchieri colmi di scacciapensieri. La dispensa è molto ben fornita e davanti al bancone c’è una fila di sgabelli in legno per assistere allo show che non si ferma mai.
Non ci ho messo molto ad ambientarmi, le regole di base le conosco bene, alla fine della serata l’unico autorizzato a deambulare è il barista, tutti gli altri sono obbligatoriamente divelti.
Tutti i giorni alle diciotto inizio il mio servizio allo ZomBar, mi piace chiamarlo così.
Ogni ora suono un rintocco della campana di un vecchio vascello che è appesa sopra il bancone e tutti quelli che sono appollaiati sugli sgabelli vincono un Wiskhy sour. Lo shaker da litro ne sforna dodici al colpo, dieci per sgabelli e due al barista che se li merita di sicuro.
Ogni tre birre medie si vince uno short di bourbon in omaggio, le quattro rose che parlano d’America non deludono mai e ne ho una trentina di cassa da smaltire.
L’happy hour dura ventiquattrore al giorno.
C’è sempre un gran movimento allo ZomBar, la sera per l’aperitivo mettiamo fuori i cicchetti e riprende vita il rito dei bacari, a Venezia il giro dei bacari è quasi una scienza precisa. Un ombra, un cicchetto, un ombra e un cicchetto, alla via così.
Qui si possono passare delle ore in buona compagnia, tra una birra e l’altra c’è una spalla per tutti, la mia. Potete raccontarmi tutto, anche i vostri più reconditi segreti tanto la mattina non mi ricordo assolutamente nulla. Quando torno in branda a fine turno metto il cervello dentro un catino di ottima grappa di contrabbando preparata su un isolotto vicino che tengo sul comodino. Per me questo è il segreto professionale.
Il barista è il migliore amico dell’uomo.
Vi aspetto tutti allo ZomBar !
Michele, lo psicologo dei poveri …

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