Vicinato

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30 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

[Special guest: Massimo Zammataro]

Padova, zona Portello. Giorno ics-esimo dalla Resurrezione dei Morti.

Salve, a chiunque mi leggerà, se mai qualcuno sarà rimasto per leggere.
Il mio nome è Massimo, ma tutti – prima della pandemia – mi chiamavano Zac. Potete farlo anche
voi.
Insieme a me c’è Chiara, mia moglie.
Questa casa è una prigione.
Sbarre alle finestre. Tapparelle abbassate. Porta blindata. Il resto degli appartamenti è vuoto: erano
occupati da studenti fuori sede che, al momento dell’out-break, o erano al loro paese, o ci sono
tornati (o almeno ci hanno provato…).
Nelle case dell’isolato ci sono altri sopravvissuti. Nel campo da calcio in Vicolo San Massimo, di
fianco a casa nostra, si è asserragliato un folto gruppo di persone arrivate non so da dove. Uomini,
donne, bambini. Hanno tende e mezzi. La luce (che ancora funziona) gliela forniscono i fari di
illuminazione. Noi non ci siamo andati. Secondo me, in caso di attacco, il campo sportivo si
rivelerebbe un fatidico cul-de-sac.
Una comunità di rumeni ha colonizzato la palazzina di fronte alla nostra. Hanno creato un fortino.
Loro hanno le armi, con le quali fanno saltare quelle “teste morte” che si avventurano in questi
paraggi.

È incredibile, ma anche in situazioni come quella che stiamo vivendo, non c’è alcuna integrazione
tra i gruppi…

Io e Chiara, invece, siamo soli nell’edificio. Le uniche nostre armi sono la mia mazza da baseball
(The Pacemaker) e un paletto di ferro sradicato sotto casa.
Abbiamo fatto scorta di cibo e acqua saccheggiando prima gli appartamenti e poi i negozi di
alimentari ed i bar qui intorno, raccogliendo quanto era rimasto.
Di volta in volta, l’operazione si rivela più difficile. Dobbiamo allontanarci sempre di più dal
rifugio per recuperare sempre meno scorte.
Ci muoviamo di giorno con la mia Vespa, è un mezzo più agile per aggirare gli ostacoli
rappresentati dalle auto abbandonate, dai cassonetti bruciati e dai corpi – almeno quelli che non si
sono (ancora ?) rialzati – ma ci costringe a più viaggi.

Le “cose vive”, invece, sono ovunque. Le senti, anche se non le vedi. Loro sono là.
La zona di Via Tiepolo è circondata. Da un lato il polo ospedaliero e l’obitorio (che fortuna, eh?),
dall’altro gli istituti universitari.
I militari, o chi per essi, non sono riusciti a contenere l’orda all’interno di quelle zone.

Ultimamente, dalla terrazza all’ultimo piano, ho visto i rumeni parlamentare ed uscire a studiare
la topografia della zona: credo vogliano tentare di sbarrare i tre accessi a Via Tiepolo. Ho la
spiacevole sensazione che questo non porterà nulla di buono. Ho detto a Chiara che dobbiamo
tenerci pronti…

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One thought on “Vicinato

  1. Luigi del santo (muto) scrive:

    Tua moglie ha ragione a volersene andare… Io sto con circa 50 persone ed i fenomeni di “dispotismo” già ci sono. Non oso pensare cosa accadrebbe se avessimo delle armi da fuoco…

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