Kit del suicidio

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7 maggio 2012 di thesurvivaldiaries

Due giorni senza connessione. Sparare sulla Croce Rossa. Mi sono fusa col divano e il divano mi ha mangiato. E ho finito il Lormetazepan. Ho letto un vecchio Focus che avevo a casa, per distrarmi. Nel vecchio Focus c’era un articolo sulle formiche zombizzate dai funghi. Mesi fa la tv, tra le altre cose, ha parlato dei pazienti zero e del loro contagio probabilmente derivato da una droga sintetica devastante. In effetti, se dovessi scegliere, preferirei essere contagiata da un fungo piuttosto che da un cazzo di bimbominkia sbomballato da merda da discoteca. Tant’è.
Ho letto le vostre storie e mi sono sentita meglio. Che volete farci, sapere che lì fuori c’è qualche stronzo nelle mie stesse condizioni mi fa stare bene. Non so, penso di aver avuto un cedimento strutturale, da queste parti. Ma ora mi riprendo. Mi riprendo. Cazzo.

Ho cercato di uppare il video oggi, non ci sono riuscita. Allora ho fatto una foto. Questo è il kit del suicidio con cui partirò.

Quello giallo è un braccio di manichino. Ho messo un laccio sul polso così non mi scivola. Un bel martello dell’Ikea, me lo infilerò dentro le mutande, per incontri ravvicinati che non ho intenzione di affrontare. E poi il machete, che ho aggiustato. Si era rotto appena sotto l’impugnatura. Ci ho messo litri di Attack, non so se reggerà. Ma penso che lo scoprirò presto. E infine un bel coltello da verdura. Con quello posso creare una julienne che levati. E farmi ammazzare. Se erano formiche, avevo anche lo spary anti-insetti. Ma quel cane di Nostro Signore ha deciso che era più fico scegliere umani putrefatti. Ho ucciso un uomo, qualche giorno fa. Con una velocità e una semplicità che non pensavo di provare. Domani lo farò ancora, e ancora, e ancora. Alla fine devo accettarlo, è questa la vita che ho adesso. Sbudellare ex-uomini per non diventare una ex-donna. Con me ho molto cibo, forse più del necessario. E acqua.

Michele, sarò davanti a Ricordi, in centro, martedì alle 12 in punto. Aspetterò dieci minuti e poi partirò. Con o senza di te. Anche se spero con. Partiremo da lì puntando verso corso Milano e il cavalcavia di Chiesanuova. Ci dirigeremo verso la Caserma Romagnoli, è lei quella ancora sicura ed attiva. Porta cibo e acqua, e qualsiasi arma tu abbia a disposizione.

A tutti gli altri: frantumate il cranio a quei figli di puttana. E che la schifosissima forza sia con voi.

EDIT

Sono uscita a sistemare un po’ di tavole (che poi sono le porticine della mia credenza) a rinforzo delle finestre. Machete a tracolla e chiodi in bocca per fissarle. Sto martellando, guardandomi continuamente attorno. E’ successo in un secondo. Per quale motivo questi stronzi non fanno rumore? E’ giovane, incazzata a morte, con una bava rossastra che le cola dagli angoli della bocca, le mani incrostate di sangue. Mi prende per i capelli, peggio di una lotta nel fango. Mi si lancia addosso. Sbatte la testa sull’asfalto ma non gliene frega niente. Puzza tremendamente. La sollevo con facilità e la ribalto di schiena. Corro verso la porta di casa. Lei riesce a infilare un braccio prima che possa chiudere completamente la porta. Comincio a sbattere, piagnucolando come una ragazzina. La carne si spappola, si sfilaccia, lei grugnisce e sbatte ancora la testa contro il vetro della porta. Con un colpo ben assestato chiudo la porta completamente. Schizzi di sangue marrone contro il muro. La fisso attraverso il vetro smerigliato. E’ ancora lì, a mugolare. Ad aspettare. Non ci voleva. Però c’è una cosa positiva. Quella stronza non potrà più allacciarsi le scarpe da sola. Ho qui la sua mano.

Vado a farmi una doccia e a piangere un po’. Non ne uscirò mai viva.

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